da: La Stampa
Decreto sviluppo, nuovo rinvio
Passera s'infuria
Giallo sul testo, nel mirino Catricalà e Fortunato
di Alessandro
Barbera
L’ uomo non è
incline alle sfuriate. Di solito preferisce mediare, smussare, pazientare.
Eppure chi gli ha parlato ieri mattina prima del consiglio dei ministri lo
descriveva insolitamente irritato. «Mi spiegate a che serve un responsabile
dello Sviluppo se non può varare un provvedimento sulla crescita? Possibile che
dobbiamo rimandare ancora perché non troviamo cento milioni di euro?». Per la
prima volta da quando è ministro la voce di Corrado Passera è risuonata nelle
stanze di Palazzo Chigi, come se tutte le indiscrezioni che lo raccontavano
ostaggio di vincoli di bilancio, o peggio di colleghi malmostosi per via delle
sue ambizioni politiche, avessero trovato improvvisamente conferma. Vero o
meno, il decreto al quale lavora da quasi tre mesi, e che lui avrebbe voluto
vedere approvato ieri in versione ridotta, dovrà attendere un’altra settimana.
La prima bozza della riforma degli incentivi, la parte più importante del provvedimento, risale al 18 aprile. Da allora il decreto ha rimbalzato forsennatamente fra Palazzo Chigi, Tesoro e Ragioneria. Dalla trasformazione di tutti gli incentivi in credito d’imposta per la ricerca si è arrivati ad un compromesso che di quell’impianto lascia poco. Stessa cosa dicasi per la parte dedicata a edilizia e infrastrutture. La prima versione è di un mese fa: era previsto lo sgravio fiscale per gli interessi sui mutui prima casa, l’aumento dal 36 al 50% del bonus per le ristrutturazioni edilizie, e così via. Anche in questo caso, delle proposte iniziali restano solo quelle a costo zero, o quasi.
Chi lo frequenta
garantisce che lo sfogo di ieri - fatto in presenza di entrambi - non fosse
effettivamente contro il premier, né tantomeno nei confronti di Grilli, con i
quali anzi ieri sera si è incontrato di nuovo per affrontare il pacchetto
nomine per la Rai e le Authority. Passera
avrebbe puntato il dito verso le due
strutture tecniche più influenti del governo, quella del Tesoro e di Palazzo
Chigi. Due uffici che fanno capo a tre persone ben precise: il Ragioniere dello Stato Mario Canzio, il
capo di gabinetto Vincenzo Fortunato
e il sottosegretario alla presidenza Antonio
Catricalà.
I primi due hanno il compito (per la verità non facile) di far tornare i conti, di trovare fra le pieghe del bilancio le risorse necessarie a finanziare i provvedimenti di spesa. A quanto pare, a rendere impossibile per l’ennesima volta l’approvazione del testo sarebbe stata la mancata copertura per cento milioni di euro di uno degli articoli dedicato alle infrastrutture. Effettivamente poco nell’economia del bilancio pubblico, e di un provvedimento in lavorazione da settimane che vale almeno due miliardi e mezzo. E’ pur vero che c’è la crisi, le entrate languono, e che nel frattempo c’è stato il terremoto in Emilia che costringerà il governo a sborsare qualche miliardo imprevisto.
Il terzo funzionario oggetto dell’ira di Passera - Catricalà - è colui che avrebbe dovuto dare l’ordine di girare agli altri ministri la versione definitiva del decreto con un certo anticipo via mail. Il decreto non era all’ordine del giorno, ma ci sarebbe stato l’accordo per portarlo alla riunione «fuori sacco» e per approvarlo comunque. Ma perché ciò avvenisse, occorreva mandare il testo in lettura ai capi di gabinetto. I ministri hanno invece trovato il testo solo all’ultimo momento, sul tavolo di Palazzo Chigi, e in versione cartacea. Oggi un altro consiglio dei ministri ci sarà, ma si occuperà soltanto di nomine. Per il decreto Sviluppo occorrerà attendere ancora una settimana. Funzionari (?) permettendo.
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