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giovedì 15 settembre 2022

Il conflitto Russia-Ucraina è la guerra indiretta Usa e Russia (per questo non è stato avviato un negoziato)

 


Meno male che esistono ancora (anche se specie rarissima) analisti, opinonisti, giornalisti intelligenti, seri, e non servi di quello o quell’altro editore o volgarmente faziosi. Parlo di Lucio Caracciolo che ha affermato ciò che né Draghi, né chi lo appoggia e lo rivorrebbe a capo del governo, né Bruxelles dicono: la guerra Russia-Ucraina è la guerra Usa-Russia.

Ed è questo il motivo per il quale non è stato avviato un negoziato di pace. Negoziato nel quale, sia chiaro, Putin dovrà salvare la sua faccia criminale ma pure Zelensky dovrà salvare la faccia davanti agli ucraini che hanno perso tutto: famigliari, casa, beni.

E state certi che se al criminale Putin gli partisse un attacco da psicopatico e tirasse aria di armi nucleari o di altra specie offensiva che possa coinvolgere altri territori, gli Usa darebbero “istruzioni” all’Europa per far partire un negoziato. Scordatevi che il ruolo

lunedì 29 agosto 2022

Caro energia, la beffa (eufemismo) per chi ha scelto il teleriscaldamento: bollette triplicate.

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Franz Baraggino

Caro energia, per chi ha scelto il teleriscaldamento bollette triplicate. Così la promessa del risparmio (grazie a rifiuti e rinnovabili) si è trasformata in trappola 

I rincari che hanno scatenato proteste in molte città c'entrano poco con Mosca e gli scossoni del mercato energetico. Perché le tariffe del servizio sono dettate dai singoli esercenti, unici gestori di reti dalle quali è difficile staccarsi. Così il prezzo sale anche dove il 70% del calore viene dal termoutilizzatore dei rifiuti, come a Brescia. "Servono regole nazionali, paghiamo il calore dei rifiuti come fosse prodotto col gas o l'elettrico", avverte Daniloma che ad oggi rimane inascoltato.

L’aumento dei prezzi di gas ed energia elettrica mina i bilanci di famiglie e aziende con bollette più che raddoppiate, attività che chiudono e cittadini che non ce la fanno a pagare. Ma se per la maggior parte di loro si tratta dell’effetto diretto dei rincari seguiti al conflitto in Ucraina, per altri è più difficile prendersela con Mosca o col mercato. Parliamo dei teleriscaldati, utenti di un servizio che, oltre all’ambiente, avrebbe dovuto fare bene alle loro tasche e invece li sta mettendo in ginocchio con costi che arrivano a superare anche quelli del riscaldamento a gas. Inevitabili le proteste e proposte come l’auto sospensione delle bollette nella Torino dove il teleriscaldamento conta mezzo milione di utenti e i comitati degli inquilini minacciano esposti in procura contro il gestore locale.

sabato 20 agosto 2022

What is the "Agenda Draghi?"

 

 

But what’s this “Agenda Draghi”?

Each page one day of the year with a cooking recipe or how to take care of the plants? Or… with 365 aphorisms by Mario Draghi. 366 in leap years ...

 

Nei sondaggi l’agenda Draghi già non esiste più?

