mercoledì 20 settembre 2017

Antonio Manzini: 7-7-2007



«Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto».
Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell’esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato.
Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i «conti sporchi» di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell’assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c’è sangue sul cadavere. Adesso, l’animale da fiuto che c’è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce «del figlio di puttana che ha accoltellato due ventenni alla base del cranio». Ma se fosse la storia di un balordo solitario, sarebbe troppo liscia. Rocco invece ha un appuntamento con il fato tragico, e non sa di averlo. E quell’appuntamento gli lascia in eredità un nemico appostato quasi dieci anni dopo, quando, finito il ricordo, si ritorna al presente e Rocco ha da chiudere definitivamente il caso.

giovedì 14 settembre 2017

Noemi, nuovo singolo: video, Autunno



Il nuovo album di Noemi uscirà nel 2018. Nell’attesa, ecco un brano inedito che ne anticipa l’uscita: “Autunno”, scritto da Tommaso Paradiso e Dario Faini.

Tv, Mediaset e Rai: è iniziato il palinsesto autunno-inverno della……….noia



Ieri sera un po’ di zapping.

Ho iniziato con la fiction Taodue su Canale 5: Squadra Mobile. Resistito poco.

Girato su Rai 2: Pechino Express. Decisamente fiacco rispetto alle partenze di altre stagioni. Mi stavo annoiando e quindi ho schiacciato un tasto a caso: Rai 3. Mai visto in vita mia Chi l’ha visto.
Stavo per cambiare canale ma le immagini, il tipo di racconto, mi hanno fermato. Considerando che il tema del programma non è esattamente il tipo di racconto tv che mi interessa, ho scoperto che si può trattare storie delicate con buon senso e non alla D’Urso.

Sono ritornata a dare un’occhiata a Squadra Mobile e sono rifuggita per riandare su Pechino Express. Cast senza appeal, a parte i due amici pettegoli e carognetti che possono stare in qualsiasi cosiddetto reality. Il che non è un complimento, ovviamente, per Pechino Express. 

Se ieri sera mi avessero imposto di guardare uno di quei tre programmi, non avrei avuto dubbi: Chi l’ha visto.
Il resto era noia. Profonda noia…

Su Squadra Mobile aggiungo solo questo: Mediaset ha scelto di mandare in onda questa serie Taodue prima di Rosy Abate, lo spin off di Squadra Antimafia. Scelta opportuna. Mandare in onda ai primi di settembre un prodotto su cui si punta significa depotenziarlo. Ma ciò significa anche che Mediaset non crede in Squadra Mobile come in Rosy Abate (che pure....date le anticipazioni e l'assenza del personaggio di Calcaterra, corre il rischio di non rispettare certe aspettative). 
Oppure, Mediaset vuole vedere come parte la seconda stagione di Squadra Mobile. Beh...se la seconda puntata è come quella di ieri sera, alla terza avverrà il cambio di palinsesto: dal mercoledì al venerdì, il giorno della settimana che Mediaset sceglie per "crocifiggere" una fiction....

Nell’”interesse nazionale” che i migranti rimangono nelle mani di aguzzini libici (e non solo)



Non mi unisco al coro di lodi per Minniti per quanto concordi con l’ovvio: che non possono essere solo Italia e Grecia ad accogliere i migranti. Condivido le osservazioni di Gilioli che riporto in questo post e sottoscrivo, in particolare, queste parole su cui ogni persona dotata di un minimo di cervello dovrebbe meditare:
Qualche anno fa noi occidentali giustificavamo l'intervento armato in altri Paesi - Afghanistan, Iraq, Libia - come "operazione umanitaria": la nostra coscienza non poteva accettare che feroci dittatori insanguinassero il loro paese. Adesso invece, curiosamente, prevale "l'interesse nazionale", quindi delle peggiori violazioni dei diritti umani in altri Paesi non ci interessiamo più. Benché questa volta ci sia l'aggravante che siamo stati noi stessi - con la svolta politica Ue per impedire gli sbarchi - a essere causa o almeno concausa di questa carneficina. Si vede che abbiamo la coscienza a giorni alterni”.

da: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/

Meditiamo che questo è
di Alessandro Gilioli

Possiamo tranquillamente infischiarcene di quello che ci dice Medici Senza Frontiere sulle condizioni dei campi di prigionia in cui sono detenuti i migranti che cercavano di raggiungere l'Europa: «Ammassati in stanze buie e sudicie, prive di ventilazione, costretti a vivere una sopra l'altro. Gli uomini costretti a correre nudi nel cortile finché collassano esausti. Le donne violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. Tutte le persone che abbiamo incontrato avevano le lacrime agli occhi».

