mercoledì 23 gennaio 2013

Il sistema bancario italiano, Mps: Mussari (ex presidente) si dimette dall’Abi



da: Il Fatto Quotidiano

Mps, Mussari scaricato dalla banca dopo lo scoop del Fatto si dimette dall’Abi
Profondo rosso per il titolo Mps che ha ceduto il 5,68% in scia ai rischi sul bilancio causati dai derivati della gestione dell’attuale presidente dell’Abi. La banca conferma i contratti, ma nega che l'operazione sia stata ufficialmente approvata dal cda

Monte dei Paschi di Siena in caduta libera a Piazza Affari a causa dei rischi sui conti legati a un contratto derivato, fino ad oggi segreto, stipulato durante la gestione di Giuseppe Mussari (attuale presidente dell’Abi, la Confindustria delle banche) e Antonio Vigni nel 2009. Il titolo, che tra una sospensione al ribasso e l’altra, in giornata è arrivato a perdere quasi il 6%, ha chiuso la seduta in calo del 5,68 per cento a 0,27 euro.
A rivelare l’esistenza di un nuovo scheletro nell’armadio di Siena, dopo quello legato all’operazione Santorini venuto alla luce la settimana scorsa, un’inchiesta del Fatto Quotidiano a firma di Marco Lillo. Che ha svelato l’operazione Alexandria, portata a termine dalla banca con Nomura per “abbellire il bilancio 2009” scaricando sulla controparte le perdite per centinaia di milioni di un derivato basato su rischiosi mutui ipotecari che poi i giapponesi avrebbero riversato sul Monte attraverso un contratto segreto a lungo termine non trasmesso dall’allora vertice di Mps ai revisori dei conti di Kpmg e a Bankitalia. Il dossier è al vaglio tanto della Procura che sta indagando sulla costosa acquisizione di Antonveneta da parte di Mps datata 2008, quanto dei nuovi vertici del Monte, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola.

Il Montepaschi, dal canto suo, ha confermato stamattina che “l’operazione denominata Alexandria rientra nel perimetro delle analisi in corso in relazione ad alcune operazioni strutturate poste in essere in esercizi precedenti e ad oggi presenti nel portafoglio della banca”. E sostiene che l’incremento di 500 milioni di euro di aiuti di Stato via Monti Bond (3,9 miliardi di euro più interessi il totale) richiesto a sorpresa a fine 2012, assicurerà la copertura “degli impatti patrimoniali” derivanti dai derivati, compresa l’operazione con Numura, la cui analisi verrà sottoposta al consiglio di amministrazione entro metà febbraio.
In quella sede il consiglio “potrà, previa valutazione dei relativi impatti, adottare ogni misura necessaria per assicurare, anche retrospettivamente, la corretta rappresentazione contabile delle operazioni in oggetto”. Tradotto in soldoni, Mps conferma la possibilità di riscrivere i bilanci del passato, anche se ritiene che “la copertura di eventuali rettifiche di bilancio, nonché degli eventuali costi di chiusura delle operazioni in oggetto”, sia assicurata dal mezzo miliardo di aiuti pubblici aggiuntivo.
Giallo, poi, sull’iter di approvazione dell’operazione nel 2009. Nomura, che nel 2008 ha rilevato le attività europee della fallita Lehman Brothers nominandone alla presidenza Sadeq Sayeed e alla vicepresidenza l’ex numero uno della banca americana per l’Europa, Ruggero Magnoni, in mattinata si è affrettata a dichiarare in una nota che “l’operazione Alexandria era stata rivista e approvata prima della sua esecuzione al massimo livello in Mps, incluso il cda e il presidente Mussari”. Il gruppo giapponese sostiene inoltre di essere stato tra le varie banche avvicinate per annullare il rischio delle posizioni detenute dall’istituto senese che le aveva precedentemente acquistate da una grande banca europea, di aver vinto il mandato grazie a un prezzo competitivo e di aver “agito correttamente e responsabilmente in ogni fase nei confronti del cliente”.  ”Inoltre – afferma sempre Nomura – Mps ha fatto esaminare l’operazione dai suoi revisori di Kpmg”.
Non così il Monte, che a stretto giro ha smentito l’ufficialità dell’operazione, in pratica scaricandola su Mussari, del quale esiste la registrazione di una conversazione telefonica con Sayeed che chiedeva all’allora numero uno di Mps se i contratti legati ad Alexandria erano stati comunicati correttamente ai revisori di Kpmg. “Non risulta che tale operazione sia stata sottoposta all’approvazione del consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena”, si legge in una nota dell’istituto senese in risposta alla banca giapponese. Stessa linea da Kpmg che sostiene di non essere “mai stata messa a conoscenza di alcun accordo di natura riservata risalente al 2009 tra Mps e Nomura” di non aver “mai fornito alcuna approvazione, tanto meno preventiva, circa la struttura delle operazioni finanziarie oggetto di tali accordi riservati”.
Protesta accorata, intanto, dai consumatori. ”Poiché l’intera rata dell’Imu prima casa, pari a 3,9 miliardi, è stata destinata dal governo Monti al Monte dei Paschi di Siena per evitare la bancarotta fraudolenta, i contribuenti italiani hanno il sacrosanto diritto di conoscere la genesi fedele delle operazioni spericolate in derivati, denominate Santorini ed Alexandria, messe in piedi nel 2009 dall’attuale presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, e soprattutto perché sia la Consob che Bankitalia non hanno mosso rilievi a tali rischiose operazioni che ne hanno minato la stabilità”, ha dichiarato il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, che in una nota ha chiamato in causa le autorità di vigilanza all’epoca guidate rispettivamente da Lamberto Cardia, attuale presidente delle Ferrovie dello Stato, e Mario Draghi, ora alla guida della Bce.

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