da: La Stampa
Un’occasione sprecata
di Juan Carlos De Martin
Ieri con l’elezione dei nuovi membri dell’Agcom e
del Garante per la privacy i partiti
hanno perso un’occasione perfetta per
dimostrare agli italiani di aver capito.
Sarebbe in teoria stato facile per loro, infatti, dare un segnale forte in merito all’insofferenza ormai bruciante che molti cittadini provano verso partiti, come quelli italiani, che lottizzano tutto il lottizzabile. Sarebbe bastato che avessero rinunciato alla solita spartizione concordata tra i capi di partito per dare invece piena autonomia al Parlamento. Muovendosi con qualche mese di anticipo (l’appuntamento era in calendario dal lontano 2005), avrebbero potuto istituire una procedura che prevedesse tempi certi per la raccolta di candidature.
Oltre al vaglio dei curriculum da parte delle commissioni competenti e pubbliche audizioni per saggiare il valore e l’indipendenza - anche dalla politica, non solo dagli interessi economici - dei candidati. Se così avessero fatto, oggi potremmo celebrare nuovi consigli Agcom e Garante privacy scelti in maniera trasparente e composti da persone in pieno possesso dei requisiti previsti dalla legge, ovvero competenze specifiche e indipendenza.
Sarebbe stato un successo per la democrazia nonché un’importante iniezione di legittimità per i partiti.
Niente di tutto questo, purtroppo. O meglio, a qualche timida apertura prodotta
dalla pressione
della società civile (la raccolta di curriculum decisa dal presidente della
Camera Fini a maggio), è seguito il solito copione, ovvero la ratifica
parlamentare di spartizioni decise dai capi dei principali partiti. L’italico
«due a me, uno a te e uno a lui» applicato però ad Autorità teoricamente
indipendenti e col potere di regolare aspetti cruciali della vita del Paese
come la televisione, la telefonia, Internet e la gestione dei dati personali.
Se il metodo non
poteva essere più deludente, come sono le specifiche persone selezionate dai
partiti?
L’on. Antonello
Soro del Pd è persona nota per la sua serietà, ma oltre ad essere un politico
di lungo corso, non ha quella «riconosciuta competenza delle materie del
diritto o dell’informatica» prevista dalla legge (Soro è un medico). Competenze
che parrebbero mancare anche a Giovanna Bianchi Clerici, in quota Pdl/ Lega,
laureata in lingue e civiltà orientali. Il Senato ha poi eletto Augusta Iannini,
capo dell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia e moglie di Bruno
Vespa, e Licia Califano, docente di diritto costituzionale a Urbino,
rispettivamente in quota Pdl e Pd. A parte la questione indipendenza, nel
complesso nemmeno l’ombra di competenze informatiche, che pure sarebbero obbligatorie
per legge.
Lato Agcom la spartizione
ha assegnato due posti al Pdl, confermando l’interesse strategico di Berlusconi
per i media e le comunicazioni. Se Antonio Preto vanta una lunga esperienza a
Bruxelles, anche se con ruoli chiaramente politici (è stato capo di gabinetto
di Antonio Tajani), Antonio Martusciello, riconfermato nel ruolo di commissario
Agcom, è ex-dirigente Publitalia e tra i fondatori, nel 1994, di Forza Italia,
una contiguità tra controllore e controllato che non dovrebbe essere possibile
all’interno di un’Autorità indipendente. In quota Pd (è considerato molto
vicino a Massimo D’Alema) è stato eletto Maurizio Décina, noto esperto di
telecomunicazioni, mentre l’Udc ha ottenuto che venisse eletto Antonio Posteraro,
attuale vice-segretario della Camera, di cui è difficile capire le specifiche
competenze in ambito media e telecomunicazioni.
In conclusione è plausibile ritenere che la pressione della società civile e di alcuni media abbia prodotto un livello medio delle nomine superiore a quello che altrimenti si sarebbe avuto. Ma sul metodo i partiti hanno perso un’occasione molto importante per dimostrare di essere in sintonia con gli italiani. Riusciranno a fare di meglio a breve con la Rai?
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