mercoledì 30 dicembre 2020

I progetti con “anima” di Renzi, il ponte sullo Stretto: per caso c’entra il gruppo Webuild?!



da: Domani - di Giorgo Meletti

Perché Renzi è ossessionato dal ponte sullo stretto

Impegnato da settimane a giocare al gatto col topo con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – tenendoci in fremente attesa di sapere a chi toccherà la fine del sorcio – Matteo Renzi non perde mai occasione per ricordarci la sua ossessione: il ponte sullo stretto di Messina.

Due giorni fa, durante la conferenza stampa tesa a demolire il Recovery plan «senz’anima» del governo, non ha mancato di sottolineare qual è il progetto che gli sta più a cuore: «Poi c’è il tema del ponte sullo stretto, che non può stare sul piano perché ha un arco di tempo maggiore, ma che ha uno spazio di azione decisamente più agevole e più facile».

Il suo messaggio è sempre quello, da anni: i cantieri del ponte sono pronti a partire, basta “sbloccarli”. È un’affermazione del tutto insensata, ma tant’è, l’importante è la narrazione. Dietro la quale ci sono gli interessi del gruppo Webuild, ex Salini-Impregilo, ex Impregilo, il maggior gruppo italiano delle costruzioni. Webuild è capofila del consorzio Eurolink che 15 anni fa vinse la gara per la costruzione del ponte ma non è mai riuscito a farsi approvare un progetto. Alla fine il governo Monti, nel 2012, disse basta e chiuse la partita. Impregilo allora ha fatto causa, facendosi forte di un codicillo secondo cui avrebbe avuto diritto a un indennizzo stellare se il ponte non si fosse fatto, quale che ne fosse il motivo. La decisione di Mario Monti è stata impugnata in tribunale, con la richiesta di un risarcimento di 657 milioni.

Recovery Plan, senz’”anima”: non tutti quelli che l’hanno letto la pensano come Renzi

 


Non tutti la pensano come Matteo Renzi sul Recovery Plan, cioè che si tratti di un piano raffazzonato e “senz’anima”.

Mai visto in vita mia un piano progettuale, un masterplan, con l’anima. Ho visto masterplan ridicoli, cioè privi di logica funzionale, non innovativi, ho visto masterplan più aderenti alla realtà aziendale e al suo sviluppo. Ma “senz’anima” non vuol dire un beato organo sessuale maschile. Come questa continua cantilena “avere una visione”. Cioè? Qualcuno di questi amanti della “visione” può farci qualche esempio concreto o si tratta anche in questo caso di un’affermazione che non vuol dire un beato organo sessuale maschile?

Tra coloro che la pensano diversamente c’è Massimo Bordignon, attualmente professore ordinario di Scienza delle Finanze presso l’Università Cattolica di Milano. L’8 dicembre ha scritto un articolo sul sito https://www.lavoce.info/ che sicuramente il fanfarone pericoloso nonché sfascista Matteo Renzi conosce e visita frequentemente. Nell’articolo scrive tra l’altro quanto segue che riflette anche se solo parzialmente la mia prima impressione generale. Bordignon definisce alcune proposte vaghe, io direi: una sbrodolata di vuotezza. Ma ecco la valutazione di Bordignon:

“la lettura delle 125 pagine del Pnrr suscita due impressioni contrastanti. Primo, il Piano è ben fatto e coerente al proprio interno. Individua correttamente le molte

martedì 29 dicembre 2020

Le frasi di Osho: Renzi e i governi…

 

Patrick Zaki, nuova lettera dal carcere: “Sono qui perché difendo i diritti umani”. E invia gli auguri ai colleghi di Bologna

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

Il bigliettino consegnato alla famiglia nel corso dell'ultima visita è stato pubblicato dal profilo Facebook 'Patrick Libero'. Il giovane ha spiegato che durante ogni seduta in tribunale "il giudice fa le stesse domande e poi rinnova la sua detenzione, oltre al fatto che l'unica volta che l'accusa gli ha fatto vedere i presunti post su Facebook (per i quali è accusato, ndr) questi sono risultati essere di altre persone"

“Buon Natale a tutti i miei colleghi e sostenitori. Fate sapere che sono qui perché sono un difensore dei diritti umani”. Anche Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato lo scorso 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, ha voluto mandare il proprio messaggio di auguri ai suoi colleghi in Italia sfruttando l’ultima visita della famiglia. Lo ha fatto con un bigliettino in italiano: “Buon Natale a tutti i miei colleghi e sostenitori”, ha scritto inserendo sul foglio un “Bologna 2021”, quasi a fissare un appuntamento dopo la sua liberazione.

