martedì 23 ottobre 2012

Usa, elezioni presidenziali: terzo confronto Obama-Romney


da: La Stampa

Obama si impone sulla politica estera ma Romney lo sorprende sull’economia
Il presidente più abile su Iran, Cina e Bin Laden ma lo sfidante è abile a dirigere nel finale l’attenzione su povertà ed occupazione. Duello su Israele. Ultimi minuti al calor bianco.
di Maurizio Molinari

Barack Obama vince sulla politica estera ma Mitt Romney riesce nel finale ad essere più efficace facendo leva sui temi economici ed entrambi i portavoce parlano così di vittoria. Il terzo e ultimo dibattito fra il presidente democratico e lo sfidante repubblicano si chiude in un clima da ring di pugilato, lanciando entrambi verso le ultime due settimane di una sfida mozzafiato, descritta da sondaggi che li danno testa a testa in una dozzina di Stati. 



Quando il moderatore Bob Schieffer della Cbs dà inizio al dibattito ponendo la prima domanda sulla Libia, Romney risponde mettendo subito le mani avanti: “Mi congratulo con il presidente per l’eliminazione di Osama bin Laden”. E’ un tentativo di liberare il campo dal maggiore successo del rivale ma anche l’ammissione di un dibattito in salita perché la politica estera è il cavallo di battaglia del presidente. Obama si sente più forte, lo mostra per piglio, linguaggio e determinazione.
Appena prende la parola ridicolizza Romney: “Pochi mesi fa diceva che il nostro nemico più pericoloso è la Russia, meno male che ora riconosce che invece è Al Qaeda”. Il repubblicano non reagisce e Obama affonda i colpi: una valanga di citazioni su errori di giudizio, gaffes e sbagli strategici di Romney. “Sono citazioni errate, attaccarmi non è un’agenda di politica estera” riesce appena a dire Romney. Siamo al 16° minuti e se il match finisse qui, Obama vincerebbe per ko. Romney riesce a riprendere fiato, e trovare spazio, sull’Iraq, contestando a Obama di non essere riuscito a lasciare basi nè truppe dopo otto anni di guerra e sacrifici. E’ il primo battibecco, continua per una manciata di secondi e Obama è abile a interromperlo con la prima citazione di Israele. “Il nostro alleato più importante in Medio Oriente”.  

Se Romney puntava su questo cavallo, ora Obama glielo sfila. Schieffer introduce il tema della sanguinosa guerra civile in Siria: “Davvero non si può fare di più?”. Risponde Obama: “I giorni di Assad al potere sono contati”. Romney questa volta riesce a fare un passo in più: “La Siria è un disastro umanitario, rimuovere Assad è prioritario per noi”. Non invoca l’intervento militare, si dice contrario anche alla no fly zone, ma invoca a chiare lettere più aiuti per i ribelli. Obama tiene gli occhi puntati sul rivale e i tratti del volto tradiscono nervosismo quando Romney lo accusa di “carenza di leadership”. E’ una linea d’attacco efficace. Il repubblicano ripete a più riprese “l’America non ha leadership in questa crisi” e per la prima volta Obama mostra qualche esitazione, limitandosi ha rispondere: “Stiamo dimostrando di avere leadership sulla Siria”.  

Entrambi i candidati hanno appuntate spillette a forma di bandiera americana sulla giacca, ed entrambi hanno a disposizione due bicchieri d’acqua che non toccano mai. La tensione fra loro è di gran lunga maggiore rispetto ai precedenti due duelli perché questo è l’ultimo e ogni parola può essere decisiva. Ecco perché, quando si supera la boa dei trenta minuti Romney gioca la mossa preparata a tavolino: “E’ la nostra economia debole che ci impedisce di essere forti in politica estera”. L’intento è di far entrare nel dibattito i temi economici. Romney segue un copione mandato a memoria ed accelera. Accusa Obama di voler tagliare il bilancio militare, riducendo il bilancio del Pentagono di mille milioni di dollari e poiché il presidente tarda a rispondere, tira gli altri siluri: “Le tensioni bilaterali con Israele sono state negative, nel 2009 è stato un errore tacere sulla rivolta iraniana”. Romney tiene l’offensiva, ingaggia un vivace duello su Israele e Iran, e affonda anche sul commercio: “Si parla sempre degli scambi con la Cina, bisognerebbe parlare di più di America Latina”. 