Dipendenti pubblici e privati, visite fiscali: dal 1° settembre nuovi controlli



Stabilire che tutte le aziende, private e pubbliche, chiedano il certificato medico anche per un solo giorno di malattia, no? No. Perché non si possono “caricare di lavoro” i medici di famiglia. Quelli che fanno orari che manco il pubblico impiego…. Vale a dire: il lunedì e il martedì  un paio di ore nel pomeriggio, il mercoledì e il giovedì un paio di ore la mattina. O viceversa. E il venerdì…anche no. Vuoi mica che lavorino più di sei – sette ore la settimana.
Nelle altre ore c’è la Guardia Medica (in tutta Italia?), il Pronto Soccorso..anche per sintomi che potrebbe gestire un medico di famiglia o un poliambulatorio funzionale con orari degni di un servizio da paese civile.
Ma la soluzione scelta dalla Madia, riciclatasi da dalemiana a renziana, è quella di aumentare il lavoro di alcuni medici. E poi il centro destra e il M5S dicono che il governo Renziloni non fa nulla per incrementare i posti di lavoro….
Di certo non fa nulla per migliorare il servizio sanitario.


Tratto dal Corriere della Sera

La rivoluzione, che fa parte della Riforma Madia, attraverso un Polo unico per le visite fiscali, è destinata a incidere non solo sui dipendenti pubblici, ma anche su quelli privati se dovesse passare la richiesta di Tito Boeri di uniformare le fasce di reperibilità (portandole da 4 a 7 ore al giorno) per i controlli a domicilio.

martedì 12 settembre 2017

Il tempo dell’ipocrisia: ecco come il Corriere rappresenta le donne



Condivido, sottoscrivo e aspetto – come l'autore dell'articolo - una risposta dal direttore del Corriere.it


da: http://www.glistatigenerali.com/ - di Francesco Francio Mazza

In questi giorni è in pieno svolgimento, nella prestigiosa cornice della Triennale di Milano, una kermesse organizzata dal Corriere della Sera dal titolo “il Tempo delle Donne”. Tema della “festa-festival”, la parità di genere, anzi, addirittura il superamento della parità di genere, con un fitto calendario di eventi e incontri curati dai giornalisti di via Solferino.

Da mesi, però, noi abbiamo preso l’abitudine di controllare la home page del sito del Corriere, facendo attenzione alla famosa “colonna di destra”, quella dedicata alle notizie più frivole; e in più di un’occasione, abbiamo trovato una rappresentazione del corpo femminile che – per usare un’espressione cara al direttore Luciano Fontana – ci pare “indegna di un Paese civile“.

Facciamo finta di essere degli alieni, di passaggio sulla Terra in viaggio da una galassia lontana. Vogliamo capire che succede in questo pianeta, e per farlo andiamo sul sito web del quotidiano più famoso di tutti, il New York Times.


Dopo esserci fatti una scorpacciata di notizie, potremmo farci un giro sul sito francese di Le Monde o sull’inglese The Times: più o meno, troveremmo sempre la stessa impostazione visiva (cliccare per credere).

Se, invece, volessimo sapere che accade in Italia, e per farlo ci collegassimo al sito del quotidiano più venduto del Belpaese, in home-page troveremmo questo:


Accanto alla notizia della ricostruzione post-terremoto, ecco quella relativa al “topless da brivido” della 44enne Heidi Klum. A questo punto, dovremmo ricontrollare bene la testata, perché quel topless da brivido ci sembrerebbe un’espressione più adatta a un fumetto porno-soft tipo quelli della Squalo che al principale quotidiano di informazione del Paese.

Tuttavia non troveremmo alcun errore: la testata sarebbe sempre quella, Corriere.it.

Non si tratta, insomma, di nessuna coincidenza: su l’home page del quotidiano di via Solferino le donne vengono – da sempre – rappresentate in modo quantomeno “discutibile”.

Guardate quest’altro esempio paradossale:



A sinistra c’è la Boldrini che parla col premio canadese, che le confessa addirittura di essere femminista.

