mercoledì 27 febbraio 2019

Jane Austen: Emma / 2



George Knightley poteva litigare con Emma, ma Emma non poteva litigare con se stessa. Era così irritato che fece passare un tempo più lungo del solito prima di tornare a Hartfield; e quando si rividero, certi suoi gravi sguardi rivelavano che non l’aveva ancora perdonata. Lei se ne dispiaceva, ma non intendeva pentirsi. Al contrario, i suoi piani e gli atti conseguenti erano sempre più suffragati dai piacevoli risultati che si manifestarono nei giorni immediatamente successivi.
Il ritratto, elegantemente incorniciato, arrivò sano e salvo a destinazione subito dopo il ritorno di Elton e, non appena fu appeso sul caminetto del soggiorno, egli si alzò per guardarlo e mormorò, proprio come doveva, le sue mezze frasi di ammirazione; e per quel che riguarda i sentimenti di Harriet, stavano prendendo visibilmente la forma di un innamoramento forte e solido quanto la sua età e la sua ragione potevano permettere. Emma potè dirsi presto soddisfatta del fatto che Robin Martin veniva ricordato solo in opposizione a Elton, in un paragone che andava tutto a vantaggio del secondo.
Il progetto di educare la mente della sua giovane amica, con grande attività di letture e conversazioni, non era andato per ora molto più avanti di qualche primo capitolo e della buona intenzione di proseguire il giorno dopo. Era molto più facile chiacchierare che studiare,

martedì 26 febbraio 2019

Matteo Salvini, chi l'avrebbe detto che l’incontro della vita (politica) sarebbe stato il Di Maio...



Se a Matteo Salvini gli avessero detto: farai presto l’incontro della tua vita (politica), non avrai migliore alleato, sodale, compagno di merende di Luigi Di Maio, si sarebbe fatto una grassa risata.
Come si poteva credere che Luigino, dal 4 marzo 2018, potesse diventare il miglior alleato, il partner più comodo e sicuro per un leghista di lungo corso.

Così è stato. Così è.
E, quindi, Matteo Salvini si tiene stretto l’alleato, il sodale, il compagnuccio di merende Luigino Di Maio. Il “cuginetto” che lo guarda estasiato, che lo rincorre.
Non ha nessuna intenzione di mollarlo. Si può cambiare la fidanzata (volente o nolente) ma il partner Di Maio, no.

Quando mai a Matteo gli ricapiterà un colpo di culo come quello di trovare un Luigino Di Maio. Che non si limita a tirargli la volata. Gli fa la corsa. Risparmiandogli fatica, sudore, lacrime.

Egitto, il sistema che ha sbranato Regeni è ancora vivo. Ma all’Italia non interessa



da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Guido Rampoldi

La pantomima solita, se non fosse stato per il contesto. Ripetitiva quanto un rituale. Quando esponenti del governo italiano, in questo caso il premier Conte, incontrano l’egiziano al Sisi, ufficialmente si parla soprattutto delle indagini sull’assassinio di Giulio Regeni. Posto questo schermo, dietro si discutono temi attinenti l’interesse nazionale: quel che combina in Libia il protetto del Cairo, il generale Haftar; sviluppi nella geopolitica del gas; investimenti di comune interesse; il correspettivo che al Sisi si attende da Roma. Segue comunicato della parte italiana in cui si cita unicamente Regeni, e sempre nello stesso modo: su nostra pressante richiesta il presidente al Sisi ha assicurato il suo impegno perché giustizia sia fatta. Col che si affermano due falsità, dato che a) tutti gli sforzi compiuti finora dal regime sono stati diretti a occultare e confondere; e b) anche per questo pare assai improbabile che al Sisi sia estraneo all’omicidio. Chi ricorderà all’opinione pubblica queste elementari verità? Non il Pd, figuriamoci: con quel che diceva Renzi di al Sisi, “salvezza del Mediterraneo”, non osa. La stampa? Qualcuno. I tg? Escluso.

