mercoledì 18 ottobre 2017

Renzi in campagna elettorale: la testa di Visco per far dimenticare Banca Etruria e il ruolo della Boschi




da: Il Fatto Quotidiano

Ignazio Visco, un capro espiatorio per la campagna del leader del Pd
Visco sarà riconfermato, ma sotto i cannoni dell’inchiesta parlamentare. La replica di Via Nazionale: “Sapevano tutto” 
di Stefano Feltri e Carlo Tecce

La linea di Via Nazionale è chiara: Ignazio Visco non farà alcun passo indietro e non rinuncerà a un secondo mandato al vertice della Banca d’Italia. Alla fine di una giornata convulsa, dove tutti i protagonisti della vicenda sono rimasti spiazzati dalla mossa di Matteo Renzi che ha ispirato una mozione del Pd alla Camera per chiedere la sostituzione di Visco, è cambiato tutto e niente. L’unica certezza: i rapporti tra il Quirinale di Sergio Mattarella e il segretario del Pd sono compromessi, forse in modo irrimediabile. “C’è qualcosa di eversivo e di inquietante nella mozione Pd contro il governatore della Banca d’Italia”, scrive su Twitter l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli. Un’analisi non troppo diversa da quella che fanno al Quirinale. E la giornata di ieri avrà conseguenze difficili da prevedere nei prossimi mesi, quando Mattarella dovrà trattare anche con Renzi per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni del 2018.

Antonio Manzini: 7-7-2007 / 4



Ci aveva azzeccato. Alberto Ferri ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Sant’Eugenio per un infarto al miocardio fu la prima notizia che Clara Caputo, ex signora Ferri, diede al giudice e al vicequestore prima ancora di farli accomodare in salone. Lei non aveva nessuna intenzione di andare dal suo vecchio marito, al capezzale c’era già Monica, la collega giornalista ed amante, la causa del loro divorzio. Clara teneva i capelli sciolti e disordinati, e non aveva più occhi. Erano due cerchi neri, più neri delle spirali che le occhiaie le disegnavano sul volto. Le labbra esangui, seduta su una poltroncina accanto alla finestra tremava, e il pallore del viso spiccava sulle pareti della casa colorate come la tavolozza di un pittore e così i mobili, le stoffe e i ninnoli sulle librerie, un caleidoscopio che però non metteva allegria, anzi spegneva la luce e rendeva tutto oppressivo. Anche le tende, viola e arancione, soffocavano l’ambiente. A Rocco venne l’impulso di strapparle, spalancare le finestre e dare due mani di bianco.
«Ci dispiace tanto, signora... ma dobbiamo farle qualche domanda su suo figlio» esordì il magistrato. Clara annuì composta mordendosi le labbra e poggiando le mani sulle ginocchia, lisciandosi la gonna. Era pronta.

lunedì 16 ottobre 2017

Che tempo che fa: non è flop (come desiderano alcuni), ma Fazio farebbe bene a pensare a qualche correttivo…




Se c’è un programma sul quale è puntato l’”occhio attento” di certo web questo è ‘Che tempo che fa’. Come spesso succede, le osservazioni oggettive difettano.
Personalmente, lascio ai webbisti, come al sito di Davide Maggio, il piacere di essere…..soggettivamente faziosi.

In generale.
Non credo che il pubblico conosca solo un tasto del telecomando come vogliono far credere. E’ vero che esiste un “telespettatore pigro” che quando accende la tv schiaccia sempre lo stesso canale e ignora alcune programmazioni, è vero che alcuni canali sono raramente frequentati da certi telespettatori.

