martedì 12 giugno 2012

Vasco Rossi le “canta” (ovviamente, in Facebook) a Maurizio Solieri…


Non si può dire che Vasco Rossi gliele abbia mandate a dire…



da: la Repubblica

Vasco contro il 'suo' chitarrista
"Solieri, senza me non esisti"
Su Facebook, il rocker di Zocca risponde al suo musicista che lo ha definito un uomo che "non sta bene". Nella lettera ripercorre una collaborazione cominciata nel 1977 e durata, con diverse interruzioni, fino a oggi: "Sono molto stanco della tua arroganza"
di Katia Riccardi



Sono lettere scarlatte. Un duello davanti a testimoni che non poteva essere combattuto faccia a faccia ma di fronte alla faccia di tutti. Perché così è il rock, così è Vasco, e se passi la vita su un palco, anche la vita dei duellanti diventa pubblica. Oltre la musica, lo scambio di colpi su Facebook tra Vasco Rossi e il suo chitarrista Maurizio Solieri, è talmente intimo e potente da superare e distruggere ogni assolo di chitarra, insieme ad anni di collaborazione. Solieri, 59 anni, ha rilasciato un'intervista definitiva in cui parla del rocker come di un uomo "incazzato col mondo" e che "forse non sta bene". Aggiungendo che i loro rapporti sono ormai
"solo professionali" e che è da un anno che "non lo sento più". Non è la prima volta. Su GQ a febbraio aveva detto: "Siamo gomito a gomito quando si prepara una tournée o si fanno arrangiamenti a un pezzo. Per il resto... Da anni, lui vive separato dai mortali". E anche: "Io se leggo 'Vasco santo subito' mi inquieto e mi tocco anche un po' i coglioni. Lui non ha una vita normale. Non lo invidio per niente".

Confessioni pubbliche, dure, vita che diventa carta di giornali in mano a tutti, e Vasco risponde con una lettera sul suo profilo. Lunga, senza possibilità di appello, aperta a commenti. Che sono stati una valanga. Fischi, ma più applausi. Come hanno avuto entrambi durante tutta la loro vita insieme, cominciata artisticamente nel 77. E finita in rete con duello. Che resta l'altra faccia del palco. Benvenuti "nello spietato e violento mondo del rock!", scrive il Blasco.

Su Facebook 1 attraverso cui comunica spesso, Vasco si prende il suo tempo. Scrive una lettera lunga, che pubblica alle 7,04 di mattina. Tre ore dopo a 1.389 persone "piace" questo elemento. Pollice verso l'alto. In 435 condividono il duello, 814 utenti commentano. E continuano ad aumentare a ogni minuto. Vasco comincia morbido, si muove intorno all'amico, lo guarda, danza, ripensa e ripercorre i primi tempi. "Caro Solieri, ci conosciamo dal '77 quando, vestito con una giacca scozzese da impiegato bancario, e gli occhiali da vista neri, ti incontrai per la prima volta", scrive, ed è la sua presa ferro. Concede piccole cose. Ma piccole piccole. L'assunzione nella band grazie all'amico in comune, Sergio Silvestri: "Tu eri amico di Sergio, mi ricordo il primo incontro sui binari del treno.. e assunsi anche te perché conoscevi molto la musica americana e inglese ed eri una specie di esperto che a Punto Radio poteva dare molto".

Silvestri era batterista e amico di Vasco Rossi, e con lui aveva fondato una delle prime radio libere dell'epoca, "Punto Radio", nel cui staff c'erano altri musicisti, come Gaetano Curreri che avrebbe poi fondato gli Stadio, e Massimo Riva. La radio trasmetteva la musica che loro scrivevano e suonavano insieme. Tornato in licenza dal militare, Solieri fu avvisato da Silvestri che a Milano si facevano  provini con Rossi. Quel viaggio in treno che Vasco cita nella lettera, fu nella tratta da Modena a Milano, e fu insieme. Il loro primo incontro, e oggi la prima parte della lettera che quell'incontro lo vuole chiudere. 

Il primo affondo del duello, Vasco nella lettera lo fa subito. "Poi ti sentii suonare la chitarra una sera al bar e rimasi stupefatto. Suonavi esattamente come oggi. Ed è questo il punto caro Solieri. Da quando abbiamo cominciato nel '78 non sei cambiato di una virgola. Non sei cresciuto... non ti sei evoluto... non ti sei mai perfezionato e sei rimasto nel tuo mondo di assoli molto spettacolari ma poco precisi... Negli anni Novanta sono arrivati quelli che non sbagliavano una nota... quelli come Stef (Stef Burns, attuale chitarrista, ndr). Dovevi essere tu Stef secondo me. Ma tu non lo ammettevi neanche. Ricordi le litigate per gli assoli da dividere e che la dura e spietata legge del rock non ammette ed è molto chiara. Chi suona meglio sta sul palco chi non tiene il passo e rimane indietro va a casa.. e non sono io che lo decido. E' la storia!.. e benvenuto nello spietato e violento mondo del rock!", continua.

