sabato 24 febbraio 2024

Pisa, Mattarella: "L'autorevolezza non si misura sui manganelli"

 


da: https://www.ansa.it/

Il Presidente della Repubblica ha fatto presente al Ministro dell'Interno, trovandone condivisione, che l'autorevolezza delle Forze dell'Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni.

"Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento".

Lo si legge in una nota dell'ufficio stampa del Quirinale.

Pisa: la carica della Polizia contro gli studenti che manifestavano a volto scoperto e senza caschi o spranghe

 

C’è un clima di tensione che assomiglia a una strategia

 

 

da: Il Fatto Quotidiano – di Tomaso Montanari

“Profonda preoccupazione e sconcerto”, le parole del rettore di Pisa Riccardo Zucchi interpretano benissimo il sentimento generale di fronte alle cariche della polizia contro un corteo di studenti giovanissimi che chiedeva il cessate il fuoco a Gaza. E il direttore della Normale e la direttrice del Sant’Anna offrono, nel loro comunicato congiunto, l’unico possibile giudizio politico, affermando “che l’uso della violenza sia inammissibile di fronte alla pacifica manifestazione delle idee”. 

La domanda è: perché? Dopo che cose assai simili sono successe alla Sapienza di Roma e nel campus universitario di Torino, è sempre più difficile credere che si tratti di una casuale catena di errori da parte di singole questure. Se si aggiungono le pessime dichiarazioni di ministri (come Casellati o Santanchè), che invece di condannare la repressione condannano i repressi, il quadro che ne esce è piuttosto fosco. Chi ha interesse a incendiare le piazze italiane con un uso della violenza di Stato palesemente irresponsabile? 

O il ministro dell’Interno si assume la responsabilità di spezzare questa catena, o sarà legittimo credere che sia proprio il governo a volersi avvantaggiare di un clima di tensione che

Marco Travaglio: L’Equivicino

 


da: Il Fatto Quotidiano

Ventun anni fa, al posto di Meloni e Salvini, litigavano Bossi e Fini perché quest’ultimo voleva dare il voto agli immigrati. Bruno Vespa invitò Fini a Porta a Porta, ma non Bossi, che protestò ma fu invitato due settimane dopo, quando ormai la polemica era evaporata. E La Padania domandò maliziosa: perché Vespa ha rinunciato a uno scontro fra i due ministri che gli avrebbe procurato, una volta tanto, un picco di ascolti? Lo sventurato rispose: “Non volevo compromettere la stabilità del governo”. Come se fosse un problema suo. 

Nel 1972, al posto di Bernstein e Woodward imbeccati da Gola Profonda sul Watergate, Vespa si sarebbe mangiato le carte per non compromettere la stabilità di Nixon. Ma è fatto così: crede che il giornalista sia una via di mezzo fra il manutentore e l’estintore. Che le uniche fonti attendibili siano quelle ufficiali (infatti nel 1969 annunciò alla Nazione che “il colpevole della strage di piazza Fontana è Pietro Valpreda”, poi totalmente scagionato; e nel 1980, subito dopo la strage di Bologna, ipotizzò un’esplosione delle cucine di un ristorante vicino alla stazione). E che l’imparzialità sia leccare tutti i potenti, di destra e di sinistra, con lo stesso trasporto. Come disse Gian Antonio Stella, “si crede equidistante, invece è equivicino”. Marcelle Padovani del Nouvel Observateur confessò di non trovare le parole per spiegare ai francesi cosa sia Porta a Porta. E il Financial Times, dopo la sceneggiata del Contratto con gli Italiani di B., scrisse inorridito: “In alcuni Paesi i politici in tv subiscono un giornalismo ‘da mastini’, interviste sospettose e indagatorie poco rispettose, che alla lunga corrodono la fiducia dell’elettorato nei leader eletti. Ma lo show Porta a Porta va decisamente in un’altra direzione. Praticamente è uno spot elettorale di 90 minuti su un canale della tv di Stato”.

lunedì 19 febbraio 2024

Sanremo 2024, Mahmood: Tuta gold

 

Sanremo 2024, Diodato: Ti muovi

 

Sanremo 2024, Mr. Rain: Due altalene

 

Sanremo 2024, Ghali: Casa mia

 

Cosa c’è nella direttiva Case green e chi riguarda

 


da: https://www.fanpage.it/ - di Annalisa Cangemi

La direttiva europea Case green dovrebbe entrare in vigore a breve. In Italia riguarderà circa 5 milioni di edifici.

