mercoledì 22 giugno 2022

“Lutto” nel M5S: Giuseppe Di Maio lascia e si fa il suo gruppetto parlamentare

 


A Giuseppe Di Maio piace stare attaccato al culo di qualcuno. È la sua vocazione politica. È stato attaccato al culo di Salvini che lo sovrastava ai tempi del governo giallo-verde. Devo dire che poi ha scelto culi migliori. Quello di Elisabetta Belloni che gli ha fatto da tutor al ministero degli Esteri. Quello di Draghi che gli fa da tutor per ridiventare un “leader”.

Grillo lo aveva nominato leader del M5S. Non è la prima volta che Grillo prende la vacca per le balle. Del resto, lui è quello che credeva o diceva di credere in quella coglionata gigante dell’”uno vale uno”.

Di Maio è un  paraculo democristiano che crede di valere più di altri. Che passa dai gilet gialli all’atlantismo. Dipende dal culo cui si attacca.

Quanto all’altro: Giuseppe Conte, ha avuto il tempo di dimostrare se avesse o no le caratteristiche del leader di un movimento. Decisamente, non pervenuto. Oggettivamente,

Arthur Rimbaud: Sensazione

 

 

Nelle sere d’estate andrò per i sentieri,

pizzicato dal grano, pestando i fili d’erba,

ne sentirò, sognante, il fresco sotto i piedi.

E al vento lascerò bagnare la mia testa.

 

Non parlerò, non farò più pensieri:

ma un amore infinito mi salirà nel petto,

e andrò molto lontano, come uno zingaro,

come con una donna, per i campi contento.

 

Traduzione Nicola Gardini