A casa mia guardiamo sempre meno la tv, e alcuni tasti del telecomando vivono un lungo periodo di riposo.
Il tasto numero “1” del telecomando è stato quasi sempre inutilizzato, così come altri. Ma mi accorgo dell’esistenza del tasto “1” se so che danno Montalbano piuttosto che una fiction che mi può interessare. Nella scorsa stagione televisiva ho rispolverato il tasto “2” perché ho seguito l’ottima fiction “La Porta Rossa” e il programma di Mika. In questo inizio di stagione tv, ho rispolverato il tasto “6” perché…non so stare senza Pucci”. Perché il suo “Big Show” è un programma ben “miscelato”, fatto di momenti diversi: l’sms mandato dal cellulare dell’ospite vip a tutti i suoi contatti, un po’ di carramba, la sorpresa fatta all’aspirante talent musicale, il comico proveniente da Zelig, le battute di Pucci e la presenza di Katia. Scorrevole, divertente. Vale la pena vederlo.
Insomma, è il programma, il conduttore, l’evento, che porta anche su canali che mediamente non hanno attrattive, non corrispondono ai propri interessi. Ciò significa che chi seguiva il programma di Fazio su Rai3 ce la fa a trovare il tasto “1” del telecomando così come chi abitualmente si sintonizza su Rai1 non è che ci rimane per forza se ‘Che tempo che fa' non lo attrae.

Gli spettatori forzati, poco interessati, o abitudinari, non sono la maggioranza. Questo è ciò che vogliono far credere agli investitori pubblicitari.

Che tempo che fa
Se non erro, quando ‘Che tempo che fa’ andava in onda su Rai3, è stato Carlo Freccero a dire che era il più bel programma di Raiuno. In effetti, il talk di Fazio è un programma adatto per la prima rete Rai. Sennonché…

giovedì 12 ottobre 2017

Esclusivo Pisapia: ecco a voi l’agenda con le prossime mediazioni



da: Il Fatto Quotidiano - di Alessandro Robecchi

L’abilità di Giuliano Pisapia come mediatore è ormai nota nel mondo e oggetto di grande ammirazione. Al termine di una complessa operazione di intelligence, il Fatto Quotidiano, in collaborazione con il mago Otelma e Belfagor, è in grado di anticipare le prossime mosse di Pisapia, volte a portare pace e stabilità sul pianeta.

13 ottobre. Pisapia riunisce Spagna e Catalogna. Trasportato in una località segreta con un furgone della Guardia Civil, Giuliano Pisapia ha messo in campo le sue doti di mediatore nella grave crisi spagnola. L’incontro è iniziato alle 14. Alle 15.30 l’Andalusia ha proclamato l’indipendenza, alle 16 le Asturie hanno fondato un impero e Alicante ha chiesto l’annessione all’Honduras. L’incontro si è concluso cordialmente, e Pisapia è stato subito riaccompagnato al confine e ringraziato del suo generoso tentativo.

17 ottobre. Pisapia si offre all’Atalanta come mediatore tra reparti, nel ruolo di trequartista. Malumore tra i tifosi. Sette giocatori chiedono asilo politico al Milan, si dimette l’allenatore. Pisapia ringrazia della disponibilità al dialogo e si allontana velocemente.

26 ottobre. Pisapia risolve il caso Cesare Battisti. Grazie alla mediazione

mercoledì 11 ottobre 2017

Rosatellum, l’ultima “versione” della riforma elettorale: come funziona



E’ in corso di votazione in Parlamento l’ultima versione della legge elettorale: il Rosatellum, che prende il nome da Rosato, il capogruppo del PD alla Camera che l’ha “pensata”.
Si tratta di una riforma che introduce un sistema misto proporzionale-maggioritario e soglie di sbarramento, cioè percentuali di voti minimi da raggiungere per entrare in Parlamento. Le soglie previste sono il 3 per cento per il partito che si presenta senza alleanze, il 10 per cento se i partiti si presentano alleati in una coalizione. I partiti che non raggiungono questa soglia non eleggeranno alcun parlamentare.

Alla Camera ci saranno 232 collegi uninominali in cui ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato. I rimanenti 386 seggi saranno assegnati con metodo proporzionale: ogni partito o coalizione presenterà una lista di candidati, si conteranno i voti ricevuti da ogni lista e ogni partito o coalizione eleggerà un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti. Al Senato i collegi uninominali saranno 102, 207 i collegi proporzionali.
Non è previsto il voto disgiunto, quindi l’elettore esprimerà un solo voto che andrà per la quota maggioritaria al candidato del collegio e per la quota proporzionale alla lista lo appoggia.

