da: Il Sole 24 Ore
Da «Licenza di uccidere» a «Skyfall», i primi
cinquant'anni di James Bond sul grande schermo
«Il mio nome è Bond, James Bond»: frase entrata nella
leggenda pronunciata per la prima volta sul grande schermo il 5 ottobre del
1962 quando, nel corso di una première londinese, venne proiettato «Agente 007,
licenza di uccidere», il primo capitolo di uno dei franchise più popolari della
storia del cinema.
Oggi, a cinquant'anni di distanza, il mito di Bond si
prepara a tornare nelle sale con «Skyfall», il ventitreesimo titolo della
serie, che uscirà in Italia mercoledì 31 ottobre.
Nato dalla penna di Ian Fleming nel 1952, che si dice
l'abbia creato per sconfiggere la noia della vita coniugale, il celebre agente
speciale fa il suo esordio in libreria l'anno successivo con «Casino Royale», a
cui seguiranno undici romanzi e due raccolte di racconti, scritti con cadenza
annuale.
Forte dei successi letterari, il primo film, diretto da
Terence Young, sbanca il botteghino: circa 60 milioni di dollari d'incasso a
fronte di una spesa di un solo milione, grazie anche alla magnetica performance
di Sean Connery.
Ancora oggi per molti fan "l'unico e vero James Bond", Connery riproporrà il personaggio in altre sei pellicole ottenendo sempre ottimi risultati: dai cult «Dalla Russia con amore» (1963) e «Missione Goldfinger» (1964), in assoluto tra i lavori meglio riusciti della serie, fino a «Una cascata di diamanti» (1971) di Guy Hamilton. In mezzo,
Ancora oggi per molti fan "l'unico e vero James Bond", Connery riproporrà il personaggio in altre sei pellicole ottenendo sempre ottimi risultati: dai cult «Dalla Russia con amore» (1963) e «Missione Goldfinger» (1964), in assoluto tra i lavori meglio riusciti della serie, fino a «Una cascata di diamanti» (1971) di Guy Hamilton. In mezzo,
una breve e sfortunata
parentesi firmata da Peter R.Hunt con George Lazenby dal titolo «Al servizio
segreto di sua maestà» del 1969.
Connery nel 1983 fu anche protagonista di «Mai dire mai»
(sorta di remake di «Thunderball» del 1965), considerato uno dei due "Bond
apocrifi" (l'altro fu il parodistico «James Bond 007-Casino Royale» del
1967 con David Niven e Peter Sellers) non prodotti dalla famiglia Broccoli e
non inclusi nella numerazione ufficiale.
Nella serie universalmente riconosciuta invece, dal 1973, dall'eleganza di Connery (sua la scelta di abbandonare il personaggio) si passò all'ironia di Roger Moore che interpretò Bond in ben sette occasioni: da «Vivi e lascia morire» di Guy Hamilton a «La spia che mi amava» di Lewis Gilbert del 1977, fino all'ultimo «Bersaglio mobile» di John Glen del 1985.
Nella serie universalmente riconosciuta invece, dal 1973, dall'eleganza di Connery (sua la scelta di abbandonare il personaggio) si passò all'ironia di Roger Moore che interpretò Bond in ben sette occasioni: da «Vivi e lascia morire» di Guy Hamilton a «La spia che mi amava» di Lewis Gilbert del 1977, fino all'ultimo «Bersaglio mobile» di John Glen del 1985.
Lo stesso Glen sarà anche l'autore dei due film con
Timothy Dalton, quarto attore a vestire i panni dell'agente 007: «Zona
pericolo» del 1987 e «Vendetta privata» del 1989, al termine del quale Dalton
fu costretto a chiudere la sua esperienza con Bond. La nuova pellicola
(inizialmente pensata per il 1990) fu bloccata da alcune dispute legali fino al
1995, quando venne sostituito da Pierce Brosnan.
Nel frattempo era giunto il momento di svecchiare la saga:
con il crollo del muro di Berlino i classici nemici di Bond, sovietici o legati
alla guerra fredda, rappresentavano il passato e ora i nuovi villain sono
ricchi petrolieri o tecno-terroristi.
I quattro film con Brosnan, rispetto ai precedenti più
vicini al genere thriller che allo spy-movie, ebbero strepitosi incassi ai
botteghini, ma la critica e i giudizi degli esperti diventarono sempre più
freddi, a causa di una formula narrativa stereotipata e ormai stantia.
Per questo si optò per un nuovo inizio, un reboot della
saga che partisse dalle origini di Bond, con un nuovo interprete: il risultato
fu «Casino Royale», non a caso tratto dal primo romanzo di Fleming, uscito nel
2006 con la regia di Martin Campbell e il volto di Daniel Craig.
L'attore rivoluzionò il personaggio sia nell'aspetto
fisico (i capelli biondi, mai avuti da altri 007 prima di lui) che nei modi più
bruschi e certamente meno eleganti dei suoi predecessori. Nonostante diverse
titubanze dei fan, il film si rivelò un prodotto di buona fattura, adeguato a
quel "nuovo inizio" di cui Bond aveva un grande bisogno.
Il successivo, insipido, «Quantum of Solace», diretto da
Marc Forster nel 2008, non ebbe pari accoglienza, mentre si attendono grandi
cose da «Skyfall», considerando il nome del regista Sam Mendes (autore di
pellicole come «American Beauty» del 1999 e «Revolutionary Road» del 2008) e la
presenza di un cast importante.
Particolare curiosità è legata a Javier Bardem: vestendo i
panni del cattivo di turno, prosegue una tradizione di attori importanti che
prestano volto e voce all'antagonista di 007. Basti ricordare, tra gli altri,
Joseph Wiseman in «Licenza di uccidere», il grande Adolfo Celi in
«Thunderball», Christopher Lee in «L'uomo dalla pistola d'oro» del 1974,
Michael Lonsdale in «Moonraker» del 1979 fino a Mathieu Amalric in «Quantum of
Solace».
Oltre agli attori e alle prestigiose colonne sonore,
determinante valore aggiunto alle pellicole, il successo di 007 è anche legato
alle Bond Girls, vere e proprie femme fatales presenti in tutti i titoli della
serie. Dall'apparizione di Ursula Andress, che esce dall'acqua come la Venere
di Botticelli in «Licenza di uccidere», le Bond Girls sono diventate
immediatamente un mito nel mito: memorabili, tra le tante, Daniela Bianchi
(«Dalla Russia con amore»), Shirley Eaton ricoperta d'oro in «Missione
Goldfinger», Lana Wood («Una cascata di diamanti»), Carole Bouquet («Solo per i
tuoi occhi» del 1981), Michelle Yeoh («Il domani non muore mai» del 1997) e la
coppia Eva Green - Caterina Murino in «Casino Royale». Il duro compito di non
farle rimpiangere, in «Skyfall», toccherà all'attrice e modella francese
Bérénice Marlohe e all'inglese Naomie Harris.
Come spesso è capitato con i film targati 007, anche
quest'ultimo è stato accompagnato da grosse polemiche nelle settimane
precedenti all'uscita: i produttori hanno accettato una ricca offerta della
Heineken, circa 60 milioni di euro, per dare spazio ai prodotti del colosso
olandese. I fan storici della serie, dai siti e dai social network, si sono
organizzati per boicottare tale scelta, invitando gli spettatori di tutto il
mondo ad accogliere con boati di disapprovazione la sequenza in cui Bond, al
posto dello storico Martini "agitato e non mescolato", ordinerà una
bottiglia della nota birra olandese.

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