giovedì 7 febbraio 2013

Media: Francia, l’accordo con Google



da: Lettera 43

Francia, le controindicazioni dell’accordo con Google
Mancanza di chiarezza. E di universalità. Ecco perché l’intesa con gli editori d’oltralpe può favorire Mountain View.
di Giovanna Faggionato

Hanno svenduto la propria unicità per un piatto di lenticchie o hanno firmato un accordo storico? Sul patto siglato tra Google e gli editori francesi, il primo febbraio scorso, gli osservatori si dividono nettamente.

GOOGLE OFFRE 60 MLN PER I DIRITTI. L'accordo prevede la creazione di parte del colosso di Mountain View di un fondo di 60 milioni di euro, un valore pari alle entrate pubblicitarie che le aziende francesi incassano annualmente dalle pubblicazioni digitali, da destinare alla transizione del settore all'online. In cambio Google ha ottenuto lo sfruttamento dei contenuti delle testate che forniscono la materia prima al servizio News e a tutte le altre piattaforme del gruppo.
Per i sostenitori dell'accordo, per la prima volta nella storia un motore di ricerca ha riconosciuto e monetizzato il valore della produzione giornalistica. Per i detrattori, invece, Mountain View ha sborsato solo pochi spiccioli e ha ottenuto molto.

La trattativa con Google e la minaccia di un nuovo copyright
Il problema non è solo francese: la crisi dell'editoria investe l'intera Europa
e il passaggio al digitale e i metodi per trarne profitto sono argomento di discussione ovunque. In Belgio, per esempio, già dal 2006 gli editori avevano scelto le vie legali, portando Google in tribunale. Fino a che il motore di ricerca, proprio a dicembre 2012, ha ceduto e siglato un accordo sui contenuti sfruttati da Google News, le cui clausole sono però rimaste segrete.
IN FRANCIA ENTRA IN GIOCO LO STATO. In Francia, dove Google controlla già il 95% del traffico della Rete, si è imboccato un altro sentiero: quello dello Stato. Gli editori d'Oltralpe hanno infatti chiesto direttamente al governo di farsi carico del problema dello sfruttamento del loro lavoro, prodotto a caro prezzo e diffuso gratuitamente nella Rete.
LO SPAURACCHIO DEL DROIT VOISIN. E così a Parigi hanno iniziato a redigere un progetto di legge sul droit voisin (in inglese ancillary copyright). Si tratta di un'estensione dei diritti di proprietà intellettuale agli snippet, cioè ai link, ai frammenti e alle anticipazioni dei prodotti editoriali. E cioè la definizione di regole di copyright pensate ad hoc per motori di ricerca e aggregatori di notizie online.
In Germania, dove è allo studio la riforma più completa in materia, l'hanno chiamata per brevità e malizia Google tax.
IL NEGOZIATO INFINITO. «All'inizio la questione era semplice: Google non voleva aprire i cordoni della borsa», ha spiegato a Lettera43.it Nathalie Collin, co-presidente del quotidiano Nouvel Observateur e rappresentante dell'Ipg, l'associazione francese degli editori della stampa politica e generalista che ha votato e firmato l'accordo all'unanimità.
Il tavolo della trattativa si è aperto solo con la minaccia del progetto di legge, una vera e propria spada di Damocle. E il negoziato, andato avanti per tre mesi, è stato così arduo che l'esecutivo ha addirittura nominato un mediatore.
IL COMPROMESSO DEGLI EDITORI. Alla fine, dopo diversi tentennamenti, si è arrivati al compromesso: gli editori hanno rinunciato alla legge e in cambio hanno ottenuto il fondo di 60 milioni, da rinegoziare dopo tre anni. E un partenariato commerciale di cinque anni a cui si può aderire su base volontaria e che prevede una maggiore integrazione tra le piattaforme di Google e le testate giornalistiche.
Secondo l'editrice francese l'accordo segna un principio fondamentale che avrà ripercussioni storiche: «Abbiamo fatto valere il principio che i contenuti editoriali hanno un valore». Anche su internet dove tutto appare gratuito. «Così guadagniamo noi, guadagna Google e guadagnano anche gli internauti ai quali una guerra non avrebbe certo portato vantaggi», ha sintetizzato Collin.

Un aiuto alla ristrutturazione che non grava sullo Stato
Secondo le malelingue, però, ci ha guadagnato anche François Hollande. Facendo pagare a Google i contributi a un settore in crisi profonda, ha fatto risparmiare lo Stato. Questa lettura si è talmente diffusa da richiedere la smentita ufficiale del presidente durante la conferenza stampa di presentazione dell'accordo.
FONDI PUBBLICI: 42 MILIONI. I numeri dimostrano almeno in parte il contrario: dal 2009 al 2012 il fondo pubblico più importante per l'editoria francese, lo Spel, ha distribuito 42 milioni di euro, 20 in meno di quelli che investirà il capo di Google, Eric Schmidt. Il quale, in compenso, al governo francese, paga ben poche tasse. E con la rinuncia alla Google tax può dormire sonni tranquilli.
Non solo: le condizioni di ripartizione del fondo non sono chiare. Per gestirlo è stato chiamato un consiglio di amministrazione misto, che includerà anche personalità indipendenti, mentre il controllo sarà affidato ad authority esterne.
Ma visto che non si è toccato il capitolo della proprietà intellettuale, il denaro non sarà distribuito in base alla produzione, bensì alla qualità dei progetti di innovazione presentati dai singoli editori. «Non si sa se potranno accedervi anche nuove testate», ha aggiunto Collin. E viene il dubbio che i soldi possano anche non essere tutti distribuiti.
OGNI STATO PER SÉ. I francesi hanno rinunciato alla legge, in favore dell'accordo privato. Se questo sia destinato a diventare un modello universale, però, è presto per dirlo. «Ogni Stato deciderà per sé, so che alcuni editori italiani ci stanno pensando», ha concluso l'editrice parigina. Proprio la mancanza di un'unica linea europea e la profonda crisi del settore, però, consentono a Google ampi spazi di manovra. E tra tre anni quando la stampa transalpina si siederà a rinegoziare l'accordo, la Rete sarà un altro mondo e big G potrebbe essere ancora più potente.

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