Antonio Manzini: 7-7-2007 / 3



Roma. Estate 2007

«Che ore sono amore?» domandò girandosi nel letto. Ma accanto a lui non c’era nessuno.
Da tre giorni.
Cercò di respirare ma qualcosa gli bloccava la trachea. Riusciva a ingoiare solo piccoli morsi d’aria che non bastavano a riempirgli i polmoni. Annaspava, un pesce appena tirato fuori dal lago. Cercò di calmare i battiti del cuore, si mise supino e rilassò tutti i muscoli. Lento prese un respiro profondo, superò quella specie di ostacolo dentro la gola e stavolta l’aria gli penetrò nei polmoni. Espirò. Ripeté l’esercizio quattro volte. Andava meglio, il cuore si stava calmando. Chiuse gli occhi. Tre giorni senza Marina erano veramente troppi. Era già successo a Rocco di stare lontano da sua moglie per più di una settimana. Ma stavolta se n’era andata. Senza sbattere la porta, non era nel suo stile, senza troppi strepiti, senza urla. Semplicemente gli aveva detto: «Per un po’ vado a dormire dai miei» e si era preparata la borsa. Tre giorni prima.
Quella domenica di merda.
Sua moglie ci ragionava da tempo, era evidente. Domenica mattina l’aveva trovata nel salone inondato dal sole di fine giugno, seduta al tavolo, immersa nelle carte della banca. Le studiava, segnava con la matita cifre e numeri su un taccuino. Rocco era entrato sbadigliando. «Vuoi il caffè?» le aveva chiesto, e lei s’era tolta gli occhiali per guardarlo in faccia. «Mi spieghi?».

lunedì 9 ottobre 2017

Dal Porcellum all’Inciucellum, passando per il Merdellum



da: La Stampa - di Mattia Feltri

L’ormai leggendario Porcellum, la legge elettorale studiata da Roberto Calderoli e approvata a fine 2005, era una buona legge elettorale. Era maggioritaria, aveva un premio di governabilità per chi avesse superato il quaranta per cento e prevedeva le preferenze, cioè gli eletti erano scelti dagli elettori e non dai partiti. Ma sentite qui che le è capitato.

Da maggioritaria divenne proporzionale perché Pier Ferdinando Casini, allora capo dell’ Udc, contava di raccattare più parlamentari. La soglia per il premio di governabilità venne tolta da Silvio Berlusconi perché voleva prendersi il premio comunque (e la pretesa si è rivelata incostituzionale).

Le preferenze vennero eliminate da Gianfranco Fini perché aveva molti voti al sud, e non intendeva tirarsi dentro personaggi troppo sulfurei e con troppe preferenze. E cioè ognuno degli alleati della Casa delle Libertà si risistemò la legge a proprio piccolo vantaggio. E ne uscì l’ obbrobrio che il politologo

giovedì 5 ottobre 2017

Web e telefono, dati personali: benvenuti nell’Italia della sorveglianza di massa



da: Il Fatto Quotidiano

Dati personali su web e telefono, il governo dà il via alla sorveglianza di massa
di Fulvio Sarzana

Un’amara sorpresa attende gli italiani nei prossimi giorni. Il Senato, infatti, entro questo fine settimana darà il via definitivo a una norma che all’apparenza richiama l’esigenza di rispettare le norme europee. Si tratta delle Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017. Il disegno di legge, che reca come primo firmatario il nome del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, è uno di quegli atti adottati in termini brevissimi, per via scadenze di legge che ne giustificano l’adozione senza un’approfondita discussione parlamentare che ne rallenterebbe l’iter.
Per questo motivo, insieme ad atti dello stesso tipo, come il decreto Milleproroghe, e le stesse norme che compongono la legge di Bilancio (quando ad esempio si diffonde la notizia che il governo porrà la fiducia) sono esposti all’inserimento di emendamenti last minute che non sono discussi se non per pochi minuti e che poi vengono approvati anche dall’altra Camera (in questo caso il Senato), senza poter essere modificati.