Nel corso della visita, riporta il profilo Facebook ‘Patrick Libero’ che fornisce aggiornamenti sulla situazione del giovane studente rinchiuso nel carcere di Tora, nella sezione Scorpion riservata ai prigionieri di coscienza e agli oppositori politici, l’attivista ha spiegato ai suoi genitori che il suo pensiero riguardante l’arresto è cambiato nel corso dei mesi. Inizialmente, ha detto, pensava che si trattasse di un errore che si sarebbe risolto dopo aver fornito spiegazioni. Ma adesso che si trova in carcere da quasi un anno, con i procuratori egiziani che continuano ad accusarlo di aver fomentato sui social i movimenti anti-regime, ha capito di essere stato punito per il suo lavoro: “Che sia chiaro che io sono qui perché sono un difensore dei diritti umani – ha specificato – e non per un qualsiasi altro motivo inventato”.

Milano, nevicata 28 dicembre 2020: a Giuseppe Sala e alla sua amministrazione (?!) glielo dico in milanese…

 


Premesso che: la pulizia dei marciapiedi spetta - in parte - ai condominii, il resto delle strade, dei marciapiedi, dev’essere pulito dal Comune.

La pulizia non è stata fatta. Se è stata fatta, lo hanno fatto all’ORGANO SESSUALE MASCHILE.

Nelle precedenti nevicate si vedevano girare mezzi per la pulizia, per spargere il sale, nonché spalatori che pulivano non solo le fermate dei mezzi pubblici ma anche i punti di attraversamento. La neve veniva raccolta e ammucchiata. E’ vero che i mucchi di neve rimanevano lì per mesi..ma almeno si poteva seguire un percorso pulito tra uscita dal proprio condominio, punti di attraversamento (che sono in discesa, ergo, più scivolosi).

Nulla di tutto questo è stato fatto ieri. Nulla di tutto questo sta avvendendo oggi. E a capodanno è prevista altra neve.

Pertanto: a Giuseppe Sala, alla sua amministrazione, a chi lo sponsorizza…rivolgo

Massimo Fini: Milano affoga in un po’ di neve; e poi pensano di gestire il Covid

 

Condivido, sottoscrivo parola per parola, punteggiatura inclusa, questo articolo di Massimo Fini. 

 

da: Il Fatto Quotidiano 

 


A Milano ieri ha nevicato. Oh bella. Vivo da 75 anni in questa città, vicinissima alle Prealpi, il mitico Resegone ricordato dal Manzoni, la Grigna, la Grignetta, ma non molto lontani sono il Cervino e il Rosa che nelle giornate in cui lo smog non ci tortura posso vedere nitidamente dalle mie finestre e so come tutti i miei concittadini che dai primi di Dicembre a metà Marzo può nevicare.

Per noi milanesi la neve è quindi un habitat abbastanza naturale e ce la siamo sempre cavata con disinvoltura. Solo nel 1985 la città si fermò per tre giorni, ma erano caduti tre metri, tre metri, di neve e non 20 centimetri come questa volta. E furono giornate molto belle perché, nell’emergenza, nelle difficoltà, i milanesi ritrovavano quella solidarietà – “Milan col cor in man” – che avevano già allora perso dall’epoca del primo dopoguerra (oggi siamo in un’altra emergenza, quella Covid, ma io non ho scambiato una sola parola con le due famiglie che sono mie vicine di pianerottolo).

Questa volta invece Milano s’è fatta sorprendere dalla nevicata. Eppure il meteo, che oggi è molto più preciso di quello dei tempi del colonnello Bernacca, da un paio di giorni aveva preavvertito che ci sarebbero state delle nevicate sulla Pianura Padana. A Parma, che è a un centinaio di chilometri da qui, si sono attrezzati per tempo e la vita, approfittando anche della zona arancione, è continuata come sempre.

lunedì 28 dicembre 2020

Milano, brutta notizia per i milanesi: Giuseppe Sala si ricandida

 


La brutta notizia per Milano non è che il covid circola ancora. E’ che Amleto Sala ha sciolto la prognosi..pardon: la riserva. Giuseppe Sala si ricandida a sindaco di Milano.