Beninteso, quando è in gioco l’interesse nazionale mentire è lecito e nessun governo si tira indietro. Però c’è modo e modo. Anche Macron difende l’interesse nazionale, eccome: ma a fine gennaio, incontrando al Sisi al Cairo, gli aveva consegnato una lista delle violazioni di diritti umani commesse dal regime. Conte neppure ha sfiorato l’argomento. Eppure

lunedì 25 febbraio 2019

Vaticano, ‘Incontro per la protezione dei minori nella Chiesa’: chiarezza e concretezza nella relazione della giornalista Valentina Alazraki

3a Relazione - Comunicazione: per tutte le persone
di Valentina Alazraki

Introduzione
Buon pomeriggio a tutti, Santità, Eminenze, Eccellenze, Padre Lombardi. Non leggerò l’introduzione iniziale perché padre Lombardi mi ha già presentato, per cui non mi sentirete ripeterlo.
Mi hanno invitato a parlarvi della comunicazione e, in particolare, di come una comunicazione trasparente sia indispensabile per combattere gli abusi sessuali sui minori da parte di uomini della Chiesa.
Ad un primo sguardo, c’è poco in comune tra voi ed io, voi, vescovi e cardinali, e me, una donna laica, senza incarichi nella Chiesa, e per di più giornalista; suppongo questo non aiuti. Eppure condividiamo qualcosa di molto forte: tutti abbiamo una madre, tutti siamo qui perché un giorno una donna ci ha generati. Rispetto a voi, io ho forse un privilegio in più: sono prima di tutto una mamma.
Non mi sento quindi solo rappresentante dei giornalisti, ma anche delle mamme, delle famiglie, della società civile. Desidero condividere con voi le mie esperienze, il mio vissuto e – se me lo permetterete – aggiungere alcuni consigli pratici.

Il mio punto di partenza, la maternità
Mi piacerebbe partire proprio da questo, dalla maternità per sviluppare il tema che mi avete affidato, vale a dire: come la Chiesa dovrebbe comunicare sul tema degli abusi.
Dubito che qualcuno in quest’aula non pensi che la Chiesa sia, prima di tutto, madre. Molti di noi qui presenti abbiamo o abbiamo avuto un fratello o una sorella. Ricordiamo che le nostre madri, pur amandoci tutti allo stesso modo, si dedicavano specialmente ai figli più fragili, più deboli, a quelli che magari non sapevano procedere con le proprie gambe nella vita e avevano bisogno di una piccola spinta.  
Per una madre non ci sono figli di prima o seconda classe: ci sono figli più forti e figli più vulnerabili. Lo dico come mamma.
Neanche per la Chiesa ci sono – o avrebbero potuto esserci - figli di prima o seconda classe.

Oscar 2019: tutti i vincitori

Rami Malek, Olivia Colman, Regina King e Mahershala Ali con i loro premi Oscar (Frazer Harrison/Getty Images)

Miglior film
Green Book, Peter Farrely.

Miglior regia
Alfonso Cuarn, Roma

Miglior attore protagonista
Rami Malek, Bohemian Rhapsody

Miglior attrice protagonista
Olivia Colman, La Favorità

Miglior attrice non protagonista
Regina King Se la strada potesse parlare

Miglior attore non protagonista
Mahershala Ali, Green Book

Miglior scenografia
Hannah Beachler e Bay Hard, Black Panther

Miglior fotografia
Alfonso Cuaron, Roma

venerdì 22 febbraio 2019

Papa Francesco, Incontro ‘La protezione dei minori nella Chiesa’: Punti di riflessione



INCONTRO "LA PROTEZIONE DEI MINORI NELLA CHIESA"
[VATICANO, 21-24 FEBBRAIO 2019]

PUNTI DI RIFLESSIONE

1. Elaborare un vademecum pratico nel quale siano specificati i passi da compiere a cura dell’autorità in tutti i momenti-chiave dell’emergenza di un caso.
2. Dotarsi di strutture di ascolto, composte da persone preparate ed esperte, dove si esercita un primo discernimento dei casi delle presunte vittime.
3. Stabilire i criteri per il coinvolgimento diretto del Vescovo o del Superiore Religioso.
4. Attuare procedure condivise per l’esame delle accuse, la protezione delle vittime e il diritto di difesa degli accusati.
5. Informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche.
6. Fare una revisione periodica dei protocolli e delle norme per salvaguardare un ambiente protetto per i minori in tutte le strutture pastorali; protocolli e norme basati sui principi della giustizia e della carità e che devono integrarsi perché l’azione della Chiesa anche in questo campo sia conforme alla sua missione.
7. Stabilire protocolli specifici per la gestione delle accuse contro i Vescovi.