Il Def ci toglie servizi e risorse e nessuno lo dice (tranne la Corte dei Conti)



da: http://www.linkiesta.it/it/

Nell’audizione sulla Nota di aggiornamento al Deg i magistrati contabili attaccano una revisione della spesa dettata dall’urgenza che ha portato al “sacrificio di interi comparti“. Critiche all’eccessivo affidamento ai recuperi dall’evasione e alla sottovalutazione dei mancati introiti futuri
di Fabrizio Patti

La spending review è stata fatta male: ha comportato il «sacrificio di interi comparti» dell’economia, come le infrastrutture, e la riduzione della qualità dei servizi pubblici. Ha compresso le risorse per i settori orientati a favorire l’ampliamento della capacità produttiva, come la ricerca, l’istruzione e i trasporti. E ha salvaguardato invece le risorse legate all’invecchiamento della popolazione. Insomma, ha guardato al breve termine, per «ridurre comunque i livelli di spesa, piuttosto che ricercare maggiore efficienza nella gestione delle risorse pubbliche». Sono tutti concetti che arrivano dalla Corte dei Conti, annunciati nell’audizione parlamentare sulla Nota di Aggiornamento del Documento di economia e finanza da parte del governo.

mercoledì 4 ottobre 2017

Antonio Manzini: 7-7-2007 / 2



RUE PIAVE

UN DELITTO ANCORA IRRISOLTO

Non si parla più dell’omicidio di rue Piave che più di un mese fa ha visto la vittima Adele Talamonti crivellata da sei colpi mentre era ospite, a quanto riportato dal portavoce della procura, in casa del vicequestore Rocco Schiavone. Chi è penetrato in quell’appartamento per uccidere la povera Adele? Era proprio lei il bersaglio o le pallottole erano destinate al vicequestore? Ormai siamo gli unici a farci ancora domande. È nostro dovere ricordare ai lettori che alcuni fatti apparentemente inspiegabili hanno magari una risposta semplice ma scomoda. Come quella per esempio di non gettare fango su un dirigente della polizia che da dieci mesi lavora nella questura di Aosta e che sembra il protégé del questore Andrea Costa. Noi invece ricordiamo che la notte del 13 maggio Adele Talamonti è stata brutalmente assassinata e che da allora, nonostante le tante promesse, di quell’omicidio non si conoscono i mandanti e tanto meno gli esecutori. Una sola cosa è accaduta: Rocco Schiavone ha cambiato casa. Evidentemente non riesce a convivere con le sue responsabilità. Ci auguriamo che la questura o il dottor Baldi diano presto al giornale e ai cittadini una risposta concreta.
SANDRA BUCCELLATO

Accartocciò il quotidiano e lo lanciò nel cestino dei rifiuti. Doveva chiudere la bocca una volta e per sempre a Sandra Buccellato, la giornalista, ex moglie di Costa, responsabile dell’odio che il questore aveva per i giornalisti grazie a una sua fuga con un cronista de «La Stampa». Doveva incontrarla, minacciarla, picchiarla. Come si permetteva? La frase nell’articolo: «... Evidentemente non riesce a convivere con le sue responsabilità...» più di ogni altra gli aveva scosso i nervi. Lui con le sue responsabilità ci conviveva dal 7 luglio 2007, che ne sapeva Sandra Buccellato? Ma non c’era niente da doverle spiegare, bisognava solo fare un salto in redazione e ridurla al silenzio.

martedì 3 ottobre 2017

Caporalato digitale: i dipendenti invisibili (e senza diritti) dei servizi low cost



da: la Repubblica

Fattorini Amazon, hostess Ryanair e “rider” di Foodora: dietro ai nostri vantaggi e alle nostre comodità ci sono lavoratori senza volto e spesso poco tutelati
di Brunella Giovara