E a destra, per condire la home page, hanno piazzato l’immagine di una

mercoledì 6 settembre 2017

Come non promuovere la cultura: il bonus diciottenni



da: http://phastidio.net/ - di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,
nei mille giorni del fu governo Renzi sembrò di vivere in un mondo incantato, ove l’erogazione di pubbliche risorse alle categorie da lui prescelte avrebbe sempre e comunque sortito effetti virtuosi, essendo motivata da pregevoli intenti. La nobiltà dell’obiettivo perseguito bastava a giustificare l’impiego di soldi dello Stato – cioè dei contribuenti – senza necessità di alcuna trasparenza circa l’impatto che avrebbe prodotto: il beneficio era scontato. Pertanto, la bontà dell’intervento dell’esecutivo veniva misurata in termini di fondi distribuiti, non di risultati concretizzati.
Dubitare della logica di questo meccanismo era reputato una sorta di oltraggio. Chi osava insinuare che l’ex presidente del consiglio dilapidasse denaro pubblico a meri fini di consenso veniva zittito in quanto gufo e catalogato tra chi “rema contro”. Nel magico mondo renziano bastavano le buone intenzioni, e il gioco era fatto.
Così nacque “la politica del bonus” (cit. Istituto Bruno Leoni): il bonus-80-euro

martedì 5 settembre 2017

Il sistema bancario italiano: le banche “fallite” costano 68 miliardi agli italiani




da: Il Fatto Quotidiano

Banche, dall’Etruria alle due popolari venete il conto per l’Italia arriva a 68 miliardi
E' questa la somma del valore di azioni e obbligazioni vaporizzate, aumenti di capitale di Mps bruciati, interventi dello Stato e contributo del sistema bancario, che comprende anche parti di denaro pubblico come i 500 milioni immolati dalla Cassa Depositi e Prestiti
di Carlo Di Foggia e Giorgio Meletti 

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco sono molto contenti. Il crac della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, lasciate marcire per anni da una Vigilanza bancaria distratta se non complice, è stato risolto impegnando 17 miliardi dei contribuenti, ma era “l’unica soluzione, comunque la migliore”. E adesso, soprattutto, ci assicurano che la crisi bancaria è finita, che è tutto a posto, non ci sono altre minacce in vista. È vero, lo avevano già detto il 22 novembre 2015, dopo il come sempre frettoloso e sgarruppato bail-inall’italiana di Banca Marche, Etruria, Cassa Ferrara e Carichieti.Assicurarono che, in mezzo a tanti strepiti populisti su quattro banchette di infima dimensione, loro avevano, in silenzio, messo in sicurezza il Monte dei Paschi e le due banche venete. Non era vero, ma chi non fa non falla.

martedì 20 giugno 2017

Massimo Gramellini: Mi è caduta dal sellino



da: Corriere della Sera

Un uomo scende dalla moto e solo allora si accorge di avere smarrito la moglie. Succede. Non è che i maschi possono fare più di una cosa alla volta, con il rischio di sbagliare anche quella. Quando lui era partito quaranta chilometri prima da una piazzola dell’Astigiano, aveva già dovuto occuparsi di svariate incombenze. Allacciare il casco, staccare il cavalletto e infine viaggiare evitando le buche più dure, come cantava il poeta. Ci sta che un marito travolto da una tale concatenazione spasmodica di eventi tralasci di controllare che la passeggera nuziale sia a bordo. E non si dica che avrebbe dovuto insospettirlo la mancanza di segnali di vita alle sue spalle. Il ruolo di condottiero gli imponeva di concentrarsi sulla guida. Un cumulo di responsabilità che lo ha stremato, inducendolo a chiedere asilo a una gelateria di Chieri. Lì ha fatto la tragica scoperta, ma ha reagito con piglio virile. Scoppiando in lacrime davanti ai carabinieri: «Mia moglie è caduta dal sellino. Di lei mi resta il telefono nel baule». Stava forse per farsene una ragione, quando è stato il suo cellulare a suonare, recandogli in dono la voce adorata: «Sei veramente un cretino.

Perché in Senato si sta discutendo del caso CONSIP



da: Il Post 

Stamattina sono state presentante alcune mozioni sulla società e sulla complicata inchiesta che la riguarda: se dovessero passare, per il governo sarebbe un problema

Oggi pomeriggio è in discussione al Senato una serie di mozioni che riguardano CONSIP, la società che si occupa di gran parte degli acquisti della pubblica amministrazione e che è finita al centro di una lunga e complicata indagine. Alcune mozioni sono state presentate dall’opposizione e, se fossero approvate, rischierebbero di mettere in imbarazzo il governo e potenzialmente di dividere la maggioranza.

Le mozioni riguardano in particolare la possibilità di svolgere ulteriori indagini interne sul funzionamento di CONSIP, la sostituzione dei suoi attuali vertici – che comunque sono tutti dimissionari – e la sospensione di gare d’appalto gestite dai dirigenti indagati. In tutto sono state presentate quattro mozioni, di cui tre da parte dell’opposizione e una da parte della maggioranza (potete leggere il loro riassunto sul sito del Senato). Se le mozioni dell’opposizione venissero approvate, per il governo non ci sarebbero grosse conseguenze immediate: nell’ordinamento italiano, infatti, non sono legalmente vincolanti.

venerdì 16 giugno 2017

Fabrizio De Andrè: testo, Verranno a chiederti del nostro amore



Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta,
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure
a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"
non son riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.
E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,
digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l'amore
alle carezze dell'amore
era facile ormai
non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.

