mercoledì 26 febbraio 2014

Marco Travaglio: “Ma ci è o ci fa”

da: Il Fatto Quotidiano

È straordinaria la capacità della politica e della stampa al seguito di concentrarsi sulle scemenze per non affrontare le cose serie. Ora, per esempio, pare che i peccati mortali di Renzi davanti alle Camere siano la prolissità dei discorsi, le mani in tasca, l’omesso Mezzogiorno e soprattutto i mancati salamelecchi a Sua Maestà re Giorgio I e II. In realtà – visti i danni o il nulla combinati dai suoi predecessori nel pieno rispetto del galateo formale, delle promesse parolaie al Sud, ma anche al Nord, ai giovani, agli anziani, le donne, i bambini e i signori di mezza età, con scappellamenti continui all’indirizzo del Colle – di questi stantii rituali possiamo tranquillamente infischiarci.

Le questioni che restano aperte dopo il doppio passaggio del premier alle Camere sono ben altre e ben più serie, tanto da suscitare un dilemma inquietante: o Renzi è un genio incompreso che dissimula abilmente le sue virtù salvifiche, oppure è il più grande bluff mai visto nella pur ricca tradizione italiana. Cerchiamo di spiegare il perché.

1) Il famoso “foglio excel” con il cronoprogramma dettagliato del suo governo che aspira a durare quattro anni e con le relative cifre di copertura finanziaria per le sue promesse da 100 miliardi di euro mal contati, dov’è?


2) È senz’altro nobile che Renzi ripeta “se falliremo sarà colpa mia”, “mi gioco la faccia” e così via: siccome però, se fallirà, a pagarne le conseguenze sarà soprattutto, per l’ennesima volta, il popolo italiano, non sarebbe più onesto e prudente evitare di prendere mille impegni da megalomane su ogni settore dello scibile umano e concentrarsi su poche cose, concrete e fattibili in tempi brevi, tanto per cominciare con il piede giusto e darci qualche assaggio di novità?

3) Nei suoi brevi, anzi lunghi cenni sull’Universo, detratte le appropriazioni indebite di stanziamenti fatti da chi l’ha preceduto, gli unici impegni precisi riguardano le riforme costituzionali (Senato e Titolo V) e quella elettorale. Ma queste sono materie squisitamente parlamentari: nessun governo si è mai occupato di Costituzione e legge elettorale. Per il resto, il programma di governo somiglia pericolosamente a quello di Letta, da cui lui ha ereditato la stessa maggioranza e 6 elementi su 16. Diciamo pure che l’unica vera novità è il premier: davvero Renzi pensa che un paese complesso come l’Italia possa essere salvato grazie all’ennesimo “uomo solo al comando”? Davvero vuol farci credere che l’improvviso e improvvido cambio della guardia a Palazzo Chigi mirava a sostituire il lumacone Letta col pie’ veloce Renzi, o c’è qualcosa in più che ancora ci sfugge?

4) Regnante Letta, Renzi polemizzò con i partiti che facevano melina sulla legge elettorale per tenere in vita artificialmente un governo morto con la scusa che non si poteva votare. Ora, con Renzi, rischia di riprodursi la stessa situazione: come il premier ripete, il peraltro pessimo Italicum è indissolubilmente vincolato all’approvazione delle riforme costituzionali, che non vedranno la luce prima di due anni. Gli pare corretto comprarsi la fiducia dei parlamentari (specie senatori) che vogliono tenersi la poltrona fino al 2018 per conservare la sua per quattro anni?


5) Fra conflitti d’interessi reali e potenziali, diversi neoministri rappresentano una serie impressionante di lobby private: da Cl alle coop rosse, dalle banche alla partitocrazia, da Confindustria al partito trasversale degli inquisiti. Davvero pensa che basti la sua personale “vigilanza” a evitare marchette e automarchette? E questi interessi c’entrano qualcosa col fatto che nei suoi discorsi al Parlamento non c’è traccia di proposte contro mafie, evasione fiscale, corruzione, riciclaggio, criminalità finanziaria? Davvero un premier che aspira a “cambiare verso” deve omaggiare come eroi nazionali i due marò imputati in India per aver accoppato due pescatori anziché i magistrati come Nino Di Matteo che rischiano ogni giorno la pelle nelle trincee dell’antimafia?

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