M5S: Federico Pizzarotti elenca le regole e promesse tradite dal movimento



E con questa direi che le regole a cui non si deroga sono finite. Dopo che...
"*Attenzione post che induce ulcera*"😉

"Tutto in streaming": sparito lo streaming (fin dal meraviglioso incontro in luogo segreto con Casaleggio padre che andò a prenderli in autobus privato per portarli chissà dove senza streaming, dopo l'elezione di Grasso presidente del Senato);

"Mai alleanze con i partiti" (con specifica menzione alla Lega): non c'è bisogno di spiegazioni;

"Tutti gli stipendi e le restituzioni rendicontati": appena li scoprono che non sanno manco controllare dei bonifici fanno sparire tutta la rendicontazione, così ora chiunque può tenere tranquillamente tutto lo stipendio;

"Qualsiasi carica nel M5S sarà elettiva": presidente non eletto, segretario non eletto, tesoriere non eletto, membri del direttorio non eletti, portavoce non eletti, responsabili comunicazione non eletti;

"Candidati scelti dalla base": è durata finché quelli scelti dalla base sono andati bene alla dirigenza, dopodiché sostituiti d'ufficio;

"Mai in televisione": è durata finché non ha fatto comodo andare in televisione (ma sempre e solo quando possono andare senza contraddittorio, altrimenti non sanno ribattere);

Formigoni, condanna definitiva a 5 anni e 10 mesi: nel carcere di Bollate (per ora…)



Formigoni condannato definitivamente a 5 anni e 10 mesi, andrà in carcere

Condanna definitiva a 5 anni e 10 mesi per l'ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, accusato di corruzione nell'ambito della vicenda dei presunti fondi neri della fondazione Maugeri. Lo ha deciso la Cassazione, dopo oltre 4 ore di camera di consiglio. Ora la decisione della Suprema Corte sarà trasmessa alla procura generale di Milano per l'esecuzione della pena: Formigoni dovrà andare in carcere. 

La condanna definitiva per Formigoni è più bassa rispetto a quella inflittagli in appello - 7 anni e 6 mesi - perché è stato dichiarato prescritto il capo di imputazione di corruzione relativo al crac del San Raffaele.

La Suprema Corte ha rigettato anche i ricorsi dell'ex direttore amministrativo della Maugeri, Costantino Passerino (condannato in appello a 7 anni e 7 mesi), dell'imprenditore Carlo Farina (3 anni e 4 mesi) ed ha dichiarato inammissibile quello di Carla Vites, moglie dell'ex assessore Antonio Simone, che chiedeva di essere prosciolta con una formula più favorevole rispetto a quella pronunciata nei gradi di merito.

Tricarico: Io sono Francesco

Tricarico: Vita tranquilla


giovedì 21 febbraio 2019

Banche, diamanti: il sistema dei regali per ‘stimolare’ le vendite



Il sistema di regali dalle società di diamanti alle banche
Soggiorni in alberghi, oggetti di archeologia, donazioni, premi per i funzionari che piazzavano più pietre: secondo i pm, i benefit ai dirigenti degli istituti erano un modo per stimolare le vendite di preziosi.
di Andrea Prada Bianchi

Continuano a emergere particolari sulla presunta maxi truffa di diamanti dal valore gonfiato su cui sta indagando la Procura di Milano. Sotto la lente dei magistrati, i collegamenti tra le società che vendevano diamanti (la Idb e la Dpi) e le banche che offrivano ai loro clienti i preziosi. Secondo il decreto di sequestro preventivo eseguito firmato dal Gip Natalia Imarisio, sia la Idb che la Dpi offrivano regali ai manager delle banche per stringere il più possibile i rapporti. I «benefit personali riconosciuti ai dirigenti più alti», sostengono i pm, erano per le banche uno dei principali incentivi a dedicarsi alla vendita dei diamanti.

L'IDB E I REGALI AI VERTICI BPM E UNICREDIT
La Idb, in particolare, avrebbe fatto «una serie di regali ai vertici del Banco Bpm e di Unicredit», nonostante «negli accordi si prevedesse espressamente» che nessun dipendente della banca potesse riceverli. E in particolare il dg del Banco Bpm, Maurizio Faroni, avrebbe ricevuto anche «regali archeologici», ossia «oggetti di archeologia». Gli investigatori hanno quantificato in circa 99 mila euro i regali che «la società ha fatto ai vertici delle banche»,

Decreto Dignità: boom di contratti a tempo indeterminato



Il decreto dignità di Di Maio funziona (per il momento): boom di contratti a tempo indeterminato
di Giuliano Balestreri

L’economia crolla a picco insieme ai dati su ordinativi e fatturato dell’Industria, ma il governo può issare la sua bandiera sui dati del lavoro: a novembre e dicembre – da quando cioè il decreto dignità è in pieno vigore – sono crollate le assunzioni e termine e in somministrazione, mentre sono letteralmente esplose le conversioni verso i contratti a tempo indeterminato. E’ quanto emerge dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps per l’intero 2018.