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Tommaso Rodano

Sorpresa: si è ristretta “l’agenda Draghi”. Ammesso che sia mai esistita e che se ne conoscano i contenuti effettivi, la strategia di coloro che impugnano la bandiera del premier dimissionario e la sventolano come un feticcio elettorale non sembra dare buoni frutti. Il più recente sondaggio di Antonio Noto, pubblicato dal Corriere della Sera, premia i due partiti meno draghisti di tutti: Fratelli d’Italia sale tra il 24 e il 25%, guadagnando un paio di punti rispetto ai giorni della crisi di governo. Il Movimento Cinque Stelle ne guadagnerebbe tre, passando dal 9-10% di un mese fa all’attuale 12-13%. Una tendenza abbastanza netta e in direzione contraria rispetto alla narrazione dei giornali mainstream sulla popolarità plebiscitaria dell’ex banchiere centrale: a beneficiare della caduta dell’esecutivo sarebbe l’unico partito che si è sempre opposto al suo governo (quello di Giorgia Meloni), insieme al Movimento di Giuseppe Conte, individuato dai media come principale responsabile della sua caduta. Gli esegeti della fantomatica “agenda Draghi” invece boccheggiano: il Pd arretra tra il 21 e il 22%, il nuovo polo centrista di Renzi e Calenda, nonostante sia appena stato lanciato con una copertura mediatica straordinaria, non va oltre il 7-8% e buca l’obiettivo della doppia cifra (quella di Noto peraltro è la stima più generosa: Gdc sondaggi li colloca al 5,1, Demopolis al 5,3).

“Penso sia un effetto legato soprattutto all’immaginario collettivo”, sostiene Noto, “che non riguarda necessariamente il sentimento degli elettori su Draghi in persona: quando ci sono elezioni dopo la caduta di un governo, gli elettori si aspettano qualche genere di cambiamento. Non si accontentano che gli venga promessa una continuità con l’esecutivo che è caduto”.

Livio De Santoli: “Cingolani senza idee, la transizione italiana ha perso troppo tempo”

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Elisabetta Ambrosi

“Ai grandi proclami quasi mai sono seguite azioni adeguate”.

“Il ministero della Transizione ecologica di Cingolani manca di strategia, non è stato nemmeno aggiornato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, rischiamo di non poter rispettare gli impegni sulla decarbonizzazione che abbiamo preso in Europa. Per non parlare di certe affermazioni su ‘lacrime e sangue della transizione ecologica’ che non hanno alcun fondamento scientifico”. A parlare è il professor Livio De Santoli, prorettore alla sostenibilità dell’Università La Sapienza di Roma, presidente del Coordinamento Efficienza Energetica e da oggi candidato M5S: “Mi candido – spiega – per mettere a disposizione il mio bagaglio di conoscenza sui tema della sostenibilità e dell’energia. La crisi ambientale è anche una crisi sociale, per questo la politica deve intervenire su entrambi gli aspetti”.

A proposito di energia e clima. Che giudizio dà sul governo Draghi?

Il lavoro complessivo è stato fatto con impegno, ma le azioni sono state troppo ondivaghe e ai proclami sono seguite timide attività. L’impegno a riprendere la curva delle installazioni verso i famosi 8 GW l’anno per tagliare le emissioni cosiddette climalteranti del 55% entro il 2030 non è stato mantenuto. I decreti fondamentali per la decarbonizzazione, come l’attuazione della direttiva sulle rinnovabili innovative o la definizione delle aree idonee alle installazioni rinnovabili, non sono mai stati emanati. Abbiamo perso tempo preziosissimo.

sabato 6 agosto 2022

Energia: Tutti i nodi che Cingolani non ha risolto (mentre le bollette si impennano)

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it  - di Chiara Brusini

Energia - Dal piano di risparmio che non c’è al buco della tassa sugli extraprofitti. Tutti i nodi che Cingolani non ha risolto (mentre le bollette si impennano)

Il ministro ripete che all'Italia, nonostante il rischio di un'interruzione dei flussi dalla Russia e le quotazioni fuori controllo, non servono misure straordinarie in vista dell'autunno. Nessun razionamento all'industria né sacrifici per le famiglie. Un ottimismo che l'Autorità per l'energia non condivide, parlando di "drammatica urgenza" e ipotizzando il raddoppio dei costi. Sarà il prossimo governo a dover imporre di abbassare i termostati, fare i conti con l'opposizione locale al rigassificatore a Piombino e trovare nuove risorse dopo il flop del contributo straordinario sulle aziende energetiche

