da: Il
Sole 24 Ore
Il Pdl insiste e ripropone le norme «salva Ruby». Idea commissario, tensione nel Governo.
Si è
chiusa nel tardo pomeriggio la presentazione dei subemendamenti al ddl
anticorruzione, centrati sui tre emendamenti presentati giovedì dal ministro
della Giustizia Paola Severino: magistrati fuori ruolo, traffico
di influenze illecite e corruzione fra privati. Poche sorprese dal fascicolo
delle 57 nuove proposte dei gruppi: ricompaiono gli emendamenti "salva
Ruby" targati Pdl e firmati da Luigi Compagna e che delimitano la
concussione per induzione; e la cosiddetta norma "anti-Batman", primo
firmatario Maurizio Gasparri che dovrebbe rispondere
ai casi analoghi allo scandalo dei fondi regionali del Lazio.
Molte le
proposte sulla questione delle toghe fuori ruolo, da
quelle del radicale Perduca che propone di ripristinare la "tagliola"
dei 5 anni consecutivi introdotta alla Camera e dei dieci anni senza eccezioni,
a quelle molto più articolate del Pd, che comunque aprono alle eccezioni al limite
di dieci anni introdotte dal ministro, ma modulandole in modo diverso. Il Pd e
l'Idv propongono anche interventi che vanno a innalzare le pene o a sospendere
la prescrizione per alcuni delle fattispecie di reato toccate dal ddl.
Ma a
sorpresa, sull'ultimo miglio, il ddl anticorruzione ha
rischiato oggi di inciampare, e non in uno dei consueti contrasti interni alla
maggioranza pro-Monti ma per una tensione tutta interna al Governo. Ad
increspare le acque alla vigilia dello sprint in commissione che dovrebbe
consentire al provvedimento di approdare nell'aula del Senato fin da mercoledì
è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà: «Proporremo un vero e
proprio commissario per l'anti-corruzione», spiega in una intervista, «scelto
dal Governo ed eletto dal Parlamento con la maggioranza qualificata».
L'emendamento è già pronto, «l'abbiamo elaborato e scritto Patroni Griffi ed io
e tra poche ore lo consegneremo al ministro Severino».
Apriti
cielo: salta sulla sedia la Guardasigilli, prossima al traguardo
dopo mesi di faticose mediazioni. Ma soprattutto la prende male il collega di
Governo Filippo Patroni Griffi, ministro della Pa, che diffonde una fulminea
smentita: la questione è «reale», ha ammesso, ma in questo momento «la priorità
assoluta» è la conclusione dell'iter parlamentare del disegno di legge mentre
«di altre questioni si avrà modo di discutere in altri provvedimenti». In
ambienti di palazzo Vidoni si ridimensiona l'intesa con Catricalà a un semplice
pour parler di corridoio, ma il sottosegretario non ci sta a essere
rimesso in riga in questo modo e diffonde una puntuta precisazione, nella quale
spiega di aver «concordato parola per parola l'emendamento» con Patroni Griffi.
Ma in ogni caso si accoda alla linea del rinvio: se l'idea del supercommissario
«dovesse essere causa di ritardi, allora si può prevedere di inserirla nella
legge di Stabilità».
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