“Il tempo ci dirà se si tratta di una tantum o di un trend, ma per il momento questo era l’obiettivo del governo” dice Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione Adapt (associazione per gli studi sul diritto del lavoro fondata da Marco Biagi) che poi aggiunge: “La situazione economica lascia presagire che la domanda di lavoro si contrarrà nei prossimi mesi, ma molto dipenderà da come reagiranno le imprese. Di certo il decreto dignità ha stretto molto sulla flessibilità per i tempi determinati”. Un buon compromesso, secondo Seghezzi, sarebbe quello di togliere la causale per i contratti a termine oltre i 12 mesi mantenendo il limite a 24: “Un tempo ragionevole per capire se il lavoratore è l’azienda possono continuare il loro rapporto”.

Nel frattempo, però, il ministro del Lavoro può rivendicare i primi risultati positivi. Nel 2018,

mercoledì 20 febbraio 2019

Jane Austen: Emma / 1




Emma Woodhouse, attraente, intelligente e ricca, casa accogliente e buon carattere, sembrava riunire in sé alcune delle benedizioni che la vita può offrire; era al mondo da quasi ventun anni e ben poco l’aveva ferita e turbata.
Era la minore delle due figlie di un padre affettuosissimo e indulgente e, grazie al matrimonio della sorella, si era ritrovata padrona di casa a un’età decisamente precoce. Sua madre era morta da molto tempo, sicché non ne serbava più che un confuso ricordo di carezze, e il suo posto era stato preso da una governante, donna eccellente, che si era dimostrata nell’affetto vicinissima a una vera mamma.
Sedici anni era stata la signorina Taylor presso la famiglia Woodhouse, più come amica che come governante, affezionatissima a tutte e due le ragazze, ma a Emma in modo particolare. Fra loro si era creata l’intimità di due sorelle. Anche prima di interrompere il nominale impiego di governante, la dolcezza del suo temperamento aveva reso impossibile alla Taylor qualsiasi rigida imposizione; e quando persino quel briciolo d’autorità era diventata acqua passata, le due donne avevano finito col vivere una accanto all’altra, da amiche, scambiandosi un reciproco grande affetto, con Emma che poteva fare tutto ciò che voleva.

martedì 19 febbraio 2019

Nave Diciotti: la Giunta del Senato respinge l’autorizzazione a procedere per Salvini, Matteo e Luigi sempre più ‘uniti’



Il “cuginetto” di Matteo Salvini, tale Luigi Di Maio, può continuare a stare attaccato al sedere del suo mito Matteo.

La Giunta per le Immunità del Senato ha respinto la richiesta del Tribunale dei ministri di Catania di poter processare il ministro dell'Interno Matteo Salvini con l'accusa di "sequestro di persona aggravato" per non aver fatto sbarcare per 5 giorni 177 migranti dalla nave Diciotti.

A favore della proposta di dire “no” all’autorizzazione a procedere sono stati in 16 mentre 6 hanno votato contro. Sì, il voto era al contrario: “no” a procedere o “sì” a procedere. Come il quesito farlocco sulla piattaforma Rosseau per gli iscritti del M5S.

Il “cuginetto” Di Maio stia attento. A stare troppo attaccati al culo del “mitico” cugino Matteo rischia che una scoreggia lo faccia balzare a distanza abissale. Si sa, a volte i cugini più

sabato 16 febbraio 2019

Di Maio e i “gilet gialli”: di chi è la colpa del suo incontro con Christophe Chalençon…


Il “cuginetto” di Salvini, tale Luigi Di Maio, nei giorni scorsi ne ha combinata una delle sue.
In cerca di alleanze (?!) per le elezioni europee, ha incontrato i “gilet gialli” francesi tra cui c’era Christophe Chalençon. In un servizio mostrato da Piazzapulita il Chalençon ha esplicitamente detto che il movimento ha “dei paramilitari pronti a intervenire”.

Ovviamente, sia la stampa sia il PD si sono scatenati contro Di Maio.
Come è potuto succedere? Come è potuto succedere che il “cuginetto” di Salvini abbia fatto un così “brutto incontro”. Era consapevole che Chalençon facesse parte della fazione più estremista dei “gilet gialli” oppure ignora che il tipetto ha “vocazioni” militari?