La direttiva europea Case green, che ha come obiettivo la riqualificazione energetica degli edifici in tutta Europa, dovrebbe riguardare in Italia circa 5 milioni di edifici residenziali. Lo scopo, scrive il Sole 24 Ore, è "Ristrutturare gli immobili in classe energetica F e G, rendendoli più efficienti".

La direttiva europea Case green dovrebbe entrare presto in vigore: la sessione plenaria del Parlamento in programma dall'11 al 14 marzo approverà il testo che, dopo un ultimo passaggio in Consiglio, andrà in Gazzetta Ufficiale. L'approvazione del provvedimento arriva dopo trattative lunghissime e dopo che, un anno fa, il Parlamento europeo ha licenziato la propria posizione negoziale, poi sottoposta al trilogo delle istituzioni comunitarie, Parlamento, Consiglio e Commissione.

Rispetto alle bozze di qualche mese fa, l'ultima versione della direttiva lascia maggiore discrezionalità ai Paesi membri: Bruxelles si occuperà solo di stabilire gli obiettivi generali, ma le modalità per raggiungerli saranno stabilite dai singoli Stati. Una sorta di cornice quindi, all'interno della quale i Paesi fisseranno le loro priorità. La direttiva, prima del 2050, indica dei traguardi intermedi per misurare il lavoro di efficientamento:dal 2030 in poi ogni cinque anni.

Milano tra le città più inquinate al mondo

 

 

da:  https://www.lettera43.it/

Domenica 18 e lunedì 19 febbraio, in Pianura padana il livello di inquinamento ha superato tutti i limiti per la salvaguardia della salute delle persone. 

Secondo l’IQAir (che si avvale dell’indicatore americano Air Quality Index), l’aria di Milano risulta tra le peggiori al mondo: lunedì 19 febbraio Milano si è posizionata al decimo posto nella classifica delle città più inquinate; domenica 18 febbraio, invece, il capoluogo lombardo è salito al terzo posto con indice 193, dietro solo le super inquinate Lahore (Pakistan) con Aqi 252 e Dacca (Bangladesh) con Aqi 249. 

Un’aria irrespirabile segnalata da diversi siti come Copernicus, il francese Prev’air, lo svizzero IQAir, Arpa Lombardia, l’emiliana Arpae e Arpa Veneto. L’IQAir ha aggiunto anche che la concentrazione di PM2.5 (le polveri sottili sospese in aria) a Milano è attualmente 27,4 volte il valore guida annuale della qualità dell’aria indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Di qui le raccomandazioni del sito svizzero di evitare l’esercizio all’aperto, di chiudere le finestre per non fare entrare in casa l’aria inquinata, di indossare una mascherina quando si esce dalla propria abitazione, di procurarsi un purificatore d’aria.

Apple, Spotify e il Dma: ecco perché Cupertino rischia una multa Ue da 500 milioni

 


da: https://www.ilsole24ore.com/ - di Francesco Prisco

Condizioni capestro a chi usa altre piattaforme di streaming da dispositivi come l’iPhone: per l’Ue è tempo di cambiare

Il destino certe volte sa essere molto ironico. Prendete il caso di Apple: fu la prima azienda al mondo, nel pieno della crisi discografica innescata da Napster, a indicare alla musica incisa una strada per tornare a fare utili. Si chiamava iTunes e sembra già roba di un secolo fa. Dopo poco più di 20 anni rischia la prima multa dall’Antitrust europeo della sua storia proprio per una faccenda che ha a che fare con la musica. Secondo la ricostruzione del Financial Times, a inizio marzo l’Ue dovrebbe comminare a Cupertino una sanzione da 500 milioni nell’ambito della vertenza con Spotify sullo streaming musicale.

Lo scenario dello streaming

Tutto parte nel 2019, quando ormai è chiaro che la musica da bene (il vinile, la musicassetta, il cd che andavo a comprare uscendo di casa) è diventata un servizio (l’ascolto in streaming con abbonamento premium o inserzioni pubblicitarie). Spotify, ex startup svedese fondata da Daniel Ek, è la piattaforma leader a livello globale di questo nuovo business e un anno prima si è pure quotata Wall Street raccogliendo grandi entusiasmi dagli investitori. Anche Apple si è buttata sul business, lanciando nel 2015 l’app Apple Music, erede di quello che precedentemente era stato iTunes. E così comincia ad attuare pratiche che puntano a indirizzare i possessori di device Apple come l’iPhone verso la propria piattaforma di streaming. A discapito della concorrenza.