Il mio voto non l’avrà. Se mai avessi dei dubbi, mi basta vedere ogni giorno le strade piene di buche (sì, le buche non sono una prerogativa di Roma), l’assenza di manutenzione. Alcuni interventi fatti dalla sua amministrazione non erano prioritari. Solo specchietti per le allodole…

Per non parlare di stamani con la neve. Il piano di emergenza declamato dal quotidiano che lo sponsorizza: il Corriere della Sera, non si è visto. Come mai? Sala non sa che a Milano esistono le periferie. Lui è il sindaco della ZTL. 

Per me Giuseppe Sala è il peggior sindaco che abbia avuto Milano. Un sindaco inutile. E non aggiungo altro perché ho delle reminescenze del Codice Civile….

sabato 26 dicembre 2020

Il Vangelo di Papa Francesco: Matteo - L’annuncio del Regno

 


Il battesimo di Gesù – Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».  

3,13-17: Il Vangelo ci presenta la scena avvenuta presso il fiume Giordano: in mezzo alla folla penitente che avanza verso Giovanni il Battista per ricevere il battesimo c’è anche Gesù. Faceva la coda. Giovanni vorrebbe impedirglielo dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te» (v. 14). Il Battista infatti è consapevole della grande distanza che c’è tra lui e Gesù. Ma Gesù è venuto proprio per colmare la distanza tra l’uomo e Dio: se Egli è tutto dalla parte di Dio, è anche tutto dalla parte dell’uomo, e riunisce ciò che era diviso. Per questo chiede a Giovanni di battezzarlo, perché si adempia ogni giustizia (cfr. v. 15), cioè si realizzi il disegno del Padre che passa attraverso la via dell’obbedienza e della solidarietà con l’uomo fragile e peccatore, la via dell’umiltà e della piena vicinanza di Dio ai suoi figli.

giovedì 24 dicembre 2020

Il Vangelo di Papa Francesco: Matteo - Il Vangelo dell’Infanzia

 

Il Vangelo ufficiale commentato dal Santo Padre

1,18-25: Giuseppe e Maria vivevano a Nazaret; non abitavano ancora insieme, perché il matrimonio non era ancora compiuto. In quel frattempo, Maria, dopo aver accolto l’annuncio dell’Angelo, divenne incinta per opera dello Spirito Santo. Quando Giuseppe si accorge di questo fatto, ne rimane sconcertato. Il Vangelo non spiega quali fossero i suoi pensieri, ma ci dice l’essenziale: egli cerca di fare la volontà di Dio ed è pronto alla rinuncia più radicale. Invece di difendersi e di far valere i propri diritti, Giuseppe sceglie una soluzione che per lui rappresenta un enorme sacrificio. E il Vangelo dice: «Poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto» (v. 19).

Questa breve frase riassume un vero e proprio dramma interiore, se pensiamo all’amore che Giuseppe aveva per Maria! Ma, anche in una tale circostanza, Giuseppe intende fare la volontà di Dio e decide, sicuramente con gran dolore, di congedare Maria in segreto. Bisogna meditare su queste parole, per capire quale sia stata la prova che Giuseppe ha dovuto sostenere nei giorni che hanno preceduto la nascita di Gesù. Una prova simile a quella del sacrificio di Abramo, quando Dio gli chiese il figlio Isacco (cfr. Gen 22): rinunciare alla cosa più preziosa, alla persona più amata.

Ma, come nel caso di Abramo, il Signore interviene; ha trovato la fede che cercava e apre una via diversa, una via di amore e di felicità: «Giuseppe – gli dice – non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (v. 20).

Natale 2020: Auguri...

 


Papa Francesco: Natale…

 

dall’Angelus di domenica 20 dicembre 2020

“Il consumismo, fratelli e sorelle, ci ha sequestrato il Natale.

Il consumismo non è nella mangiatoia di Betlemme: lì c’è la realtà, la povertà, l’amore.

Prepariamo il cuore come ha fatto Maria: libero dal male, accogliente, pronto a ospitare Dio”.

 

mercoledì 23 dicembre 2020

Franco Battiato: testo, Inneres Auge

 


Come un branco di lupi

Che scende dagli altipiani ululando

O uno sciame di api

Accanite divoratrici di petali odoranti

Precipitano roteando come massi

Da altissimi monti in rovina.