Nessun piano di emergenza per risparmiare gas. Da settimane il ministro Roberto Cingolani assicura che all’Italia, nonostante il rischio di un’interruzione dei flussi dalla Russia e le quotazioni fuori controllo, non servono misure straordinarie in vista dell’autunno. Nessun razionamento all’industria, nessuna richiesta di sacrifici alle famiglie. Un ottimismo che l’Autorità per l’energia Arera non condivide, se in un documento inviato a governo e Parlamento definisce “di drammatica urgenza” l’adozione di interventi per contenere i prezzi e ridurre la domanda. Simili a quelli che stanno adottando gli altri Stati europei, dalla Spagna

mercoledì 27 luglio 2022

Massimo Gramellini: Se ritelefonando

 


da: Corriere della Sera

Non bisognerebbe mai leggere le buone notizie fino in fondo. Prendiamo quella che è senza dubbio un’ottima notizia: da oggi sarà possibile bloccare le telefonate moleste dei venditori di ogni risma e tenore. Certo, per farlo occorrerà iscriversi al Registro delle Opposizioni e vorrei tanto sapere chi ha avuto l’idea di chiamarlo così: il nome è persino nobile, mutuato dalla politica, ma proprio per questo emana un immediato senso di impotenza e sterilità. Pazienza, l’importante è che garantisca ciò che promette: la fine delle chiamate indigeste entro quindici giorni. Ormai le aziende-stalker se ne vergognano al punto che per farle non utilizzano neppure più esseri umani, ma voci preregistrate: robot insensibili al tono dolente o insolente dell’interlocutore, strappato al pisolino postprandiale per essere sensibilizzato su una offerta vantaggiosissima di cui fino a un attimo prima ignorava serenamente l’esistenza.

Fin qui il succo della lieta novella, poi però c’è l’ultima riga. C’è sempre l’ultima riga, ed è quella che ti frega. «La stretta non si applica ai call center che chiamano dall’estero né a quelli illegali», che sono la maggioranza e da oggi anche un po’ di più. In Italia le leggi si applicano solo a chi le rispetta, ma poiché non le rispetta quasi nessuno e quei pochi che lo fanno sono considerati dei fessi, il risultato è che, iscrivendoci al Registro delle Opposizioni, bloccheremo i molestatori onesti, lasciando campo libero agli spregiudicati e ai cialtroni.

mercoledì 22 giugno 2022

“Lutto” nel M5S: Giuseppe Di Maio lascia e si fa il suo gruppetto parlamentare

 


A Giuseppe Di Maio piace stare attaccato al culo di qualcuno. È la sua vocazione politica. È stato attaccato al culo di Salvini che lo sovrastava ai tempi del governo giallo-verde. Devo dire che poi ha scelto culi migliori. Quello di Elisabetta Belloni che gli ha fatto da tutor al ministero degli Esteri. Quello di Draghi che gli fa da tutor per ridiventare un “leader”.

Grillo lo aveva nominato leader del M5S. Non è la prima volta che Grillo prende la vacca per le balle. Del resto, lui è quello che credeva o diceva di credere in quella coglionata gigante dell’”uno vale uno”.

Di Maio è un  paraculo democristiano che crede di valere più di altri. Che passa dai gilet gialli all’atlantismo. Dipende dal culo cui si attacca.

Quanto all’altro: Giuseppe Conte, ha avuto il tempo di dimostrare se avesse o no le caratteristiche del leader di un movimento. Decisamente, non pervenuto. Oggettivamente,

mercoledì 15 giugno 2022

La guerra del gas, la dipendenza dell’Europa dalla Russia e le preoccupazioni per l’inverno

 

 

da: https://www.tag43.it/ - di Stefano Grazioli

Embargo sì, embargo no. Petrolio si, gas no. Non c‘era bisogno della guerra energetica tra Russia e Occidente, nata dalla costola di quella vera in Ucraina, per capire che l‘Unione Europea è disunita. Nonostante le belle parole di unità sventolate a ogni piè sospinto dalla presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, ogni Paese membro fa in realtà un po‘ come gli pare.

