da: La Stampa
Addio al ticket sanitario
Arriva la franchigia
Stop all’esenzione per chi ha reddito alto
di Paolo Russo
In soffitta i vecchi ticket e basta assistiti con redditi da urlo ma
esenti solo perché affetti da una patologia cronica. Via libera invece al nuovo
sistema di pagamento «a franchigia» all'insegna della formula «pagare meno ma
pagare tutti». Ad annunciare la rivoluzione dei ticket questa volta non sono le
elaborazioni dei tecnici ma il Ministro della Salute in persona.
«Stiamo pensando a una forma di franchigia che avrebbe tanti vantaggi
e lavorando per ridurre gli svantaggi, presto formalizzeremo una proposta
compiuta», annuncia Renato Balduzzi da microfoni di Radio Anch'io, facendo
capire alle Regioni che il Governo è pronto a giocare la carta delle nuove
franchigie già nel 2013, anticipando così di un anno l'incasso dei 2 miliardi
attesi per il 2014 dall'aumento dei ticket. Il sistema della franchigia, ha
sottolineato il Ministro, «risolverebbe il problema delle esenzioni non legate al
reddito» e risponderebbe ai criteri di «trasparenza, equità e tendenziale
omogeneità». Idee già messe nero su bianco dall'Agenas, l'Agenzia dei servizi
sanitari regionali del ministero, che ha elaborato la proposta partendo dal
constatazione che oggi quasi un italiano su due è esente dai ticket. Così chi
paga e ha bisogno di sanità oggi sborsa trai 500 e i mille euro l'anno. Troppo
per poter pensare a ticket ancora più pesanti. Ecco allora
le franchigie legate
al reddito Isee di un importo pari al tre per mille del reddito. Quota che
potrebbe aumentare per incamerare 2 miliardi in più. Al 3 per mille un
pensionato con soli 10 mila euro pagherebbe i primi 30 euro di spesa sanitaria
poi più nulla. Un lavoratore con 40 mila euro pagherebbe una franchigia di 120
euro, un professionista con 100 mila euro di reddito pagherebbe fino a 300
euro. Il sistema funzionerebbe scalando l'importo a carico dell' assistito
dalla tessera sanitaria. I correttivi ai quali stanno lavorando gli uomini del
Ministro sono quelli di modulare il reddito in base al numero dei componenti
della famiglia e alla presenza di anziani e disabili, mentre si ipotizza di
scalare dalla quota a carico dell'assistito anche parte delle spese sostenute
privatamente. Questo per evitare la fuga degli assistiti con redditi più alti
proprio verso la sanità privata, lasciando invariati i costi di quella
pubblica.
Sui nuovi ticket per ora le Regioni fanno orecchie da mercante ma
intanto guardano con sospetto la decisione dell'Economia di bloccare il riparto
dei 108 miliardi di fondo sanitario nazionale. Il timore è che la scure di
Bondi sulla spesa per beni e servizi porti da subito a un taglio di 2 miliardi.
Del resto lo stesso Balduzzi ha annunciato che «già nelle prossime settimane si
potrà disporre di una codificazione dei prezzi medi di riferimento per migliaia
di tipologie di acquisto». «E chi se ne discosterà - ha aggiunto - pagherà
dazio».
In attesa di nuove sforbiciate il Governo ha intanto approvato un
disegno di legge che consentirà ai titolari di farmacia di mantenere la
direzione dell' esercizio anche dopo i 65 anni di età, senza essere costretti
ad attribuirla a un altro professionista, come previsto dal decreto sulle
liberalizzazioni. Colpo di spugna anche al limite dei 40 anni di età per partecipare
ai concorsi per ottenere una farmacia.
Nel frattempo il Tar di Reggio Calabria dichiara «irragionevole» il
divieto di vendita di buona parte dei farmaci a pagamento nelle parafarmacie e
chiama la Corte Costituzionale ad esprimersi. Decisione accolta con favore da
Presidente della federazione delle Parafarmacie, Giuseppe Scioscia che però
denuncia: «gli sconti sui medicinali previsti dal decreto restano una chimera
in quasi tutte le farmacie».
Nessun commento:
Posta un commento