Apri la porta, ed ecco arrivato il libro ordinato la sera prima su Amazon. Comodo, comodissimo. Si ringrazia e si saluta il fattorino, che in questo caso è un sorridente sudamericano, nello specifico un peruviano di mezza età. Quanto guadagnerà, per questa consegna che alle 8 di mattina non è certo la prima della sua giornata? 35 centesimi, a fare bene i conti. Perché viene pagato 7 euro l’ora (8,81 lordi), e in quell’ora – grazie all’algoritmo che gli confeziona il percorso - farà circa venti consegne.

Quasi sicuramente è dipendente di una cooperativa, perché Amazon non fa consegne dirette, oppure di una srl. Ma per lui poco cambia: i prezzi orari viaggiano su quella cifra, e lui di conseguenza viaggia come una scheggia su e giù per Milano, a bordo di un furgoncino che la sera deve tornare alla base vuoto, possibilmente. Nelle nostre vite comode, piene di app che forniscono servizi a tutte le ore e di prezzi low cost, compaiono (ma a volte nemmeno li vediamo) quelli che molti definiscono gli “omini”, orribile definizione per preziosi prestatori di servizi, spesso molto mal pagati.

Casini di banche




da: https://ilsimplicissimus2.com/
di Anna Lombroso

C’è da supporre che gli dei sorridano quando viene al mondo uno come lui, da aggiungere alla schiera dei prescelti per imporre a noi i loro comandi e eseguire i loro imperativi crudeli.

In barba a un cognome ingombrante, Casini, che si presta a sberleffi dozzinali, gli è stato permesso di crearsi un profilo di irreprensibile rispettabilità aiutata da pii sentimenti, malgrado qualche ripetuta intemperanza sentimentale, di autorevole credibilità malgrado e reiterati equilibrismi, perfino di specchiata e indefettibile coerenza, malgrado acrobatiche adesioni a svariate formazioni, purché nate e circolanti in aree di potere, sottopotere  e privilegio  garantiti.

E infatti non è parso strano che dopo aver demolito la proposta di istituire una commissione parlamentare di inchiesta sulle banche: un atto di pura demagogia e propaganda, l’aveva definito, e ancora “..le commissioni d’inchiesta vanno maneggiate con cura istituzionale, evitando che siano solo cassa di risonanza di polemiche tra i partiti o all’interno di essi. La Commissione sulle banche sarebbe

lunedì 2 ottobre 2017

Prove tecniche di eurofranchismo


 

da: https://ilsimplicissimus2.com/ - di ilsimplicissimus

Quasi  mille feriti, proiettili di gomma, arresti, assalto della guardia civil ai seggi per impedire il voto, barricate, immagini di violenza poliziesca persino sugli anziani, gente che si mette davanti ai mezzi della polizia come in Piazza Tienanmen e questa volta senza montaggi o ricostruzioni mitologiche: insomma scene come se ne vedono in qualche angolo lontano del mondo con l’ottusa convinzione che da noi queste cose non possono accadere. E tuttavia il referendum per l’indipendenza della Catalogna ha superato ogni aspettativa di partecipazione al voto viste le condizioni in cui si è svolto: più di due milioni e 200 mila persone sono andate a mettere la scheda e il 93% per cento di loro ha detto sì all’indipendenza.

Ma a questo punto i numeri hanno un’importanza relativa: ciò che è morto nelle strade di Barcellona è l’idea civile e democratica di un’Europa che sta progressivamente gettando la maschera: al suo posto vediamo un’Unione, che fa le pulci al Venezuela per molto meno di ciò che è accaduto in Catalogna, che istituisce i ministeri della verità, censura i media russi in un crescendo di isteria, che ha tollerato e anzi appoggiato l’ormai conclamato franchismo del governo di Madrid, necessario al mantenimento dello status quo finanziario e delle istituzioni che lo rappresentano, come del resto

Poeti, Pierluigi Cappello: Piove



da "Mandate a dire all'imperatore"

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell'ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l'albero è capovolto, la radice è nell’aria.