Uno dice che male c'è

A organizzare feste private

Con delle belle ragazze

Per allietare primari e servitori dello stato?

Non ci siamo capiti

E perché mai dovremmo pagare

Anche gli extra a dei rincoglioniti?

Che cosa possono le leggi

Dove regna soltanto il denaro?

Franco Battiato: video, Inneres Auge

 

Marco Travaglio: Artiglio Fontana

 

Decisamente in forma Marco Travaglio con questo editoriale. Perfetta la citazione finale di un meraviglioso testo di Franco Battiato…

 

da: Il Fatto Quotidiano

Miseramente fallito come presidente di Regione, Artiglio Fontana diventa editorialista del Corriere, diretto dal suo omonimo Luciano Fontana, che anziché correre all’anagrafe per cambiare cognome gli pubblica una lettera in cima alla pagina dei commenti. Spazio ben meritato, viste l’autorevolezza del mittente e l’acutezza dell’analisi.

L’incipit è folgorante: “Caro direttore, il Covid ha cambiato il mondo”. Perbacco. “Ha stravolto il nostro modo di vivere”, tipo quando rischiò di strozzarsi con una mascherina. “Bisogna immaginare la Lombardia e l’Italia del domani”, dal che si deduce che la Lombardia non è in Italia (infatti lui i soldi li aveva alle Bahamas e i conti in Svizzera). “Sarà dura per tutti quando finiranno le misure che vietano i licenziamenti”: tipo il suo e quello di Gallera, peraltro già consentiti. “Occorre mettere mano alla legislazione dei contratti e degli appalti”, perché ora “servono tre anni solo per aggiudicare un’opera” (ma per suo cognato bastano un paio di giorni). Sennò addio “opere per le Olimpiadi Invernali del 2026”: e questo, visto che mancano 6 anni, più che mettere mano alle leggi, è mettere le mani avanti.

Crollo del Morandi, breve apologo sulla stampa educata

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Silvia Truzzi

Ricordate quelli che, nei giorni successivi al crollo del ponte Morandi, alzavano la voce contro chi chiedeva (noi e pochi altri) la revoca della concessione ad Autostrade? I giornali “garantisti” che ci hanno impiegato settimane a scrivere la parola Benetton, in quelle ore erano impegnatissimi a scavare nelle macerie a caccia di particolari commoventi. Le singole vicende di vite spezzate fanno piangere, tutte insieme fanno incazzare: dunque meglio occuparsi delle lacrime. Intanto, mentre il presidente del Consiglio Conte (allora il governo era gialloverde) annunciava di voler revocare la concessione ad Autostrade, i paladini dello Stato di diritto sottolineavano a pagine unificate che “sarà l’inchiesta penale a chiarire le responsabilità”. Tutti a prendere in giro Danilo Toninelli, allora ministro dei Trasporti, il quale spiegava che l’inchiesta sui morti non c’entrava nulla, erano le inadempienze a giustificare la rottura del rapporto di concessione (concessione che purtroppo è ancora in essere, e questa sì è una colpa di chi governa). Senza scomodare giuristi di vaglia, non ci voleva molto a capire che in uno Stato di diritto i ponti non possono venire giù come d’autunno le foglie. Bene, un’inchiesta penale ora c’è ed è piuttosto corposa (anzi la principale, quella sul crollo, ha dato origine ad altri filoni). 

Lunedì sono state rese pubbliche le quasi cinquecento pagine della perizia chiesta dal giudice per le indagini preliminari. Vi si legge che i controlli e la manutenzione avrebbero impedito il crollo del ponte. E che dal 1993 non c’è stato nessun intervento sul pilone caduto. Il gip

Diodato: video, Fino a farci scomparire

 

Mariangela Pira: Anno Zero d.C. / 9

 


Come saranno restituiti i soldi che Bruxelles chiederà al mercato?

Il denaro versato da Bruxelles come prestito sarà ripagato dagli Stati che lo hanno ricevuto, con interessi comunque molto bassi. Per restituire la parte versata sotto forma di sussidi, una possibilità è che la Commissione usi risorse proprie, raccolte con nuove tasse comunitarie. Secondo Bruxelles nuove imposte sulle imprese più inquinanti e sulle multinazionali del web potrebbero portare nelle sue casse circa 35 miliardi all’anno, ma non è chiaro come questo possa impattare su consumatori e imprese. La seconda possibilità è che la restituzione sia a carico del bilancio europeo. Cosa significa?

