giovedì 25 ottobre 2012

La politica (?) fiscale del governo Monti, tra Iva e Irpef: è così facile capire ciò che si deve fare


Non sono un “tecnico” del governo, non sono un “esperto” di politica economica. Sono una che deve far  quadrare i conti. E penso quanto segue.

Partiamo da un concetto ovvio, sul quale concordiamo tutti: non vorremmo aumenti d’imposte dirette o indirette. Poiché così non è - non passa giorno che non ci prosciughino le tasche - la questione principale non è certo l’aumento dell’Iva. Per un motivo elementare che chiunque vive nel mondo reale e svolge una delle attività tipiche: fare la spesa, ben comprende. 
Ogni anno a settembre – qualsiasi sia l’andamento economico dichiarato da politici e stampa – i prezzi aumentano. Anche per quei generi che fanno magazzino. Che non si deteriorano. Che non hanno scadenza breve. Eppure – mediamente – i cicli produttivi sono appena iniziati.
Questo significa che coloro che costituiscono la filiera che va dal produttore al consumatore sono – mediamente – dei truffatori.
Si può discutere su quali siano le reali ragioni degli aumenti. Alcune sicuramente oggettive. Apriamo questo capitolo. Scopriremo i pochi onesti e i tanti truffatori ed evasori in un paese nel quale non esiste un calmiere dei prezzi. Con tutti i limiti che questo strumento può avere, la ragione della sua assenza è il solito ritornello: l’economia di mercato. Fantastico. Vedi come siamo messi con l’economia di mercato.
Pertanto, tu, classe politica che governa (?!) e legifera (?!): o intervieni con norme e incentivi per ridurre la filiera, o mi controlli certi prezzi (non certo i beni superflui). 
Altrimenti....il mio più cordiale: vaffanculo e vai a lavorare. 

Quanto sopra per arrivare a sostenere che l’aumento dell’Iva – che nessuno vuole -  è il minore dei mali.
Siamo abituati ai rincari. I prezzi iniziano ad aumentare appena qualcuno butta in stampa la notizia che il governo vuole aumentare l’Iva. Pertanto, non ha senso ora retrocedere dalla decisione.

Posto che siamo in un paese dove i truffatori non sono solo in Parlamento, ma ne abbiamo una folta e pari rappresentanza nel paese reale, occupato da lobby individualiste prive di senso civico cui, personalmente, auguro la più lunga crisi economica di tutti i tempi, ritengo che l’unica soluzione sensata – degna di un governo e/o classe politica delegata a gestire la cosa pubblica – sia quella di aumentare il reddito pro-capite.
Dammi più soldi, poi sarò io a pensare a come spenderli, ergo: aumentare i consumi. E, se non sono pirla, eviterò quei prodotti che mi puzzano di presa per il culo da parte dei commercianti.

L’aumento del reddito si ottiene diminuendo le imposte (Irpef). Per concludere: la soluzione più sensata in un paese con scarso senso dell’onestà è di agire sul reddito. Aumentando gli stipendi.
La diminuzione dell’Irpef è un dovere. Nei confronti di chi paga le tasse da anni e anni. E, altro aspetto non irrilevante: è tangibile. Perché quando guardo il cedolino del mio stipendio, mi accorgo di prendere qualcosa in più. E, sempre che il reddito complessivo e le esigenze quotidiane me lo consentano, quel “qualcosa” in più che vedo scritto nero su bianco e che mi ritrovo in tasca mi può indurre a qualche spesa ulteriore.

E’ talmente semplice capire su cose e come si deve agire che a non comprenderlo possono esserlo solo i governi italiani – tutti nessuno esclusi – e i parlamentari che da anni non smuovono il culo da Montecitorio e Palazzo Madama.
Sta a vedere che mi tocca scendere in campo….

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