venerdì 21 febbraio 2014

Marco Travaglio: “Provaci ancora, esperto”



da: Il Fatto Quotidiano

A dar retta agli “esperti”, da quando sono entrati in Parlamento i 5Stelle non ne hanno azzeccata una. Dunque il Movimento dovrebbe veleggiare intorno allo zero per cento nei sondaggi e i suoi parlamentari cercare affannosamente ospitalità nei vecchi partiti o nel gruppo misto, avverando così l’eterna profezia della stampa sull’imminente fuga di massa del poderoso esercito dei “dissidenti”.
Purtroppo i sondaggi del M5S vanno a gonfie vele, i fuoriusciti restano i quattro gatti di un anno fa e i dissidenti altrettanti, poco a che vedere con Sacharov e Solgenitsin e molto con i due professionisti del finto suicidio sul cornicione del teatro Ariston. Del resto nel 2011-2012 gli “esperti” salutavano Monti salvatore della Patria e la fine del berlusconismo; un anno fa annunciavano il trionfo del Pd di Bersani e di Scelta civica, la fine del berlusconismo e i 5Stelle relegati al 15-18%; nove mesi fa turibolavano Letta nipote e la “rivoluzione dei quarantenni”; e tre mesi fa, con la decadenza di B. e la spaccatura del Pdl, oracolavano la nascita di “un governo più forte” e la solita fine del berlusconismo soppiantato dall’irresistibile Ncd di Alfano & C. Ne avessero mai azzeccata una. Il guaio degli “esperti” è che sono tutti imbullonati alle redazioni e non hanno la più pallida idea di quel
che accade fuori. Rieccoli dunque, pensosi e un po’ spettinati, a domandarsi chi abbia vinto la partita in streaming fra Renzi e Grillo. Tralasciamo la risposta dei maestri di cerimonie e dei liberi docenti di bon ton (ha vinto il ragazzo bene educato e ha perso il vecchio teppista), e concentriamoci sulla domanda: ma che senso ha?

Renzi non ha perduto la calma e ha infilato due o tre buone battute, dunque ha vinto davanti al suo pubblico: l’elettorato del Pd e dei partiti, che vede in lui l’ultima speranza di un’uscita normale e tradizionale dalla crisi. Grillo ha vomitato tutto il suo repertorio come fosse in piazza, ma è stato anche attento a distinguere fra la persona del suo giovane interlocutore (“buono”) e il sistema retrostante (“marcio”), e ha vinto davanti al suo pubblico: l’elettorato dei 5Stelle e degli scontenti dei vecchi partiti, che non si fida più di nessuno e non crede più alla parodia che chiamiamo “democrazia” (di qui l’“io con te non sono democratico” grillesco).
Con buona pace degli esperti che passano il tempo a spiegargli cosa vogliono i suoi elettori, Grillo lo sa benissimo da sé. Così come lo sa Renzi, giustamente poco preoccupato dall’applausometro post-streaming e molto dai ministri e dal programma del suo governo. Alla frottola della democrazia in pericolo perché Grillo non fa parlare Renzi credono soltanto gli esperti nei loro circuiti onanistici (dove poi non si fa un plissè dinanzi alle ghigliottine boldrinesche, alle crisi extraparlamentari, alle riforme piduiste della Costituzione, ai governi e ai presidenti fabbricati nelle segrete stanze contro il volere degli elettori).

Quella dell’altroieri non era la partita (che comincia ora), ma solo il “selfie” delle due Italie irriducibili, incomunicabili, inconciliabili. Ma davvero qualcuno può pensare che gli elettori, quando saranno chiamati alle urne, voteranno Pd o M5S in base a quei 9 minuti di streaming? L’elettorato, per quanto idiota possano considerarlo i suoi esegeti e aruspici, è sempre un filo più intelligente di loro. E vota sempre senz’ascoltare i loro preziosi e sapienti consigli: con una mano sul cuore (sempre più incazzato) e l’altra sul portafogli (sempre più vuoto). La percezione di affidabilità dei leader e dei partiti è senz’altro alterata dallo specchio deformante della tv (il conflitto d’interessi: do you remember?). Ma non cambia in due ore di talk o qualche minuto di streaming. Cambierà se oggi Renzi leggerà una lista di nomi presentabili, competenti e nuovi rispetto alla solita sbobba, e se questi riusciranno a combinare qualcosa.
Certo, la sfilata di anime morte e vecchie pantegane che entra ed esce dalle consultazioni è un gigantesco spot per Grillo. Ma la speranza è l’ultima a morire. Anzi, è sempre la penultima.

2 commenti:

  1. attilio cece21/02/14, 13:23

    non sono daccordo: secondo me i risultati delle prossime europee saranno per il m5s significativamente peggiori dei numeri delle scorse politiche.
    E questo sarà solo l'inizio chè alle successive (penso altrettanto vicine) nazionali, la debacle dei 'cittadini' sarà ancora maggiore.
    In caso avessi ragione mi aspetto mi venga offerto un caffè...

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    1. attilio cece21/02/14, 13:25

      a completamento aggiungo di non sentirmi un amante delle pantegane in quanto, pur vecchio, non ho mai votato per questi 'onorevoli'

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