lunedì 28 ottobre 2013

Addio a Lou Reed


Addio Lou Reed
di Ernesto  Assante


L’avevo incontrato molte volte nel corso degli anni. L’ultima a Cannes, pochi mesi fa, all’inizio dell’estate. Questo il pezzo che era uscito su Repubblica.

Sale sul palco tra gli applausi, si muove lentamente, ha l’aria stanca e la voce leggermente tremante. “Ma sono qui”, dice Lou Reed, 71 anni, “sono caduto, mi sono rialzato, sono caduto ancora…”, parlando del trapianto di fegato che lo ha “salvato dalla morte”, come ha detto la moglie Laurie Anderson. A vederlo poi da vicino, quando viene a incontrare i giornalisti, alla fine della sua prima apparizione pubblica, sul palco del Palais Des Festival a Cannes, per il Festival della Creatività, l’uomo che ha camminato a lungo sul “wild side” del mondo non sembra stia poi così male. E’ ancora ironico, feroce, difficile come sempre, chiede che non si facciano domande sulla sua salute. Si limita a dire, “faccio una vita diversa, prendo molte medicine, molte vitamine, faccio continuamente
terapia fisica. Ma sto bene. Trovo solo incredibile come velocemente passi il tempo, non me ne faccio una ragione, solo ieri avevo diciannove anni…”. Per il suo ritorno in scena dopo il trapianto ha scelto un palco dove, ammette, non avrebbe mai immaginato di salire: “E’ strano essere qui, nel campo del nemico”, dice riferendosi ai che lo hanno invitato a Cannes, “ma le cose sono molto cambiate. Nel mondo del downloading le uniche persone che pagano i musicisti sono loro”.

Allora, come musicista, non ama particolarmente il mondo digitale in cui viviamo?
“Nulla è mai bianco e nero, ci sono quindi cose buone e cose che non lo sono, in ogni cambiamento. Non posso dire che il mondo della musica di oggi non mi piaccia, anzi, credo che ci sia una tale quantità di possibilità, oggi, che rendono la realtà affascinante, completamente diversa dal passato. Alcune cose sono diverse in peggio, come il suono della musica registrata e compressa in file. Il suono del vinile si è perso, era un suono caldo e presente che con il digitale non puoi avere. Certo, anche in questo campo le cose sono molto migliorare, all’inizio della rivoluzione digitale i file suonavano veramente male, chi trasferiva i suoni non si preoccupava della qualità. Ancora oggi gran parte degli mp3 ha un suono davvero miserabile, la gente non sa cosa perde. E’ vero che on line c’è tutto, che puoi trovare ogni cosa tu voglia ascoltare, ma che gusto c’è ad avere a disposizione tutta la musica del mondo se poi l’ascolto è una merda? Ma ci sono macchine che decomprimono il suono e lo migliorano e poi con il digitale il sound è molto chiaro, lo puoi sentire a due miglia di distanza. E sta anche tornando il vinile, i ragazzi lo riscoprono, quindi non ci si può lamentare troppo”.

E’ cambiato anche il suo modo di scrivere?
“Non ho mai cercato di scrivere e basta, ho sempre pensato alla musica. Avevo cinque anni e già scrivevo musica, quando ero piccolo facevo addirittura delle schifose composizioni di musica classica. Ma sono nato a Brooklin e la radio era sempre accesa, e questo mi ha insegnato ad ascoltare con interesse ogni cosa. Non credo sia possibile vivere senza musica, pensate che mondo orribile sarebbe, non riesco a immaginare nulla di peggio. Senza musica il pianeta potrebbe morire, la musica è il respiro della gente, è quello che fa muovere il sangue nel corpo umano, è un arte che mette in moto la vita.

