da: Il Fatto Quotidiano – di Lorenzo Vendemiale
Il gruppo di Len Blavatnik è arrivato oltre il miliardo di dollari di ricavi, ma è in rosso per 1,4. In Italia la scommessa è quella di Tim: spingere la fibra
Le partite della Serie A, il bene più prezioso che ci sia per l’italiano, per i prossimi tre anni sono nelle mani di un ex oligarca russo, che ha costruito la sua fortuna partendo dalle macerie dell’Urss e cavalcando le onde del capitalismo occidentale, e ora si è messo in testa di costruire la Netflix dello sport, progetto che in Italia, per volontà del grande alleato Tim, significa catapultare dall’oggi al domani un Paese con un digital divide imbarazzante nel futuro dello streaming. Per gli avidi patron della Serie A, che di fronte al malloppo non ci hanno pensato troppo a consegnargli le chiavi del campionato, stiamo in una botte di ferro. Per i tifosi riottosi al cambiamento, per cui si stava sempre meglio quando si stava peggio (il monopolio di Sky e le urla di Caressa sono ricordati praticamente come l’età dell’oro), siamo rovinati.
L’ERA DI DAZN, cioè del pallone in streaming, è cominciata come tutti si aspettavano: disagi, proteste, addirittura interrogazioni parlamentari. Sembra di essere tornati al 2018, con l’aggravante di tre anni di inutili prove generali, all’esordio balbettante nel campionato italiano di Dazn, entità astratta che ancora non è entrata nel cuore degli italiani. Lev Blavatnik è convinto che ci riuscirà presto, e non per caso è diventato uno degli uomini più ricchi del pianeta.