Finito il riscaldamento, da questo punto della lettera in poi Vasco continua a duellare tra fléche, botte dritte e affondi. Di prima mattina. All'alba, secondo la più antica tradizione dei duelli. "Sei sempre stato un fuoriclasse ma non sei diventato un professionista. Tu suoni solo come vuoi o puoi tu. Infatti non hai mai suonato con nessuno altro. Solo con me. (...) Io sono diventato un professionista. E ho imparato studiato cercando di migliorare", scrive Vasco. E si scalda. E' stanco, non sta bene, e che il mondo del rock sia duro, lo sa, l'ha imparato, lo ripete spesso, ma sul palco ci sale ancora. Soprattutto sullo stesso palco ci ha fatto arrampicare anche Solieri. L'ammutinamento non lo ammette e l'intervista del suo chitarrista è l'ennesimo fastidio. "Dici che ultimamente sembra sia incazzato con il mondo? Forse non sto bene? Ma vai a farti fottere anche te insieme a tutti gli altri.. Io incazzato lo sono stato sempre! Col mondo, con me e anche con te! E non sono mai stato bene. Io sto male! Mi meraviglio che non tu l'abbia mai capito", continua a scrivere.

Negli anni Solieri ha partecipato, come musicista e anche come compositore, a molti album di Vasco. Dalle musiche di Canzone, Ridere di te, a Dormi dormi e Lo show, diventando famoso per i suoi riff e per gli assoli. La prima separazione tra i due risale al 1988, dopo quelli che il chitarrista stesso ha definito 'cattivi consigli'. Due anni dopo, con la crisi del gruppo di Solieri, la Steve Rogers Band, i due artisti si ritrovano, nel 1991 ricomincia la collaborazione e Vasco inneggia al rientro di Maurizio proprio sul palco, dove agli inizi di diversi concerti lo definisce come il "ritorno del figliol prodigo". Nel 1995 si separano ancora. Poi tornano insieme nel 1999, dopo la morte di Massimo Riva. Il loro duello si conclude con una lettera ma è cominciato sui binari di quel treno da Modena a Milano, nel 77, 35 anni fa.

Pubblicamente Vasco contesta l'arroganza di un assolo di troppo. Non c'è assolo che si regga senza l'anima di una canzone. E l'assolo diventa un momento di protagonismo concesso. "Oggi in ogni intervista dimentichi che hai potuto esprimere il tuo talento solo grazie a me. Altrimenti dimmi con che gruppo avresti suonato? È ora che vi ricordiate ragazzi che io ho cominciato a scrivere le canzoni. Io ho cominciato ad andare davanti alla gente con la mia faccia e il mio nome. Io ho cominciato a cantarle e voi eravate degli orchestrali e le vostre prime timide musiche che io vi ho consigliato di fare, sulle quali io ho scritto le parole, io le ho fatte diventare vere e le ho interpretate, le ho cantate. (...) Ho sempre fatto tutto io", scrive Vasco. "Eravate tutti sostituibili anche se per me eravate i migliori. L'unico insostituibile ero io. Questa è la realtà, caro Solieri". 

E la verità secondo Vasco può passare attraverso una gogna in mano a tutti. Ai fan, al pubblico. E la sua verità è che "da dieci anni, da quando è morto Massimo, io e Guido ogni volta che dovevamo organizzare un tour e scegliere i musicisti ci dicevamo 'ma Solieri lo lasciamo a casa?' A noi serve un chitarrista ritmico non un altro solista rimasto negli anni Ottanta. Poi alla fine per affetto, per la storia, per i fan, decidevamo ogni anno di prenderti". Il duello finisce così. Con la frecciata. Vasco sbilancia il busto in avanti fino alla quasi totale perdita dell'equilibrio, slanciandosi verso l'avversario per toccarlo: "Io ti voglio molto bene. Però te l'ho detto. Se quando fai un'intervista sulla musica di Vasco Rossi sul suo mondo che poi è il tuo, riesci a non nominarmi mai, non cominci col dire che ringrazi il giorno che mi hai incontrato, io che sono molto stanco della tua arroganza e della tua, io ti restituisco tutto con questo mio documento che firmo e che pubblico. (...) Abbi cura di te".

Che il rapporto sia chiuso o meno lo deciderà il tempo, forse il ritmo di qualche nuova canzone che ancora non esiste. Ma Vasco la sua stanchezza non l'ha mai nascosta. I fan lo amano, lo aspettano, lo sanno, lo leggono. E gli applausi nei commenti che continuano ad aumentare su Facebook, sono più dei fischi. Qualcuno contesta il fatto che i "panni sporchi si lavano in casa", la maggior parte degli utenti sa di essere seduta alla tavola di quella stessa casa. "Caro Vasco se hai reso pubblico il messaggio, significa che ti interessa come la vediamo noi..", scrive Daniele. Qualcuno difende Solieri: "Vasco ricordati che quando sei finito in galera tutti ti davano per destinato a morire sotto un ponte invece Maurizio ti ha aspettato e avete ricominciato a fare grandi cose. Che poi ti abbia voltato le spalle in un secondo momento non lo si nega ma lo hai fatto pure te nel 96, Solieri sarà un testa di cazzo, ma lo sei sempre stato pure tu, ricordatelo!". Qualcuno incita: "Evvvaiiii! Basta il politicamente corretto!", qualcuno sdrammatizza: "Pane al pane e vino al vino. Caro Vasco sai meglio di tutti che la gente è ingrata... Ma noi seguiamo te anche se dovessi suonare con le basi del karaoke". E ancora: "Infatti si dice sempre così: Guarda c'è Solieri il chitarrista di Vasco! e non: Guarda c'è Vasco il cantante di Solieri!". I commenti sono centinaia. Perché questo fa il pubblico. Assiste, si gode lo spettacolo, a volte il duello. E Vasco insieme al suo chitarrista, ne ha appena fatto uno mortale, davanti a tutti.

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