martedì 9 ottobre 2012

Modifica pensioni, 58 anni e 37 di contributi fino al 2017: la Fornero non vuole


da: Lettera 43 

Pensioni, Fornero è sola
Proposta dei partiti per anticipare l'età d'uscita

La riforma delle pensioni non si tocca. Per lo meno non alle condizioni richieste dai partiti della maggioranza.
Popolo della libertà (Pdl), Unione di centro (Udc) e Partito democratico (Pd) hanno presentato un disegno di legge, condiviso anche dalle opposizioni, con l'obiettivo di introdurre una serie di scalini e consentire ai lavoratori di 58 anni di andare in pensione con 35 anni di contributi fino al 2017.
Secco il 'no' del  ministro del Welfare Elsa Fornero che, in una lettera inviata ai partiti, ha spiegato: «Occorre fare ogni sforzo per evitare anche il solo rischio di adottare misure che, se non adeguatamente comprese anche in sede internazionale, potrebbero avere l'effetto di compromettere gli sforzi di stabilizzazione finanziaria fin qui profusi dal governo e dal parlamento».
MANCA LA COPERTURA. Parole che lasciano intravedere, limpida, l'intenzione del governo di bocciare la proposta dei partiti. Il problema principale sembra essere la copertura: «E allora il governo ne trovi un'altra», ha tuonato l'ex ministro Cesare Damiano, primo firmatario della proposta dei partiti. «Se la copertura dei 5 miliardi non ci fosse sarebbe molto grave. C'è la spending review, c'è la legge di stabilità, questi soldi non devono essere destinati solo a una diminuzione del debito, ma anche per correggere l'errore fatto».
«NESSUNO SCIOPERO GENERALE». Ma Fornero, che non ha alcuna intenzione di cedere, ha rivendicato i risultati ottenuti dal suo lavoro: «La riforma delle pensioni
è stata dura ma non ha generato uno sciopero generale», ha affermato il ministro del Welfare all'università Bocconi, spiegando che «i sindacati sono stati scontenti, ma l'hanno sostanzialmente accettata. Fornero ha poi aggiunto che «è stata una riforma fatta senza asservimenti alle ragioni dei vincoli finanziari».
Poi il ministro si è recata alla sede del Corriere della Sera, dove ha partecipato a una tavola rotonda: «Forse il Paese era pronto ad accettare i sacrifici».
«RIFORMA NECESSARIA». Una riforma che, secondo Fornero stessa «non è né una richiesta dell'Europa né dei mercati, ma una esigenza perché il sistema non crolli».
Il ministro ha poi ricordato come questa operazione di «riequilibrio generazionale più grande degli ultimi decenni in Italia» è venuta dopo momenti di esitazione «durati un ventennio».
«Fino al 1992 si è sempre allargato la cerchia dei diritti, da lì in poi si è parlato di riforme, ma in modo timido fino a quella del governo tecnico», ha spiegato.

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