Fabrizio De André: Verranno a chiederti del nostro amore

Marco Mengoni: Onde

Fondi Expo, il Tribunale scarica sul Comune. “Appalti fatti da voi”



da: http://www.glistatigenerali.com/ - di Manuela D’Alessandro

“Non risulta che il Tribunale abbia mai assunto il ruolo di stazione appaltante”. Roberto Bichi consegna a una nota la sintesi della riunione coi presidenti di sezione (tutti presenti) del Tribunale di Milano per discutere sugli appalti Expo alla giustizia dopo l’esposto – denuncia di Anac.  E siccome la stazione appaltante dei 16 milioni piovuti sul Palazzo di Giustizia in modo poco trasparente e senza gare era il Comune di Milano (sindaco prima Moratti, poi Pisapia)  viene immediato pensare a chi venga attribuita l’eventuale responsabilità di illeciti.  E’ un presidente che appare a chi c’era “molto teso” quello che si presenta al cospetto dei suoi magistrati ai quali chiede un parere sulla nota stampa preparata per difendere “il ruolo del Tribunale di Milano, impegnato nel garantire il massimo di legalità”.

Bichi, che gode si solida stima tra i colleghi, protegge l’istituzione da lui guidata su tutta la linea, senza distinguo tra la sua era e quella di Livia Pomodoro, di cui è stato prima vicario e poi successore. Fuori ci sono le telecamere e qualche giudice, prima di entrare, si copre il volto per non essere ripreso in quello che appare all’esterno come un robusto ‘serrate i ranghi’ di fronte all’attacco sferrato da Raffaele Cantone che nella relazione adombra responsabilità di loro colleghi.

lunedì 12 giugno 2017

Mentre i 5 stelle soffrono e il Pd si arrabatta, Berlusconi è vivo e vegeto


da: http://www.glistatigenerali.com/   - di Jacopo Tondelli

Dieci milioni di italiani alle elezioni comunali non sono 40 milioni di italiani alle elezioni politiche. Ma i quasi dieci milioni di italiani che erano chiamati al voto ieri non sono un dettaglio, un caso marginale, un accidente qualsiasi. Sono i cittadini di Palermo, di Genova, di Taranto, di Verona, di Parma, di Sesto San Giovanni, e di altri 840 comuni italiani. Sono un pezzo importante del nostro paese, e dell’espressione di democrazia rappresentativa del nostro paese. Lo sono nel contesto delle elezioni comunali dove, tutto sommato, votare i simboli astratti della lotta alla casta, o della lotta al populismo, o della propria idea di appartenenza, è un po’ meno facile senza confrontarsi direttamente con una faccia, una voce, una credibilità. Nell’Italia dei cento campanili, dei localismi plurisecolari, nel paese in cui ci si conosce tutti anche fuori dal castello natìo, le elezioni comunali sono da sempre – e da quando c’è l’elezione diretta del sindaco molto di più – un test di credibilità diretta del candidato sindaco non meno che un una misura di consenso di partiti e movimenti.

Mafia al Nord: San Marino e le sue miracolose banche



San Marino e le sue miracolose banche

da: http://mafie.blogautore.repubblica.it/ - di Antonio Fabbri

Per anni nelle banche di San Marino si sono accumulati denari senza che ci si preoccupasse troppo se fossero il frutto del nero della Riviera o, peggio, dell’attività criminale delle mafie.
La convinzione è che il crimine paga, soprattutto se il denaro lo si sa nascondere bene e nei posti giusti, attraverso i consulenti adatti e i professionisti esperti.
Quando, anche dietro la pressione degli organismi internazionali, pure sul Monte sono state approvate leggi adeguate per la lotta al riciclaggio, quel denaro ha cominciato a puzzare.
E’ una dinamica rovesciata che si scorge da lassù. Una dinamica che dagli strani passaggi di denaro - messi in atto per occultare, trasferire sostituire, lavare il provento degli illeciti – risale ai reati presupposti e fa prendere coscienza che la mano economica delle mafie gestisce i suoi affari anche attraverso attività apparentemente lecite.

