mercoledì 23 ottobre 2013

Mercato musicale, profezie: nel 2015 il sorpasso del digitale sul cd

da: La Stampa

Addio cd, nel 2015 ci sarà il sorpasso del mercato digitale
Mazza (Fimi): lo streaming sarà la grande sfida per le case discografiche

Due anni: stando alle attuali tendenze è quanto rimane in Italia al momento del pareggio e sorpasso fra il mercato musicale sul digitale, in crescita, e quello su supporto fisico, in calo costante da tempo. E in altri Paesi potrebbe verificarsi già nel corso dell'anno prossimo. Parola di Enzo Mazza, presidente della Fimi (Federazione industria musicale italiana), secondo cui il futuro delle case discografiche si giocherà soprattutto su Spotify: il digitale rende meno del cd, e allora la grande sfida è aumentare il numero di consumatori di musica differenziando l'offerta e i modelli di business sullo streaming.

«Il mainstream - spiega Mazza all'Adnkronos - si sposterà verso un fenomeno di streaming in abbonamento. Il futuro della musica è legato agli smartphone e al 4G, non più a un lettore di file mp3, anche perché c'è tutta un'attività social intorno allo streaming». Cambia il mercato, cambiano le strategie, cambia il tipo di fruizione dei brani. Quelli che oggi sono i tre principali clienti dell'industria musicale (iTunes, Youtube e Spotify) quindici anni fa non esistevano: il fenomeno del digitale è appena agli inizi, difficile per ora formulare previsioni sicure.


Certo è che lo streaming è un campo ancora tutto da esplorare e le sue possibilità sono vastissime: «Il suo modello - continua Mazza - rappresenta la terza rivoluzione nel mercato discografico, dopo quelle del compact disc e del download di iTunes. Con lo streaming non si parla più non solo di supporto fisico, ma neanche di file virtuale: parliamo di un accesso diretto al contenuto sulla base di abbonamenti».

In controtendenza il vinile: +53% nel primo semestre dell'anno
Il mercato della musica su supporto fisico è in calo costante dal 2000, anche se negli ultimi anni risulta meno pronunciato che agli inizi. Tuttavia si tratta sempre di numeri importanti: secondo una rilevazione di Deloitte, in Italia nei primi sei mesi del 2013 ha subito un'ulteriore contrazione del 13% rispetto allo stesso periodo del 2012. Cresce invece il mercato del digitale, in particolare lo streaming video e audio (Youtube, Spotify, Deezer e altri), ma non abbastanza da compensare il calo del mercato musicale nel suo complesso, che segna un -6% rispetto al 2012 attestandosi a circa 50 milioni di euro (di cui il digitale costituisce il 38%).

In controtendenza, il `vecchio´ vinile cresce del 53%, superando nel primo semestre 2013 il milione di euro. È un dato che solo in apparenza può sorprendere: «Il supporto fisico - spiega ancora Mazza - diventerà sempre più un prodotto di qualità e di nicchia, riservato a produzioni particolari». Per esempio un altro settore che non conosce crisi è quello dei cofanetti: «Paradossalmente - continua - un consumatore non vuole comprare un cd a 10 euro ma compra il cofanetto da 50 euro che contiene i memorabilia».

I margini di guadagno su un cd sono molto diversi dai margini su uno streaming. Da dove partire, allora, per ricostruire un mercato musicale in cui i consumatori si stanno spostando su servizi digitali gratuiti, o quasi, che proprio per questo rendono poco all'industria? «Bisogna aumentare il numero dei consumatori - sostiene Mazza - Se tutti i possessori di smartphone avessero accesso a un servizio a basso costo il mercato sarebbe molto più grande. Il problema è come fornirlo a consumatori che solitamente sono riluttanti a pagare».

Per il lancio dei giovani restano fondamentali i media tradizionali
Esistono già modelli di business sostenuti dai ricavi derivanti dalla pubblicità: è il caso di Youtube. «Dobbiamo individuare - prosegue Mazza - anche sugli smartphone una quota di utenti che vorrà utilizzare il servizio gratis, quindi basandolo sulla pubblicità. Ovviamente le royalties che arrivano da questi modelli sono molto basse». Per gli altri utenti si dovrà puntare su un'offerta di servizi premium a pagamento.

Il mercato si sta evolvendo verso una complessità che sovverte le dinamiche consolidate da decenni. In questo scenario le case discografiche stanno cambiando pelle: «Qualche anno fa - dice Mazza - la casa discografica aveva un'area digitale, oggi il digitale è l'azienda». Negli anni sono state costruite competenze specifiche sui social, ormai parte integrante delle strategie delle aziende. Le etichette svolgono queste attività in maniera professionale e diventano gli assistenti dell'artista nel tenerlo in contatto costante con i fan, anche con iniziative promozionali di vario tipo.

Gli investimenti sul lancio di nuovi artisti sono una delle poche cose a rimanere stabili. Quello che è più complicato oggi è garantire la visibilità degli artisti emergenti. I media tradizionali costituiscono ancora un "collo di bottiglia" difficile da oltrepassare (in Italia radio e televisione rimangono i primi mezzi per il consumo musicale): «Se la radio non passa gli artisti emergenti - spiega Mazza - se Sanremo manda i giovani all'una di notte, c'è un problema di visibilità. Servono allora delle macchine di produzione che sono le case discografiche».

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