venerdì 20 aprile 2012

Le vacanze "poco" Memores Domini di Roberto Formigoni: Altamer Resort di Anguilla

da: http://espresso.repubblica.it/

Formigoni re delle Antille
di Gianluca Di Feo e Michele Sasso

Altamer Resort di Anguilla, sette stelle, uno dei più cari del mondo. Per tre anni consecutivi, qui il governatore andava in vacanza con gli imprenditori ciellini in affari con la Regione. Incluso Piero Daccò, che pagava i biglietti.


  
Le sue non erano certo "vacanze tristi e sfigate". Per il celeste governatore ad ogni Capodanno si aprivano le porte di uno scrigno prezioso, condiviso da divi come Brad Pitt o da potenti come il vicepresidente americano Al Gore. Sì, perché la villa dove Roberto Formigoni festeggiava l'anno nuovo è considerata "uno dei resort più costosi al mondo": una settimana in alta stagione viene oltre 45 mila euro. Stiamo parlando dell'Altamer Resort di Anguilla, isola delle Antille dalle spiagge immacolate, meta di oligarchi russi, emiri arabi e celebrità statunitensi che si contendono all'asta il privilegio di passare il Natale nelle tre ville dai nomi sofisticati. Ognuna ha cinque camere da letto, sette bagni, ascensore interno, sauna, palestra, piscina privata e arenile riservato: inclusi nel prezzo ci sono i servizi esclusivi di otto tra chef, maggiordomi e camerieri. Insomma, il meglio del meglio per sollazzare il governatore lombardo e i suoi amici per tre San Silvestro consecutivi: un'allegra comitiva di familiari e imprenditori ciellini perché a lui - come ha declamato in un'irata conferenza stampa - piacciono le vacanze di gruppo.

Quei soggiorni a sette stelle, rivelati su "l'Espresso" da Enrico Arosio due anni fa e mai smentiti, adesso entrano
nelle indagini della procura di Milano. I biglietti per il volo del governatore e del fratello con partenza il 27 dicembre 2008 da Malpensa per Parigi - da dove poi decollare per le Antille - sono stati pagati da Piero Daccò, il gran consulente ciellino che ha incassato decine di milioni di euro per mediare tra i colossi della sanità privata e il Pirellone. Ma Formigoni & friends non si fermarono a Parigi: quella era solo una tappa verso i Caraibi. Quanto pubblicato da "l'Espresso" trova ora conferma negli atti d'inchiesta. Giancarlo Grenci, il custode dei conti svizzeri di Daccò, ha descritto ai magistrati i suoi rapporti con il numero uno delle Lombardia e con Antonio Simone, l'ex assessore ciellino ora arrestato: "So che Daccò e Simone ospitavano spesso sulle loro barche Roberto Formigoni. Tale circostanza mi è stata riferita da loro stessi. So che facevano le vacanze insieme, in particolare ricordo alcune vacanze a Saint Martin. Anche questo mi è stato riferito da Daccò.

Saint Martin è l'aeroporto caraibico da cui poi si raggiunge Anguilla. Volendo, il resort scelto dal governatore mette a disposizione anche un elicottero per il trasferimento: alla Altamer nulla è impossibile, basta pagare. Ci sono campi da golf, centri benessere, maneggi. Lì ama nuotare Denzel Washington; lì è andata in scena la rottura del matrimonio tra Brad Pitt e Jennifer Aniston: il golfo turchese di Shoal Bay West è in cima ai consigli delle riviste più glamour del pianeta. Ma per tre anni una delle ville è stata occupata dalla comitiva Formigoni, con il numero uno della Lombardia che indossava sempre lo stesso bermuda rosa, unico segno di sobrietà in un'atmosfera altamente dispendiosa. Insomma, non erano certo vacanze né tristi, né da sfigato, espressioni usate dal governatore contro i cronisti del "Corriere della Sera" che hanno scritto dei biglietti aerei finanziati da Daccò. 

Il problema è uno solo: chi ha pagato? Il conto natalizio all'Altamer, incluso il 20 per cento di tasse locali, vini ed extra, in genere sfiora gli 80 mila euro a settimana, tanto da avere meritato già nel 2005 la vetta della classifica di "Forbes" sui resort più cari del mondo. E cifre simili non si saldano in contanti: se il governatore ha fornito la sua quota, non avrà problemi a scegliere la linea della trasparenza e dimostrarlo ai cittadini. Perché come Formigoni stesso ha detto: "Alla fine delle vacanze di gruppo immagino vi regoliate come me: si fanno i conti e ognuno paga la sua quota". 