Non sparate su Di Maio 🔨. Sicuramente sarà stato inconsapevole di chi fosse Christophe Chalençon. 
Non è mica colpa sua se Wikipedia non ha ancora una pagina web su Chaleçon

mercoledì 13 febbraio 2019

L’Europa ha già condannato a morte la Tav, ma in Italia non se n’è accorto nessuno


da: https://www.linkiesta.it/it/ - di Francesco Cancellato

Un’analisi della Corte dei conti europea dello scorso anno boccia senza appello il sistema dell'alta velocità europea, ritenuto inefficiente e costoso oltre misura. Quello stesso sistema nel quale dovrebbe rientrare la Tav Torino-Lione su cui ci stiamo scannando da vent’anni

“La rete ferroviaria ad alta velocità in Europa non è una realtà, bensì un sistema disomogeneo e inefficace”. E ancora: “Il processo decisionale non poggia su analisi costi-benefici affidabili”. E ancora: “Le linee ad alta velocità sono investimenti costosi, pertanto è fondamentale analizzare correttamente in anticipo tutti i principali costi e benefici prima di decidere se procedere o meno alla costruzione”. No, non sono parole di un Cinque Stelle piemontese, né di un rappresentante dei No Tav. Sono parole messe nero su bianco su un documento della Corte dei conti europea, l'istituzione dell'Unione europea preposta all'esame dei conti di tutte le entrate e le uscite dell'Unione e dei suoi vari organi, accertandone la sana gestione finanziaria. Che, in poche pagine, senza mai citare la Tav Torino-Lione, pone seri dubbi su tutto il sistema di alta velocità ferroviaria europea, definito inefficace e costoso oltre ogni ragionevolezza.

Nonostante dica che “la linea ferroviaria ad alta velocità è un modo di trasporto comodo, sicuro, flessibile ed ecosostenibile” la Corte dei conti europea afferma anche “che l’attuale piano a lungo termine dell’Ue non è sostenuto da un’analisi credibile, manca di un solido

martedì 12 febbraio 2019

La Porta Rossa 2: al via la seconda stagione, anticipazioni



La Porta Rossa 2, al via la seconda stagione: anticipazioni

 
Torna il commissario Cagliostro ed è sempre morto. Nuove indagini dopo il successo della prima stagione per La Porta Rossa capace di raggiungere una media di 3 milioni di telespettatori con il 13,4% di share. Su Rai 2 il 13 febbraio alle 21,20 i primi due nuovi episodi della seconda stagione.

Dodici puntate per sei prime serate e la regia di Carmine Elia. Protagonista sempre Lino Guanciale nei panni di Leonardo Cagliostro e Gabriella Pession ossia sua moglie Anna. Con loro torneranno molti dei personaggi ideati da Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi: ma già si parla di una terza stagione. I due creatori della serie nel spiegare il senso della nuova stagione hanno dichiarato: “Ne La Porta Rossa la morte non è raccontata come un momento di chiusura, ma come un’occasione di riflessione e di cambiamento. La fine non esiste, dice Cagliostro nella frase che conclude la prima stagione, ed è esattamente così: fino a che c’è una domanda in sospeso, un desiderio, un mistero, c’è una storia da raccontare. Cagliostro non oltrepassa la Porta Rossa, e si trova come noi vivi a dover gestire il tempo e le sue insidie. Il Commissario stavolta è rimasto per capire qualcosa di strano sul suo passato, ma vuole anche proteggere sua figlia, che rappresenta il suo futuro nel mondo”.

Nel cast, fra gli altri Antonio Gerardi, Valentina Romani (la giovane medium che riesce a

Sanremo 2019: Daniele Silvestri, Argentovivo


Daniele Silvestri ha scritto un pezzo splendido, potente. Non certo sanremese, non certo radiofonico. Non è solo uno dei brani migliori dei 69 Sanremo, è uno dei brani più belli da quando esiste la musica italiana.

Sanremo 2019: Simone Cristicchi, Abbi cura di me


Sanremo 2019: vincitore o vinto, operazioni commerciali…decisamente meglio Daniele Silvestri


Anzichè commentare due inquietanti parole di Ultimo: “ragazzo”, nel parlare del vincitore del Festival (è arrivato come un pò dispregiativo) e “popolo” (che caxxo ci azzecca, era il Festival, non il voto politico alle europee) preferisco postare i miei due preferiti: il superlativo Daniele Silvestri e Simone Cristicchi.

Ultimo ha fatto un album che mi piace ed è bene che torni a parlare con la musica. Imparasse come ci si relaziona con i “nemici” dal trio Il Volo.
Il milanese Mahmood – come Ultimo – è un buon prodotto commerciale. Non mi pare sia una meteora. Ha fatto un brano radiofonico. Come dire: in piena logica culturalmusicale occidentale.