giovedì 14 giugno 2012

Ddl anti corruzione: come abbattere il reato di concussione per induzione


da: la Repubblica

Il colpo di spugna
di Gianluigi Pellegrino

Per orientarsi in questo bailamme sull’anticorruzione, basta domandarsi se può mai essere coerente con una riforma che si dice volta a colpire la corruttela, prendere il più odioso e grave dei reati dei pubblici ufficiali, la concussione per induzione, e assestargli tre colpi quasi mortali.
Ovvero:
1) se ne abbassa radicalmente la pena;
2) conseguentemente si abbrevia e di parecchio la prescrizione;
3) si abolisce la connessa interdizione automatica dai pubblici uffici.

La domanda è tristemente retorica, e pure è esattamente quello che sta avvenendo, con la nuova “indebita induzione”. Al posto del protervo concussore (che resta solo per la rara ipotesi della costrizione) avremo il semplice “induttore indebito”, che si fa fatica anche a pronunciarlo. Certo ci sono anche misure di maggiore rigore su reati minori e l’opportuna introduzione di nuove fattispecie punibili. Ma ciò aggrava l’interrogativo sulla disarticolazione della concussione, al quale il ministro Severino non ha dato risposta nella puntuale intervista di Liana Milella. Dice che il Pd sarebbe d’accordo. Ma con ciò, se fosse vero, si aggiungono solo nuovi interrogativi. Non si danno certo risposte nel merito. Poi afferma, il ministro, che vi sarebbe l’approvazione dei penalisti. Non si ha difficoltà a crederlo visto che vedremo risolti d’incanto e per prescrizione
un alto numero di processi in corso. Peraltro qui Severino dice di non aver elementi in proposito e di non averli nemmeno chiesti ai suoi uffici. Restiamo francamente interdetti: lo studio di impatto di ogni novella legislativa, è il fondamento della better regulation. Potevano infischiarsene guardasigilli estemporanei, che non sono mancati negli ultimi anni, ma non certo un autorevole e stimato esponente del governo dei tecnici. In particolare per un provvedimento dettato dalla riconosciuta emergenza corruzione, dove non si tratta di tracciare il miglior sistema teorico ma mettere in campo strumenti concreti ed efficaci di immediato contrasto. Se il primo effetto è quello di mandare alle ortiche decine, o centinaia, di processi, non sembra davvero un grande servizio. Per non dire poi della singolare norma di delega sulla incandidabilità. Davvero non si capisce perché non si sia optato per una norma compiuta e immediatamente efficace, rimandando invece tutto ad un decreto legislativo che potrebbe pure non essere mai adottato. Il Governo assicura che eviterà tempi lunghi che farebbero slittare tutto al 2018. Lo dimostri sul serio e predisponga il decreto legislativo con procedura di urgenza. In modo da approvarlo il giorno dopo l’entrata in vigore della delega.
Fatto sta che non appena le nuove norme sulla concussione saranno legge dello Stato, imputati eccellenti (da Penati a Berlusconi) ne avranno non pochi vantaggi, processuali o sostanziali: pronta prescrizione e comunque, anche se colpevoli, niente interdizione dai pubblici uffici. Oltre a sicura occasione di espedienti difensivi. Ma quel che è più grave perché riguarda l’intera società, è che sarà un discreto colpetto di spugna sulle migliaia di vicende concussive che ammorbano le amministrazioni di ogni livello, di centrodestra soprattutto. E pensare che bastava ottemperare alle richieste europee con due righe di pena per il concusso in caso di induzione, ed eventualmente, se proprio si voleva, aggravando la pena per il concussore nelle rare ipotesi di costrizione. Si poteva anche agire contestualmente sulla disciplina della prescrizione, rimarginando lo sbrego della Cirielli. Ma niente, nemmeno questo. Diviene chiara allora la tattica del Pdl. Inscenare proteste all’apparenza incomprensibili ma che servono per prevenire ed evitare quei correttivi di cui il testo, così come è, avrebbe assoluta necessità. E magari anche per renderlo al Senato ulteriormente poroso e assolutorio. Del resto, come si sa, al peggio non c’è mai fine. 

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