Avanti tutta sui vaccini mentre la sanità perde colpi



da: http://pepe.blogautore.repubblica.it/ - di Guglielmo Pepe

Come era previsto, avanti tutta sui vaccini. Senza tentennamenti e dubbi, la ministra Lorenzin, sostenuta dal governo, ha presentato la definitiva versione del Decreto Vaccini, che non presenta cambiamenti sostanziali tranne l'autocertificazione (per i dettagli consiglio di leggere l'articolo di Michele Bocci). Adesso la linea è tracciata: vaccinazioni a go-go.
Come sappiamo in Italia - e non tra i free-vaxx ma tra i ricercatori vaccinisti - e all'estero, c'è molta discussione sulla obbligatorietà e sulla raccomandazione vaccinale. Tant'è che in mezza Europa non c'è obbligo. Noi abbiamo scelto una strada diversa. Tuttavia non si capisce perché il nostro Paese è il primo ad introdurre ben 12 vaccini obbligatori. Una scelta sulla quale anche la ministra Fedeli si era pronunciata chiedendo di spiegare ai cittadini il perché di tale accelerata.
In sincerità non capisco il perché di questo decisionismo. Tuttavia ora mi aspetto che in sede parlamentare ci sia un vero confronto e, soprattutto, ci siano le necessarie spiegazioni affinché gli italani che si sono appellati al presidente Mattarella possano avere le risposte che chiedono.
C'è poi il nodo delle punizioni: la non iscrizione agli asili, le multe e le segnalazioni al tribunale dei minori. Nel testo, come era ovvio, non si fa cenno

sabato 10 giugno 2017

Nominato il dg Rai: Orfeo, il direttore generale del…..Nazareno



 
da: https://ilmanifesto.it/

Rai, Orfeo direttore generale «Nazareno»
Viale Mazzini. Il cda dà il via libera alla nomina del direttore del Tg1 alla guida della tv pubblica. Passa la scelta di Renzi, plauso dei forzisti, tuonano i 5 Stelle: «Non è di garanzia» 
di Micaela Bongi

A destra spopola. Perfino Daniela Santanchè, che non è certo una tenera, è prodiga di complimenti nei confronti del nuovo direttore generale di viale Mazzini. L’impasse sulla nomina del successore di Antonio Campo Dall’Orto del resto si è ufficialmente sbloccata con un tweet di Maurizio Gasparri che ha annunciato al posto del consiglio d’amministrazione la fumata bianca sul nome dell’attuale direttore del Tg1 Mario Orfeo.

Su Orfeo ha insistito Matteo Renzi, di fronte al premier Paolo Gentiloni (l’indicazione del dg Rai spetta al governo) che invece nutriva dubbi, evidentemente messi da parte senza fare troppe storie. Una volta saltato l’accordo a quattro sulla legge elettorale, il segretario del Pd ha scelto di

Elezioni in Gran Bretagna: la sinistra del 900 argina la vecchia destra


 

da: http://www.glistatigenerali.com/

Uk, la sinistra del 900 argina la vecchia destra: il futuro resta da scrivere
di Jacopo Tondelli

Nel regno in cui è nata la rivoluzione industriale, in cui sono nati John Maynard Keynes e  Adam Smith, in cui Marx ha formulato le sue teorie. Nella terra che ha visto il liberismo economico diventare teoria e prassi politica compiuto, con Maggie Thatcher. Nel paese che ha praticato inventandola la Terza Via con Tony Blair fino alla scommessa rischiatutto di David Cameron. Ancora, nel paese dell’Unione Europea che ha per primo deciso di uscirne. Insomma, il Regno Unito, terra di innovazione e politica da un paio di secoli, il voto di ieri restituisce una fotografia statica che somiglia molto al passato.

Theresa May, al di là del gioco spregiudicato e a perdere che l’ha portata

giovedì 8 giugno 2017

Inchiesta Consip, montatura per attaccare Renzi o…i fuorvianti titoli della stampa (di regime renziano)


Tutti zitti


Scrive il segretario PD
“Oggi bisognerebbe dare sfogo alla rabbia. All’improvviso scopri che nella vicenda Consip c’è un’indagine per depistaggio, reato particolarmente odioso, e ti verrebbe voglia di dire: ah, e adesso? Nessuno ha da dire nulla? Tutti zitti adesso?”.

Il riferimento è alla notizia che il vicecomandante del NOE Alessandro Sessa è stato accusato dalla procura di Roma di depistaggio.
Se uno si ferma ai titoli dei giornali (e ai tweet dei renziali giulivi) l'impressione è che tutta l'inchiesta Consip sia in realtà una montatura (reato odioso, non come la corruzione o l'evasione) fatta per attaccare il padre dell'allora presidente del Consiglio.

Se però uno la notizia la legge davvero, si renderebbe conto