Vuol dire che Bruxelles ripagherà i bond (i titoli che emetterà per ricevere soldi in cambio) con i soldi del proprio budget. Quest’ultimo è composto dai fondi versati da tutti gli Stati. Quindi anche la parte del Recovery Fund ricevuta come sussidio non sarà esattamente gratis. La vera somma a fondo perduto sarà la differenza tra i soldi ricevuti come aiuto e i soldi versati dall’Italia al budget europeo.

Ma c’è una terza possibilità, per quanto più remota. Quella cioè che la scadenza dei bond emessi per costituire il Fondo Recovery sia spostata in maniera indefinita. Sto parlando dei cosiddetti «bond perpetui». Si verificherebbe se la Commissione, per rimborsare i 750 miliardi alla scadenza, ne chiedesse altrettanti con un nuovo prestito. Una specie di debito europeo perpetuo oggi assai poco popolare nelle cancellerie del Nord.

martedì 22 dicembre 2020

The Voice Senior, una scelta azzeccata….e non l’ha pensata Mariiiaaahhh…

Quando ho letto di The Voice Senior ho pensato: ci mancava pure questa, stanno alla frutta. Mi sbagliavo.

Ho visto qualcosa della penultima puntata. Mi è piaciuta. Tanto da vedere la finale (con vincitore prevedibile).

Scelta azzeccata quella di Coletta. Dalla conduttrice, ai giurati, con un Clementino che avrà un futuro televisivo (e spero per lui che non si modifichi geneticamente). Mi aspettavo dei cantanti da karaoke. Invece, mediamente bravi. Con un indubbio mestiere alle spalle. Equilibrati. Sobri. Vale a dire: veri anticonformisti rispetto al conformismo mediocre di Amici e pure X Factor (con le dovute rare eccezioni).

Progetto indovinato e gradevole. Ho un solo timore…

Che Maria De Filippi faccia un Amici senior. Impossibile? Nulla è impossibile alla “pervesione commerciale” di Nostra Signora Fascino. Farà partecipare qualcuno del trono over, farà invecchiare qualche ragazzetto/a di Amici. 

E poi……..Amici c’è ormai da tanti anni. Qualcuno dei concorrenti delle prime edizioni è ormai senior, ma non è detto che negli anni sia migliorato a tal punto da reggere il confronto con i partecipanti di The Voice Senior.

 

da: La Stampa - di Marinella Venegoni

The Voice Senior, così gli anziani si riprendono la scena 

 

 

La retorica è dietro l’angolo ma si deve pur dire che sempre più, passati i cinquanta, il cono d’ombra avvolge e poco a poco stritola. Solo il cielo sa cosa deve passare, tutti i giorni, Jennifer Lopez che pure ne ha 51, per mantenersi all’altezza, e soprattutto quante ore ci mette per diventare come appare. Il cono si stringe e niente è più come prima: se miracoli accadono può succedere alla voce, che per natura ed esercizio tende a non rovinarsi, come le over 80 Mina e Ornella Vanoni ci ricordano. A questo deve aver pensato il signor De Mol, frugale olandese inventore di format, che dal 2010 fa cantare in tv con enorme successo i suoi connazionali più attempati. Stefano Coletta (55) direttore di Raiuno che non vanta certo un’audience giovanile, ha comprato l’idea, ci ha messo a guidarla una di sorrisi e buon umore naturale come Antonella Clerici (57) ed è capitata, con The Voice Senior e i suoi sconosciuti concorrenti over 60, una cosa stranissima.

Le frasi di Osho: #DecretoNatale #zonarossa

 

Svezia e Giappone stanno pagando il prezzo della loro eccezionalità in tema di Covid

 


da: https://it.businessinsider.com/ - di Paul O’Shea*  The Conversation

Una delle cose che hanno colpito maggiormente della pandemia di Covid-19 è proprio il modo estremamente diverso con cui si è reagito di nazione in nazione. Agli inizi del 2020, quando si sapeva poco del virus, questa differenza non sorprendeva. Oggi, con decine di migliaia di articoli scientifici e casi di buone pratiche da cui imparare, ci si aspetterebbe di osservare maggiore convergenza.