Senza musica ci sarebbe stato Lou Reed?
Non credo. iniziai come autore per una piccola casa di edizioni musicali, scrissi una dozzina di canzoni surf, andavo in studio quando le registravano e imparavo tutto quello che c’era da imparare. Il primo disco lo feci quando avevo quattordici anni, fu preso dalla Mercury, lo scelse lo stesso che lavorava con Janis Joplin e fu trasmesso alla radio dal leggendario Murray The K. Una volta sola. in tutto guadagnai due dollari e pochi centesimi, più o meno quello che guadagno ora con i download. Sono tornato alle origini.
Perché i Velvet Underground sono rimasti così centrali
Eravamo il gruppo più sofisticato e articolato che si era mai visto. Pensate cosa potrebbe accadere se si potesse avere dei testi come quelli di Tennessee Williams o William Burroughs e metterli nel rock. Io cerco di scrivere a quel livello, che ci riesca o no”.

E poi c’era Andy Warhol…
Andy Warhol era fantastico, eravamo la sua band, l’unica band della Factory, nessuno ci conosceva, c’era addirittura chi pensava che Warhol fosse il nostro chitarrista. Non avevamo ingaggi, suonavamo alle sue mostre, lui faceva delle installazioni e noi eravamo parte delle installazioni e portavamo gli occhiali scuri perché c’erano sempre tante luci da tutte le parti. Warhol ha fatto tutto prima degli altri, ogni sua opera è stata angolare. Era una persona ammirabile in ogni senso e lui mi ha dato la possibilità di creare. Non parlava molto, lavorava ventiquattro ore al giorno, non ho mai visto nessun altro essere così totalmente immerso nella sua arte e nel suo lavoro.

Un volta lei ha detto che Warhol le ha insegnato l’arte della libertà
Sì, credo la conoscesse meglio di chiunque altro.

Le piace la musica di oggi?
E’ difficile fare cose interessanti, tutto è stato già fatto, avere idee completamente nuove è veramente complicato. Ma qualcuno riesce a fare cose egregie, come Kanye West, lui ci prova, ha un mix incredibile di generi, suoni, melodie, personalità, è bravo e anche molto divertente, è su un altro livello rispetto agli altri.
Il suo ultimo lavoro è stato quello con i Metallica, non particolarmente fortunato…
La collaborazione con i Metallica è nata dietro le quinte della Hall of Fame, ci siamo conosciuti e abbiamo pensato che sarebbe stato bello fare qualcosa insieme. Loro volevano fare le mie vecchie canzoni, io gli ho proposto di realizzare “Lulu” di Bob Wilson. Beh, “Lulu” ha avuto le peggiori recensioni dell’intera storia del mondo, i fan dei Metallica hanno protestato, così loro hanno lasciato perdere l’idea che avevamo di fare un tour insieme. Ma è stata una scelta che hanno fatto solo per soldi. Il che mi sembra incredibile: quando hai un “gazillione” di dollari ogni tanto puoi permetterti di fare qualcosa perché ti va, per amore, per passione. Io non penso ai soldi, non ci ho mai pensato. Se decidessi di pensare ai soldi farei il politico, non l’artista.

Cosa la ispira oggi?
Scrivo per merito dell’intuito, ma non ho mai davvero capito la scrittura. So che la gente pensa che io scherzi ma non capisco come si possa avere una disciplina nella scrittura, come possa diventare un lavoro organizzato Se una cosa viene, bene, se non viene non c’è verso che venga, non posso accendere un fuoco e mettermi a pregare che accada. Quando avviene metti subito giù i tuoi pensieri da qualche parte, se non lo fai lo perdi per sempre, quel momento non torna più. Scrivo solo cose vere, nel bene e nel male, ogni riga ogni suono è frutto di quello che ho vissuto. Tutto mi ispira, ci sono talmente tante cose nel mondo che sarebbe impossibile il contrario, e tutto cambia così velocemente che puoi essere sempre sorpreso.

Tornerà presto a scrivere e produrre musica?
Si, finché avrò delle idee interessanti.

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