Web: non possono essere i social o Google a stabilire cosa è illecito



da: Il Fatto Quotidiano

Web content, non possono essere Facebook o Google a stabilire cosa è illecito online
di Guido Scorza


Si sbaglierebbe – come forse un po’ troppo frettolosamente taluni hanno fatto – a bollarla come un semplice ultimatum a Facebook, Google, Twitter & C. perché si diano più da fare per tenere pulita la rete dai terabyte di contenuti spazzatura che i quasi 4 miliardi di suoi utenti vi riversano quotidianamente e si sbaglierebbe, allo stesso modo, a considerarla il punto di arrivo di una riflessione che, evidentemente, al contrario, non è ancora sufficientemente matura, equilibrata e bilanciata.

Ci sono alcuni principi condivisibili e, anzi, sacrosanti e ce ne sono altri che lasciano perplessi e, anzi, stridono o, almeno, rischiano di produrre derive stridenti, con taluni principi fondamentali nei quali i Paesi dell’Unione europea si riconoscono.

Impossibile, ad esempio, non trovarsi d’accordo quando la Commissione scrive che ciò che è illecito offline deve essere considerato tale anche online e, egualmente, non si può non condividere il principio secondo il quale quando l’Autorità competente di uno Stato membro accerta l’illiceità della pubblicazione di quel contenuto, il contenuto in questione dovrebbe sparire dallo spazio pubblico telematico nel minor tempo possibile.

sabato 30 settembre 2017

Regione Lombardia: Mario Mantovani, un plurindagato in Commissione




da: Il Fatto Quotidiano

Mario Mantovani, un plurindagato in Commissione
di Gianni Barbacetto

Fanno di tutto per convincerci che la politica è irriformabile e che i partiti sono associazioni a delinquere.
Metti un tipetto come Mario Mantovani da Arconate, entrato per sempre nel cuore di Silvio Berlusconi perché, imprenditore dell’assistenza agli anziani, si è preso cura di Mamma Rosa, buonanima, amata genitrice di Berlusconi. Ebbene: era la mattina del 13 ottobre 2015, mentre era atteso in Regione per aprire i lavori della “Giornata della Trasparenza”, quando Mantovani viene arrestato con le accuse di corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio, per aver truccato gare d’appalto sulle case di riposo, sul trasporto di pazienti dializzati, sull’edilizia scolastica e per aver favorito la carriera di medici a lui vicini. Sta in galera 40 giorni, poi va agli arresti domiciliari. Il 14 aprile 2016 torna in libertà per una questione di termini scaduti. Il 3 maggio fa ritorno in Consiglio regionale: trionfalmente accolto dai suoi colleghi. Ora lo hanno fatto rientrare anche nel suo giro preferito: il 27 settembre 2017 lo hanno infatti ammesso in Commissione sanità. Eppure proprio il giorno prima era scoppiato un altro scandalo, con 27 arresti per ’ndrangheta e corruzione, in cui lo stesso Mantovani è di nuovo accusato di corruzione per i suoi stretti rapporti con l’imprenditore Antonino Lugarà, considerato un colletto bianco della ’ndrangheta in Lombardia. “Lui, Mario, è assessore alla sanità, è l’assessorato

giovedì 28 settembre 2017

Stesso tipo di rinvio giudizio, diversa stampa: Sala e Raggi



da: http://unoenessuno.blogspot.it/

Stesso reato (presunto)

Dovrebbe essere lo stesso il reato contestato a Virginia Raggi e Beppe Sala: falso in atto pubblico.
Per entrambi è stato chiesto il rinvio a giudizio.
Solo che la richiesta per il sindaco di Roma è, in questo momento, su tutte le home page dei siti di informazione, anche su Democratica.info, il giornale del garantismo (dei potenti).
La seconda richiesta di rinvio a giudizio invece è finita in sordina.