giovedì 22 marzo 2012

Mediaset, risultati primo trimestre 2012: no Berlusconi premier, no spot, no utili


C’è un dato eclatante, ma sorprendente solo per chi ha dimenticato che Piersilvio Berlusconi, fino a pochi anni fa, papà Silvio non lo mandava solo, cioè gli aveva messo vicino (in consiglio di amministrazione) la badante, pardon: zio Confi (Fedele Confalonieri). E’ il dato relativo alle pay-tv.
Sarà colpa di Google, della pirateria, ecc..che non attira la tv a pagamento. Non certo la mediocrità  imprenditoriale di Piersilvio Berlusconi, Fedele Confalonieri, delle prime linee della dirigenza di Mediaset. Tutta gente che “brilla” solo nei periodi in cui Silvio Berlusconi occupa cariche pubbliche per tutelare i suoi interessi finanziari.


Mediaset, gli spot tv crollano dell'8,1% con l'addio di Berlusconi a Palazzo Chigi
Nell'ultimo trimestre 2011 raccolta pubblicitaria inferiore a Rai e Sky. Il Biscione distribuirà a Fininvest 45 milioni di dividendi contro i 150 milioni dello scorso anno. La pay-tv ha chiuso il bilancio con perdite per 68 milioni
di Ettore Livini

Niente Palazzo Chigi, niente spot. Mediaset paga carissimo l'addio di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio. L'8 novembre scorso - dopo settimane con lo spread alle stelle - il primo socio del Biscione ha dato le dimissioni da premier. Risultato: nell'ultimo trimestre dell'anno, quasi per magia, la pubblicità sulle sue tv è andata a picco, con una performance molto peggiore rispetto a quella del resto del mercato, Rai e Sky comprese.

L'evento non accadeva da anni e l'inversione a "U" è stata improvvisa: fino al 30 settembre 2011, con il Cavaliere saldamente in sella al governo, la raccolta di Cologno era sì in calo, ma solo del 2%, contro il -4,6% dei rivali. Tra ottobre e dicembre il vento è cambiato: gli spot sui network di Arcore sono scesi dell'8,1% "peggio di Rai e Sky", come ha ammesso ieri Luigi Colombo, direttore generale di Publitalia, mentre il resto del mercato è scivolato "solo" del 7%. La voce più preoccupante, dicono gli analisti, è il -11% di raccolta delle tre reti ammiraglie (Canale5, Italia1 e Rete4), compensato solo in parte dal discreto risultato dei nuovi canali digitali. Il trend è continuato a gennaio e febbraio con la raccolta Mediaset in calo come quella di mercato, mentre le reti satellitari di Rupert Murdoch hanno guadagnato ancora quote.

Il crollo della pubblicità chiude un 2011 nero per l'impero televisivo del Cavaliere, segnato dalla difficile convalescenza di Telecinco in Spagna e dal flop dell'investimento su Endemol. Gli utili sono calati del 36% a 225 milioni mentre il dividendo è stato tagliato da 36 a 10 centesimi ad azione. Tradotto in soldoni, significa che la famiglia Berlusconi incasserà quest'anno dal Biscione cedole per 45 milioni. Un bel prendere, per carità, ma molto meno dei 150 dell'anno scorso. Tanto più che nemmeno Mondadori, quest'anno, remunererà i suoi soci.

Il venir meno del "dividendo di Palazzo Chigi" non è l'unica brutta notizia per Cologno. Lo share delle tv generaliste continua a perdere terreno: nel 2008 i tre network principali coprivano il 38,6% dell'audience. Oggi sono scesi al 30% circa. E la crescita sul digitale dei nuovi canali (4,1%) lascia un buco di quattro punti percentuali nello share del Biscione. Nello stesso periodo la tanto vituperata Rai ha visto la sua quota di mercato scivolare solo dal 42,7% al 41,7%. Non solo: l'avventura nella pay-tv continua a essere un salasso. Mediaset puntava a raggiungere il pareggio operativo nelle tv a pagamento nel 2011. Invece ha perso 68 milioni e l'appuntamento con l'utile è rimandato (per ora) al 2014. Che fare allora? Le tv di Berlusconi hanno cercato di correre ai ripari annunciando un piano di tagli da 250 milioni ai costi. Ma molti analisti (in attesa di valutare oggi la reazione del titolo in Borsa) temono che possa non bastare. E il management di Arcore, non a caso, continua il suo pressing su Mario Monti per trovare una soluzione indolore al delicatissimo capitolo dell'asta sulle frequenze.

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