martedì 22 ottobre 2013

Milano: una notte con i profughi siriani

da: Lettera 43

Profughi, a Milano una notte coi siriani
Sbarcano in Sicilia. Raggiungono il Nord. Ma sognano la Germania.Lettera43.it tra i migranti della Stazione centrale.
di Alessandro Sarcinelli

Maha, 40 anni siriano, sta addentando un trancio di pizza alle olive su una panchina della Stazione Centrale di Milano. È il primo sfizio dopo un mese di sofferenza: il 15 settembre è partito da Damasco, ha raggiunto illegalmente il Libano e da qui ha raggiunto in aereo il Cairo.
Dall’Egitto si è poi spostato in macchina in Libia, è stato rapinato tre volte e infine ha pagato 3 mila dollari americani per salire su un peschereccio mal ridotto con altri 500 migranti, destinazione Sicilia.
Dopo aver percorso gli ultimi chilometri a nuoto, è riuscito a prendere un treno e arrivare a Milano.
I segni del viaggio sono ben visibili sul suo viso, ma ha ancora la forza per ricordare le sue origini: «Io non scappo dalla povertà e non voglio l’elemosina. Io scappo dalla guerra civile. A Damasco ho lasciato tre ristoranti», ha detto a Lettera43.it in un inglese stentato, ma comprensibile.
LE NOTTI ALL'ADDIACCIO. Come Maha, altri 60 siriani si apprestano a passare la notte sulle fredde panchine di marmo della terrazza sopra la biglietteria Est.

Forse anche loro vorrebbero raccontare la loro storia, ma parlano solo arabo. C’è una ragazza di 15 anni che porta il velo, jeans aderenti e una borsa a tracolla dell’Eastpak e c’è suo fratello che per tutta la notte non distoglierà mai gli occhi dal suo iPhone 5.
Nessuno sembra riposato, ma nessuno vuole dormire: le mamme giocano con i figli piccoli, i ragazzi chiacchierano mentre gli uomini alternano Marlboro a caffè del distributore.
I CRIMINALI IN AGGUATO. A mezzanotte e mezza due uomini si avvicinano alla terrazza. Il primo ha circa 30 anni, i capelli pieni di brillantina pettinati indietro e indossa una giacca di pelle con scarpe bianche a punta. L’altro, sui 50 anni, è in giacca e cravatta.
Si formano due gruppetti e cominciano a discutere. Nonostante parlino arabo, si possono distinguere alcune parole: «Germany, Germany, Berlin!».
Dopo circa un quarto d’ora i due uomini se ne vanno, seguiti da otto siriani, tra cui anche tre bambini. Non torneranno mai più. «Questi personaggi non meglio definiti, in cambio di cifre assurde, si offrono di accompagnarli all’estero», spiega Alberto Sinigallia, presidente del progetto Arca, la onlus che da giorni distribuisce cibo e coperte in stazione.

Anche 700 euro per arrivare in Germania da Milano

Coloro che scappano dalla guerra, pur di arrivare in Germania, sono disposti a pagare fino a 700 euro a testa. Dopo molte ore di viaggio, sono scaricati senza molte spiegazioni vicino a un cartello stradale con una scritta in tedesco. Pensano di essere nei pressi di Berlino o di Monaco, in realtà sono stati abbandonati in provincia di Bolzano, senza aver varcato nessuna frontiera.
Il Comune di Milano, consapevole di questi rischi, ha avviato delle trattative con gli altri Stati dell’Ue.
«Tramite l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino, stiamo cercando di creare un corridoio umanitario con la Svezia», ha spiegato Lamberto Bertolè, capogruppo del Partito democratico al Comune, che lancia anche una stoccata a Roma: «Il governo di Enrico Letta non ha dato risposte adeguate e tempestive per questa emergenza».
POLIZIA DI STATO E ANTITERRORISMO. Quando ormai i due personaggi che offrono 'passaggi all'estero' e il loro seguito si sono dileguati da almeno mezz’ora, arrivano due pattuglie della polizia.
Ai loro occhi la situazione appare sotto controllo. I volti sono distesi e un agente per far divertire gli altri, urla: «Guaglio’! Anch’io mi voglio fa’ rifugiato politico». I colleghi scoppiano in una grande risata.
Nonostante i trafficanti di persone ronzino attorno ai profughi da tutto il giorno, i poliziotti non hanno registrato alcun movimento pericoloso. Un sospetto però viene da chi armeggia con un taccuino e una fotocamera digitale.
IL DIVIETO DI FARE FOTOGRAFIE. È lì solo per documentare, ma neanche l’identificazione tramite carta d’identità e tesserino da giornalista tranquillizza gli agenti, che lo scortano fuori dalla stazione. L’unica spiegazione data è questa: «Qua non si possono fare fotografie per questioni di antiterrorismo. Dopo l’11 settembre le stazioni delle grandi città occidentali possono essere bersaglio di attentati». 
Dopo le 4, i controlli della polizia si sono un po’ allentati ed è possibile tornare a osservare i movimenti nella terrazza sopra la biglietteria Est.
I siriani sono ancora tutti svegli, ma sono molti meno: dei 60 di mezzanotte ne sono rimasti circa la metà.
Difficile sapere dove siano andati, tuttavia l’ipotesi che abbiano accettato proposte di fuga è una possibilità più che concreta.

Lo 'sgombero' a opera delle guardie giurate

Quelli rimasti in Stazione Centrale, appaiono più silenziosi e, man mano che la notte avanza e la temperatura scende, si sdraiano sulle panchine di marmo, avvolti nelle coperte offerte dal Progetto Arca. Tra i pochi ancora svegli, c’è una signora con un impermeabile marrone lungo fino alle caviglie e un cappello di lana giallo: rimane seduta con lo sguardo fisso su un megaschermo che passa sempre le stesse tre pubblicità, e si accende l’ennesima sigaretta.
Poi verso le 5.30, con la stazione ancora vuota e Milano ancora buia, arrivano degli uomini in divisa, ma non sono poliziotti.
Sulla giacca hanno lo stemma dell’Italpol, società privata di vigilanza e sicurezza. Senza un apparente motivo, a uno a uno i siriani vengono svegliati e fatti alzare. 
Qualcuno fa due passi per sgranchirsi le gambe, qualcuno cerca un bagno e qualcun altro apre un pacchetto di biscotti e anticipa la colazione.
LA DISPERAZIONE INIZIA AD AFFIORARE. E mentre tutti si preparano per affrontare un altro giorno pieno di punti interrogativi, improvvisamente la signora con il cappello giallo scoppia in un pianto a dirotto, urla e si copre il viso con le mani.
Per la prima volta da quando sono arrivati, la disperazione di queste persone non rimane più nascosta. I compagni di viaggio provano a tranquillizzarla e le offrono della carta igienica per asciugarsi le lacrime. Lei dopo mezz’ora si è ricomposta e riprende a fumare.
Tra qualche ora, a gruppi o tutti insieme, ricominceranno il loro viaggio. E nel corso della giornata, altre decine di siriani provenienti dal Sud arriveranno in Stazione Centrale. Sempre con lo stesso obiettivo: raggiungere la Germania, quella vera. Non l’Alto Adige.

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