Ma alcune nazioni continuano non adottare strategie diffuse, quali i lockdown, e insistono a seguire la propria strada – con vari gradi di successo.

Due di queste nazioni sono Svezia e Giappone che, nel 2020 hanno battuto un sentiero diverso rispetto ai loro vicini circa il coronavirus e hanno attribuito i loro successi iniziali ai supposti vantaggi di un carattere nazionale intrinseco. Ma sembra che oggi entrambi ne stiano pagando il prezzo.

Terre senza lockdown

Un fattore comune in entrambe le reazioni giapponese e svedese è quello dell’eccezionalità nazionale. Con eccezionalità intendo l’impressione diffusa tra la popolazione che “noi” non solo ci distinguiamo dagli altri, ma siamo anche in qualche modo superiori.

9 cose da sapere su BlackRock, la più grande società di asset management del mondo, che sta per entrare nel governo Biden

 

 

da: https://it.businessinsider.com/ - di Rebecca Ungarino

BlackRock, la più grande società di gestione degli investimenti del mondo, è diventata una rappresentante di Wall Street sempre più influente a Washington, esemplificando in modo molto chiaro la porta girevole che esiste fra il mondo della finanza e quello della politica.

Questa società finanziaria con sede a New York ha assunto nel corso degli anni policymakers illustri, mentre due uomini che sono stati executive al suo interno adesso otterranno un ruolo di primo piano nel governo del presidente designato Joe Biden.

Brian Desee, executive della divisione investimenti di BlackRock, dirigerà il Consiglio economico nazionale di Biden, fungendo di fatto da principale consigliere del presidente in materia di questioni economiche. Inoltre Biden ha scelto Adewale Adeyemo detto Wally — ex chief of staff di Larry Fink, Ceo di BlackRock da molti anni e democratico di vecchia data — come funzionario di primo piano del Ministero del Tesoro.

Ma a differenza di Goldman Sachs, un brand che è sinonimo degli executive che lasciano la finanza per occuparsi di definire le politiche pubbliche, BlackRock non è conosciuta dalle persone al di fuori del settore degli investimenti.

Ecco una rapida sintesi di alcune cose che dovete sapere su questa società finanziaria.

lunedì 21 dicembre 2020

La pace difficile in Mediaset complica anche la partita della rete unica

 


da: la Repubblica Affari Finanza - di Francesco Manacorda

In questi giorni natalizi, che molti di noi trascorreranno bloccati a casa davanti a un televisore e costretti a un forsennato zapping pomeridiano, saremo spettatori inconsapevoli anche di una battaglia che si svolge non sullo schermo, ma dietro lo schermo. Per la precisione nelle stanze della politica italiana, francese ed europea e nelle sale dei consigli d’amministrazione di importanti gruppi.

Dietro lo schermo della tv si giocano infatti in queste due settimane due partite dai destini incrociati. La prima, più rovente che mai, riguarda i rapporti tra i francesi di Vivendi e l’italiana Mediaset, di cui i primi hanno il 28,8%. La seconda, ancora più lontana dal nostro schermo televisivo, ma non per questo meno importante, è la battaglia sulla rete unica - quella che dovrà portare i dati ad alta velocità in tutte le case, gli uffici e le fabbriche - dove Vivendi gioca un ruolo in partita come azionista di Tim.

La prima partita, quella sul controllo di Mediaset e in buona sostanza sul suo destino, appare al momento di difficilissima soluzione. La vicenda, iniziata nella primavera del 2016 con un accordo perché Vivendi comprasse Mediaset Premium, si era rapidamente trasformata in uno scontro di cui vediamo oggi alcune conseguenze. Innanzitutto la Procura di Milano ha appena chiuso le indagini sulle mosse in Borsa di quell’anno accusando Vincent Bollorè e Arnaud de Puyfontaine, rispettivamente primo azionista e presidente di Vivendi, di manipolazione al

Pier Silvio Berlusconi: «Vivendi non ci fermerà. Faremo il polo europeo della tv»

Se nasci tondo, mica diventi quadro. Se nasci figlio di papà e hai bisogno della “badante” che ti segua passo per passo (Confalonieri), può essere che prima o poi riesci a camminare (decidere) da solo, ma può essere che inciampi, cadi. Più di una volta.

Ecco una “illuminante” dichiarazione di Piersilvio Berlusconi (senza badante zio Confi) su Netflix:

“La tv generalista serve piatti caldi da consumare in diretta. Loro sono una dispensa con prodotti preconfezionati sempre disponibili, noi viviamo del qui e adesso”.