E’ un altro tema economico, consente a Romney di restare in sella. Obama gli risponde sull’educazione ma è un errore perchè Schieffer lo blocca: “Torniamo a parlare di politica estera”. Pochi attimi dopo ripete la frase a Romney, che però continua a cercare scorciatoie per allontanarsi da diplomazia e strategia. Accusa Obama di “voler riportare la Marina ai livelli del 1917” a causa della riduzione di unità ma la replica è sferzante: “Una volta avevamo anche più baionette e cavalleria, con il passare del tempo cambia anche la strategia, oggi dobbiamo tener presente spazio e cyberspazio”. Romney incassa e non risponde. Schieffer chiede ai due di pronunciarsi sul principio che “un attacco a Israele equivale ad un attacco all’America”. Nessuno dei due lo fa proprio ma Obama assicura che “se Israele sarà attaccata saremo al suo fianco” vantando “lo svolgimento questa settimana delle esercitazioni più grandi di sempre mai svolte” con l’esercito dello Stato Ebraico. E sull’Iran assicura: “Fino a quando sarò presidente, non avrà l’atomica”. 

Romney sull’alleanza con Israele usa un linguaggio ancora più esplicito: “Con me presidente, l’America sarà sempre alle spalle di Israele”. E sull’Iran attacca: “Servono sanzioni più dure, l’isolamento diplomatico e l’incriminazione di Ahmadinejad”. Il repubblicano è su un terreno più sicuro, si spinge fino a contestare a Obama il “tour di scuse” fatto in Medio oriente subito dopo l’insediamento “senza fare tappa in Israele”. “Se vogliamo parlare dei nostri viaggi all’estero per me va benissimo” ribatte Obama, sollevano risate fra i giornalisti americani in sala stampa per il riferimento alle gaffes di Romney nel recente viaggio in Europa e Israele. Ma Romney resta all’offensiva: “La verità è che da quando Obama è diventato presidente il numero delle centrifughe iraniane è aumentato”. Barack tenta di frenarlo con un colpo basso: “Romney investe in aziende cinesi con interessi in Iran”. Ma il dibattito ora appare più bilanciato. Romney è efficace quando dice “la Jihad avanza in Medio Oriente, la Cina avanza nel commercio” e ciò dimostra la debolezza dell’America. Con un altro colpo basso Obama rimprovera a Romney di “essere andatoin Israele a raccogliere fondi mentre io nel 2008 andai a rebdere omaggio allo Yad Va-Shem - il museo della Shoà - ed alla città di Sderot bersagliata dai razzi di Hamas”. Romney è pronto a ribattere: “Presidente, ben 38 senatori democratici le hanno chiesto di riparare le relazioni con Israele...”.  

Obama si accorge di aver perso il dominio del dibattito e gioca ancora più pesante: “Romney disse che bisognava chiedere permesso al Pakistan per un eventuale blitz contro Bin Laden”. Il repubblicano non smentisce e difende “l’importanza dei rapporti con il Pakistan, una nazione che ha 100 bombe atomiche”. A 15 minuti dalla fine Schieffer introduce il tema della Cina e Romney ha gioco facile a trascinare lo scontro lì dove ha voluto sin dall’inizio: sull’economia. “Abbiamo un deficit commerciale enorme non si può più andare avanti, rubano i nostri posti di lavoro, manipolano la concorrenza”. Il repubblicano è un fiume in piena, Obama tenta senza successo di frenarlo. Gioca contro di lui la carta dell’auto, rimproverandogli di “aver voluto far fallire Chrysler e Gm che noi abbiamo salvato” e negli ultimi sei minuti il dibattito diventa un match, la scrivania un ring e Romney riesce nell’intento di avere tempo e spazio per l’arringa finale sull’”America impoverita, i dissocupati aumentati e 47 milioni di cittadini che vivono con i buoni pasti”. Se Obama è stato più efficace sulla politica estera, la tattica di Romney si dimostra vincente. Nelle dichiarazioni finale Obama accusa lo sfidante di “voler riportare al passato” e promette di “continuare a battermi per le vostre famiglie” ma Romney è più efficace: “Sono ottimista sul futuro, Obama ci porta al declino, io creerò milioni di posti di lavoro, sono come far ripartire l’America e vi guiderò in maniera onesta”. Nella “spin room” i portavoce di entrambi i campi parlano di successio e i sondaggi delle tv premiano Obama ma Romney è riuscito a non soccombere nel dibattito più difficile. 

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