da:
Il Fatto Quotidiano
La7, la guerra dei furbi
Urbano Cairo: “Voglio fare
miracoli ma con Berlusconi ho rotto 20 anni fa”
di
Antonello Caporale
Urbano Cairo è il più probabile acquirente
de La7, e già in queste ore potrebbe
divenirne il proprietario. I tratti del suo carattere, sempre gioviale, sono a volte
rumorosi. E’ ambizioso, simpatico, alla mano. Creativo il doppio: ha proposto
al venditore di finanziargli in parte l’acquisto. Ha ottime amicizie sulle
spalle. L’appuntamento con lui è al caffè Sant’Ambreus, dietro piazza San
Babila.
Mi infastidisce
quando leggo che sono l’amico di B.,
il berluschino nelle mani del tycoon onnivoro.
Va a finire che a furia di dire certe cose ci crediate voi e qualcun altro, perciò
sento il bisogno almeno di illustrarvi la mia vita. Io con Berlusconi ho chiuso
nel 1995, non l’anno scorso. Sono stato il suo assistente è vero e ho
riconoscenza per l’uomo. Lei mi dice: portava a spasso la signora Veronica, le faceva
finanche da autista. Ma ha idea di quanti anni sono passati? E di che cosa è successo
dopo? Poi le ricordo che sono stato licenziato da Mondadori (da Tatò più che da
Dell’Utri). Licenziato. Mi trovi un intimo di B. che abbia subìto eguale
trattamento. E me ne trovi un altro che – da licenziato – si rimbocca le
maniche e si mette a costruire da zero la sua impresa multimediale: vendo
pubblicità su ogni mezzo di comunicazione, sono editore di un numero elevato di
periodici, da quelli più pop a marchi prestigiosi, sono presidente di una
squadra di calcio. Mi si accusa che così sembro proprio un piccolo B.? Non
posso vietare che anche lo pensi, affari suoi.
Però è falso. Amo la televisione e ancor di
più i giornali. Anzi, a dirla tutta mi sarebbe piaciuto fondare un quotidiano.
Non ho trovato il giornalista giusto, poi la crisi economica si è messa di
mezzo e mi sono arreso all’evidenza. Su La7 non dico nulla di più, non ho
alcun titolo e non mi piace parlare del futuribile. Quella televisione ha un palinsesto prestigioso, ma un conto
economico difficile. Perciò ho
chiesto un piccolo aiutino al venditore per far fronte all’acquisto. Sì,
dei soldi. Tolgo a Telecom l’asset più pesante lasciando nelle sue mani il
multiplex, dove si fanno i soldi. Mettersi sulle spalle quel gigante d’argilla
è un’impresa che necessita ardore e sprezzo del pericolo, una sfida assoluta. A
me può riuscire. Come quando comprai la Giorgio Mondadori, o divenni
concessionario di due settimanali della Rizzoli. Feci l’offerta non avendo
neanche un ufficio, un dipendente. Sentivo che l’impresa mi avrebbe
affascinato. E riesco a organizzare i
pensieri e le azioni solo camminando. Vede questo aggeggio? E’ un contapassi.
All’autista chiedo di seguirmi, e mentre cammino la mia mente è al lavoro. Ieri
ho camminato poco, ma l’altro giorno tre miglia, e il giorno prima una e mezzo,
e prima ancora…Se non cammino non penso,
se non penso non costruisco. Più dei
soldi mi sazia l’ambizione del progetto: vedere cosa ho fatto e cosa riesco
ancora a fare. Non mi voglio misurare con Berlusconi, lui è di un’altra età e
ha lavorato in altre condizioni (e se proprio, un tycoon ancora più grande c’è e si chiama Murdoch). Capisco però le
assonanze possibili. Ma sono fortuite. Vogliamo parlare del calcio? Ho
acquistato il Torino per amore. C’è del vero, il ricasco pubblico, l’espansione
dell’immagine, ma insomma: ho messo 60 milioni nel Toro. Il sentimento costa.
Ah, dimenticavo: non ho mai licenziato nessuno. Come? Uso le stesse parole di
Berlusconi? Non mi riguarda, sono fuori e lontano dalla sua politica, non mi ha
mai visto nei convegni di Forza Italia e non mi vedrà. Non so se venderanno La7 a me, ma penso di sapere esattamente
cosa fare, e come. E di poter garantire solidità finanziaria e nessuna ombra
editoriale: Mentana e Santoro per me sono inamovibili. E lo dovrebbero essere
per chiunque la compri. A La7 mi
conoscono, gli vendo la pubblicità. Quando sono arrivato i ricavi erano fermi a
40 milioni di euro; con me sono saliti a 160. Ah, Stella, l’ex amministratore
delegato che ha impugnato il contratto, per due volte lo ha sottoscritto. E mi
sento dire che con Urbano Cairo hanno ricevuto molto oltre il prevedibile e
solo grazie al fatto che ho garantito e raggiunto performance straordinarie. L’ho
fatto perché Urbano Cairo pensa a come far crescere a sua azienda e come dar
filo da torcere alle altre, si chiamassero un domani pure Mediaset. Non mi
sembra però tantissimo convinto. S’è fatto tardi, buonasera”.
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