Ecco. Appunto. Mediaset fa piatti caldi. Beh…non proprio tutti caldi. E, di certo, non originali. Solite pietanze. Trite e ritrite con ingredienti mediocri (GF, Amici,ecc…). Se qualche pietanza riesce meglio te la fanno gustare dalle 21,45 e nei giorni sbagliati.

Netflix ha prodotti preconfezionati. Già. Ma rispetto ai “piatti di Mediaset” che sono? Non sono certo tutti piatti originali. Ma sono sempre disponibili, alcuni gustosi, alcuni invitanti. Altri, meno gustosi e originali. E li puoi gustare quando vuoi. 

 

da: https://www.corriere.it/ - di Daniele Manca 


«Un anno terribile», sono le prime parole che pronuncia Pier Silvio Berlusconi. «La tragedia della prima ondata, poi la seconda con persone care, collaboratori, dipendenti, la famiglia, toccati da vicinissimo. Il virus ci ha costretti a una vita diversa, ma ci ha anche confermato che quello che stavamo facendo tra informazione e intrattenimento diventava sempre più centrale per le persone». A capo di Mediaset da vent’anni, non si nega alle domande.

domenica 20 dicembre 2020

Padre Alex Zanotelli: La pandemia uccide centinaia di persone al giorno e noi pensiamo ai consumi, cosa siamo diventati?

 

da: Domani - di Enrico Fierro

La gente muore e noi pensiamo ai consumi. Cosa siamo diventati?

Padre Alex Zanotelli e il Natale in tempi di Covid-19: «Quando sento le lamentazioni sulla richiesta di girare liberi per i centri commerciali sto male. Hanno snaturato il significato di questa festa. Dio è negli occhi degli ultimi»

«Quando sento queste lamentazioni sul Natale, sulle piste da sci, sulla richiesta di essere liberi di girare per i centri commerciali ad acquistare cose che per lo più non ci servono, sto male. La pandemia uccide centinaia di persone al giorno e noi assistiamo indifferenti alla triste ragioneria delle vittime. Sono uomini e donne che muoiono da soli. Sofferenze, vite spezzate, affetti che vanno via, speranze finite, e noi pensiamo alle luminarie. Ma cosa siamo diventati?». Padre Alex Zanotelli, 82 anni, è uomo di fede, ma anche di dubbio. Figlio di un falegname antifascista di Livo, Val di Non, e primo di sette fratelli, è entrato in seminario all’età di undici anni. Da missionario comboniano ha cercato Dio negli angoli più bui e disperati del mondo. In Kenya, a Nairobi, nello slum di Karogocho, dove ha vissuto dodici anni in una baracca. Come gli altri, gli ultimi che gli hanno regalato nuovi motivi per alimentare la sua fede, ma anche, e spesso, ragioni per chiedersi «Dio dove sei?».

Con padre Alex ci siamo visti nel 2015, in una triste giornata di morte e violenza al Rione Sanità. È questa periferia nel cuore di Napoli, cara a Totò e a Eduardo, la sua nuova casa, qui vive da anni in tre piccole stanze attaccate alla Chiesa di San Vincenzo. Non ha il cellulare,

Mariangela Pira: Anno Zero d.C. / 8

 


L’inatteso Recovery Fund

Del Recovery Fund si parla per la prima volta nell’Eurogruppo sopra citato, ma è nell’ultima settimana di maggio che diventa protagonista. La proposta è franco-tedesca, è apprezzata anche dall’Italia e il 27 maggio viene approvata dalla Commissione europea. Potremmo tradurre Recovery Fund con «fondo di recupero al quale attingere in questo momento di crisi».

In realtà, il velo alzato da Bruxelles sulle misure per far ripartire l’economia europea mostra uno strumento più complesso chiamato Next Generation Ue (di cui il Fondo è uno spicchio), che andrà ad aggiungersi agli altri strumenti già messi in campo e sarà dotato di 750 miliardi di euro: 250 sotto forma di prestiti e 500 (come da proposta franco-tedesca) in sussidi, in parte anche a fondo perduto, ovvero da non restituire in alcuna forma. L’Italia, quel 27 maggio, viene riconosciuta come il paese più colpito e riceverà la fetta più ampia di questa torta: 173 miliardi tra prestiti e aiuti (degli 81 miliardi a cosiddetto fondo perduto, netti ne arriverebbero circa 32 – torneremo dopo su questo argomento, importantissimo). Alla Spagna spetterebbero 140 miliardi. I paesi che riceveranno i soldi dovranno però indicare come intendono investire le risorse e impegnarsi a fare le riforme. Da dove arriveranno i quattrini?

