venerdì 20 aprile 2012

Cinema: 'To Rome with love', di Woody Allen



To Rome with Love di Woody Allen è un film su persone che hanno avventure che cambieranno per sempre la loro vita. Il famoso architetto John è in vacanza a Roma, dove ha vissuto nel corso della sua giovinezza. Passeggiando nel suo vecchio quartiere incontra Jack, un giovane abbastanza simile a lui. Mentre osserva Jack innamorarsi pazzamente di Monica, la splendida e civettuola amica della sua ragazza Sally, John rivive uno degli episodi più dolorosi della sua vita. Nello stesso momento, il regista di opera in pensione Jerry arriva a Roma con la moglie Phyllis per conoscere il fidanzato italiano della figlia Hayley Michelangelo. Jerry è sorpreso nel sentire il padre di Michelangelo, Giancarlo, che di mestiere fa l'impresario di pompe funebri, cantare arie come si sentirebbero a La Scala mentre si insapona sotto la doccia. Convinto che un talento così prodigioso non possa rimanere nascosto, Jerry coglie l'occasione per promuovere il talento di Giancarlo e ridare vigore alla propria carriera. Dall'altra par e c'è Leopoldo Pisanello che è una persona tremendamente noiosa che si sveglia una mattina e scopre di essere uno degli uomini più famosi d’Italia senza saperne il perché. Immediatamente i paparazzi cominciano a seguire ogni sua mossa e a porsi domande su ogni sua motivazione. Mentre Leopoldo si abitua alle diverse seduzioni della ribalta gradualmente si rende conto del costo della fama. Nel frattempo Antonio è arrivato dalla provincia a Roma nella speranza di fare colpo sui suoi parenti puritani con l'adorabile nuova moglie Milly in maniera da poter ottenere un lavoro esclusivo nella grande città. A causa di incomprensioni e casualità che hanno delle conseguenze comiche la coppia è separata per un giorno. Antonio finisce col far passare un’estranea per sua moglie mentre Milly è corteggiata dalla leggendaria star del cinema Luca Salta.

REGIA: Woody Allen
SCENEGGIATURA: Woody Allen
ATTORI: Woody Allen, Alec Baldwin, Roberto Benigni, Penélope Cruz, Judy Davis, Jesse Eisenberg, Greta Gerwig, Ellen Page, Antonio Albanese, Alessandra Mastronardi, Ornella Muti, Alison Pill, Flavio Parenti, Riccardo Scamarcio, Alessandro Tiberi, Fabio Armiliato
FOTOGRAFIA: Darius Khondji
MONTAGGIO: Alisa Lepselter


Recensione di Federico Gironi 

In ogni Grand Tour europeo che si rispetti, Roma, da sempre, è una tappa fondamentale. E Woody Allen non ha
voluto rappresentare un’eccezione a questa regola, portando il suo set nel nostro paese dopo aver visitato Gran Bretagna, Spagna e Francia.
Sebbene ci sia della coerenza con quanto raccontato in Midnight in Paris, questa volta i percorsi e i ragionamenti alleniani sulla nostalgia, le illusioni, l’amore e la vita cambiano nuovamente di segno, stabilendo un parallelo inquietante (per noi italiani) con l’immagine della Città Eterna.
Pur lontano dalle senescenze ideologiche di Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni e di altri titoli recenti della filmografia di Allen, To Rome with Love non è però affatto un film (pro)positivo come quello ambientato a Parigi. Al contrario, appare uno dei titoli più mortiferi mai realizzati in carriera dall’autore newyorchese, che trova nell’immutabilità di Roma nei decenni e nei secoli, nel suo esotismo quasi terzomondista, l’emblema di una decadenza molle da abbracciare senza riserve. 

To Rome with Love è un film che, nella sua quasi inspiegabile sciatteria registica, mette chiaramente in scena l’ossessione della morte del suo autore. E non a caso, Allen torna a recitare e si ritaglia il ruolo di un personaggio dai tratti chiaramente autobiografici: quello di un uomo che identifica la pensione con la morte, che non riesce a smettere di lavorare per cercare di sentirsi vivo. 
Un film che parla ossessivamente di rovine (fisiche e metaforiche), che contrappone al personaggio dello stesso regista quello di un cassamortaro, che mette in scena attraverso Alec Baldwin un entità fantasmatica, un uomo/ectoplasma ossessionato dai ricordi di passato che (a Roma) è identico al presente (o viceversa).

Non solo loro però. Perché tutti, in questo nuovo film alleniano, sono drammaticamente, tragicamente privi di una qualsiasi spinta verso il futuro. Perché la vita, come la celebrità di personaggi come quello di Benigni o di Albanese, è un’illusione, è effimera, transita. Sic transit gloria mundi. 

Allora, quel che rimane da fare, è la messa al bando di ogni idealismo (ché è velleitario, specie nei giovani) e, per converso, la coltivazione di un edonismo cieco e oltranzista, che passa dal cedere a ogni tentazione (anche carnale) e culmina nella soddisfazione materiale data dal denaro: se Alec Baldwin ammette di aver messo da parte le idee giovanili per abbracciare pragmatici e remunerativi opportunismi architettonici (“le cose cambiano”), è Woody Allen stesso a sostenere che non c’è nulla di male a desiderare il denaro, che “i soldi danno un certo piacere”.

Frasi e posizioni, queste, che sembrano quasi ammissioni auto assolutorie del regista, cosciente di aver realizzato un film claudicante, in parte derivativo, nel quale – rispetto alle altre esperienze europee - la coproduzione italiana si fa sentire pesante. 

Pesante tanto da innestare nella struttura alleniana, attraverso i corpi ingombranti, riconoscibili e iconici di certi interpreti, stilemi e situazioni del nostro cinema più popolare, che il regista di New York non si spreca nemmeno a sbeffeggiare, tutto concentrato sui suoi patemi e sull’esotismo decadente della Capitale. 
Perché non dovete dar corda a coloro che, superficiali, accusano To Rome with Love di essere folkloristico e cartolinesco sul nostro paese. 
Primo, perché lo stesso accadde con Londra, Barcellona e Parigi, e non è quello il problema. 
Secondo, perché dell’Italia Allen proprio non parla, nonostante alcune boriosamente provinciali letture che vorrebbero leggere della critica sociale in quel che è lì solo per questioni personali e interiori dell'autore.


3 commenti:

  1. Questo film è praticamente ovunque, non mi stupirei che incassasse molto. A me però non ispira.

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  2. Ciao Sara...a me piacciono i film di Woody Allen ma in questo mi pare ci sia troppa roba...penso che lo vedrò ma non immediatamente...
    ieri sera ho visto Quasi amici...i francesi mi stanno sui cocomeri ma questo film è da vedere...i dialoghi, le situazioni sono cinismo e realismo, conformismo e anticonformismo....in questo genere di film i francesi li trovo veramente efficaci...

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    1. Io ho visto "Quasi Amici" a marzo, mi è piaciuto tanto.

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