Certo, per un uomo profondamente religioso che ha scelto di vivere secondo i dettami dei Memores Domini, la cerchia alta di Comunione e liberazione, la povertà dovrebbe essere un valore. E infatti non possiede nulla, né gli viene contestato di avere intascato un solo euro. Oltre ai soggiorni caraibici le cronache però descrivono crociere in Costa Smeralda su uno yacht da urlo e riposi agostani in una splendida villa sarda, entrambe del solito Daccò. Poche cose rispetto al patrimonio accumulato dal gran consulente, ora in cella con tre mandati di cattura per avere dirottato fondi neri dal San Raffaele e dalla Fondazione Maugeri: oltre 70 milioni di euro, in parte divisi con Antonio Simone. E quale fosse il vero mestiere di Daccò è stato spiegato con chiarezza dal suo fiduciario svizzero: "Risolveva problemi relativi a rimborsi e finanziamenti per enti che facevano fatica a ottenerli dalla Regione. Questa attività, più che su competenze specifiche, si fondava su relazioni personali e professionali che Daccò aveva in Regione".

Formigoni ha ribadito: la sua amministrazione non c'entra con le inchieste, le accuse riguardano solo i privati. Ma nell'ordine di cattura la consulenze più ricca contestata a Daccò - ben 2 milioni e 950 mila euro - è relativa alla "analisi, impostazione e conclusione di un atto di transazione della causa contro la Regione Lombardia". L'attività per cui nel 2007 la Fondazione Maugeri sborsa così tanti soldi prevede "l'impostazione di un programma di aumento concernente la normativa di equiparazione degli enti privati nell'assistenza sanitaria". Insomma, un tesoretto che premia la capacità di Daccò nello sbloccare le liti con gli uffici del suo compagno di vacanze.

Gli investigatori stanno cercando di identificare quale sia stato "il programma di aumento della normativa di equiparazione degli enti privati nell'assistenza sanitaria". "L'Espresso" ha rivelato che proprio nel 2007 il Pirellone ha varato una legge molto speciale, che stanzia fiumi di denaro pubblico per migliorare le strutture private: interi reparti ospedalieri vengono finanziati dalla Regione, senza che ci siano prestazioni in cambio. Con una buona dose di ironia, già all'epoca i tecnici regionali l'hanno chiamata "legge Daccò". E grazie a quel provvedimento la Fondazione Maugeri ha ottenuto 30 milioni di euro. Piccolo dettaglio: la norma è entrata in vigore il 28 dicembre, quando il governatore parte per la sua festa tropicale.

Dall'esame incrociato degli atti d'inchiesta e delle delibere regionali emerge un'altra coincidenza molto singolare. C'è un procedimento legale in cui il Pirellone ha poi rinunciato ad andare avanti contro la Maugeri. Una controversia sui rimborsi pubblici pretesi dall'ente privato, che si è trascinata per dieci anni: il ricorso della Fondazione viene parzialmente accolto dal Tar, la Regione si appella al Consiglio di Stato. Ma quattro giorni prima dell'udienza la giunta presieduta da Formigoni si arrende. E paga. E' il 21 gennaio 2005, mancano tre mesi alle elezioni. E il 27 gennaio dalle casse della Maugeri parte un bonifico di 225 mila euro per una delle società di Daccò.

Il pool di pm coordinati da Francesco Greco adesso dovrà fare luce sulla destinazione finale dell'enorme provvista estera creata da Daccò e Simone. Nelle procure di Milano, Monza e Brescia ci sono nuovi procedimenti che a breve potrebbero dare altre scosse al Pirellone, già pericolante per l'effetto congiunto di indagini e crisi politica. Anche Davide Boni, il presidente leghista del consiglio regionale sotto inchiesta per tangenti sull'urbanistica, si è dimesso, piegandosi alla linea di pulizia imposta da Roberto Maroni ai vertici del Carroccio. Le faide interne alla maggioranza di centrodestra tra fazioni del Pdl e rese dei conti lumbard rendono il quadro instabile con un clima da tutti contro tutti. Ma Formigoni vuole resistere fino al 2015. Rimpiangendo la dolce serenità delle spiagge antillane.
 

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