Perché il taglio europeo dell’import russo non colpisce Putin

In primo luogo la riduzione dell‘import del petrolio russo entro la fine dell‘anno è una barzelletta che ha fatto ridere Vladimir Putin, pronto a sostituire subito l‘export verso l‘Europa con quello verso India e Cina, oltre al fatto che la risalita dei prezzi, cominciata tra la fine della pandemia e l’inizio del conflitto, permette a Mosca di incassare di più esportando di meno. In secondo luogo la questione del gas è completamente irrisolta, a Bruxelles nessuno ha trovato il bandolo della matassa e nelle capitali europee ciascuno va per la propria strada, Italia e Germania in primis, facendo dormire sonni tranquilli, da questo punto di vista, al Cremlino.

martedì 31 maggio 2022

Governo Draghi, Lavoro: l'Orlando fumoso, tanti annunci e pochi fatti

 


da: https://www.tag43.it/ - di Stefano Iannaccone

Il ministro del Lavoro Orlando: tanti annunci e pochi fatti

A più di un anno dal suo insediamento, il bilancio da ministro del dem è pieno di buone intenzioni e annunci ma povero di provvedimenti. Dal Reddito di cittadinanza al salario minimo, dalle pensioni alla sicurezza sul lavoro i nodi che restano da sciogliere.

A più di un anno dal suo insediamento, il bilancio da ministro di Andrea Orlando è ricco di buone intenzioni e numerose dichiarazioni, condite dalla costituzione di commissioni e tavoli. Tanta attenzione al confronto, legittimo e necessario, ma di atti concreti ce ne sono pochi, soprattutto sui capitoli più importanti, come il salario minimo e il contrasto alla precarietà. Per non parlare del totem delle pensioni che sta tornando ad animare il dibattito nella maggioranza, e del nodo rappresentato dal Reddito di cittadinanza, mai sciolto, tra fuochi incrociati di chi ne chiede l’abolizione e chi vorrebbe migliorare lo strumento. Insomma, l’esponente del Partito democratico, che si vocifera ambisca a insidiare prima o poi la leadership di Enrico Letta, non ha propriamente brillato di luce propria. «Più attento agli equilibrismi che alle soluzioni», sussurra una fonte interna ai dem.

La chimera del salario minimo

Il primo punto sul tavolo è il salario minimo, argomento sensibile che riguarda anche l’alleanza con il Movimento 5 stelle: Giuseppe Conte continua a insistere sulla necessità di approvare la riforma, cavallo di battaglia pentastellato. Orlando, a parole, segue

venerdì 27 maggio 2022

Indennità una tantum nel DL Aiuti: la disparità in 200 euro

 


da https://www.informazionefiscale.it/ - di Salvatore Cuomo

Alcuni spunti critici in ordine al bonus 200 euro introdotto dal DL 50/2022, il cosiddetto Decreto Aiuti.

Il pacchetto di aiuti che il Governo ha voluto mettere in campo con l’omonimo decreto numero 50 del 2022, tra le varie misure in esso contenuti, prevede un contributo a sostegno dei maggiori costi sostenuti nella quotidianità dai singoli cittadini denominato “indennità una tantum a sostegno del potere di acquisto dei lavoratori”.

In effetti il provvedimento denota diverse criticità, con particolare riferimento al discrimine tra lavoratori autonomi titolari di partita IVA e gli altri soggetti, dipendenti e non, destinatari del provvedimento nonché ulteriori differenziazioni tra questi ultimi.

Bonus 200 euro, misura equa?

I punti più salienti possono riassumersi come segue:

- l’articolo 31 assegna un contributo di 200 euro ai lavoratori dipendenti di cui all’articolo 1, comma 121, della legge 30 dicembre 2021, n. 234 il quale prevede la “condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo mensile di 2.692 euro, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima”, di fatto coloro che percepiscono uno stipendio non superiore ai 35.000 euro annui;