I soldi saranno raccolti dalla Commissione europea sui mercati con titoli pluriennali a varie scadenze (per intenderci in questo caso non si va sul mercato a raccogliere i quattrini sotto la bandiera Italia, come quando vendiamo i nostri titoli di stato, ma sotto l’egida europea), che Bruxelles rimborserà agli investitori a partire dal 2028 ma non oltre il 2058. Per pagare i bond, i titoli, alla scadenza la Commissione userà in parte il budget europeo.

sabato 19 dicembre 2020

Ghali: Good Times

 

Decreto Natale 2020, gli spostamenti ammessi (solo in 2 persone): le regole definitive

 

da: https://www.corriere.it/ - di Monica Guerzoni e Federica Sarzanini

Le deroghe per i giorni festivi e prefestivi: sì alle visite in una casa privata, ma solo in due

Nei giorni festivi e prefestivi compresi tra il 24 dicembre e il 6 gennaio l’Italia intera sarà «zona rossa», con una novità significativa: la possibilità di uscire di casa per andare in visita nelle abitazioni di parenti e amici, pur se rispettando regole precise (elencate qui sotto).

Il 28,29,30 dicembre e il 4 gennaio l’Italia sarà invece in «zona arancione». Gli spostamenti tra comuni sarebbero dunque vietati, ma in questi giorni «saranno consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi comuni». È vietato comunque recarsi nel capoluogo di provincia.

Le regole per i «giorni rossi» e gli spostamenti consentiti

Ecco le regole per i giorni festivi e prefestivi: nei giorni 24, 25, 26, 27 e 31 dicembre 2020, e nei giorni 1, 2, 3, 5 e 6 gennaio, in tutta Italia saranno in vigore le regole relative alla «zona rossa»: i negozi al dettaglio sono chiusi (tranne quelli inclusi in questo elenco); bar e ristoranti sono chiusi (ma si può prendere cibo da asporto fino alle 22, e ordinare a domicilio).

giovedì 17 dicembre 2020

Piano Recovery Fund / 4: Modello di gestione, attuazione e monitoraggio



E’ una governance Conte-centrica perché il Comitato esecutivo è composto da Presidente del Consiglio, Ministro dell’Economia e delle Finanze e Ministro dello Sviluppo Economico. Ed è questo Comitato che vigila con compiti di indirizzo, coordinamento e controllo.

Detto quanto sopra, chi sono coloro che sostengono che i Ministeri sono ignorati/esautorati? Come si spiegano, allora, le seguenti affermazioni: 

- e) esamina ogni questione formulata dai singoli Ministri in relazione alla attuazione del PNRR, con facoltà di invitarli alle riunioni per quanto di competenza. 

I Ministri, infatti, oltre ad essere presenti all’interno del CIAE, esercitano in modo pieno le proprie ordinarie competenze e possono in ogni momento aprire una fase di confronto con il Comitato di gestione e con i Responsabili di missione anche attraverso le proprie strutture (e il proprio referente unico).

- La struttura di missione e i Responsabili di missione costituiscono un modello di “governance di secondo grado” rispetto alla attività dei soggetti attuatori (Ministeri, altre amministratori, società o enti), i quali possono sia beneficare dell’ausilio tecnico della struttura,

Di seguito, le parti del documento inerenti: 

- Modello di gestione del piano; 

- Verifica e dell’attuazione e monitoraggio del piano

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3.2 Modello di gestione del piano

L’efficace attuazione del PNRR non può prescindere dall’esistenza di un meccanismo efficiente di organizzazione e gestione del piano. La costruzione di una adeguata governance è un presupposto per la realizzazione dell’intero piano e anzi deve essere considerata parte integrante del piano stesso. Le opere e i progetti rientranti nel PNRR assumono, infatti, carattere prioritario e rilevanza strategica, sicché, pur senza rinunciare alle ordinarie garanzie procedimentali, occorre introdurre meccanismi che, a  vario titolo: