venerdì 12 ottobre 2012

Riforma pensioni Fornero: la valutazione di Tito Boeri sulla modifica parlamentare


L’economista Tito Boeri sostiene che la maggioranza parlamentare stia cercando di smantellare la riforma Fornero con la proposta di modifica di taluni criteri pensionistici.
All’origine dell’accordo bipartisan (tutti i partiti che sostengono Monti), la perenne campagna elettorale nella quale vive la classe politica, mai come ora invisa alla pubblica opinione.
Peccato che Boeri non rilevi o non ricordi che la riforma Fornero è un provvedimento iniquo, soprattutto per una fascia anagrafico-contributiva di italiani. Non sarà la proposta parlamentare a smantellarla. Nella migliore (o peggiore delle ipotesi) corregge dei criteri. Ovviamente, ha un costo. Che vi debba essere un’adeguata copertura, ok. Poiché Monti succhia soldi  sempre dai soliti, continui a succhiare da noi per farci pagare questa modifica che, di fatto, introduce degli scalini per coloro che hanno una certa anzianità contributiva legata al raggiungimento di un’età anagrafica.
Non vedo come si possa parlare di smantellamento, quando nulla sarebbe regalato ai diretti interessati. Perché, ad esempio, i lavoratori in questione andrebbero in pensione con il sistema contributivo anziché misto (retributivo fino a 18 anni di contributi, contributivo per il rimanente periodo).
Caso mai, caro Boeri e cari tutti coloro che parlano e scrivono da redditi medio-alti e da condizioni sociali più privilegiate, vediamo di dare senso e serietà al concetto: i diritti acquisiti non si toccano. I diritti acquisiti non si devono toccare, i privilegi, sì. Che sia in parte restituito e con gradualità ciò che da anni parecchi privilegiati  - per età anagrafica e anni di lavoro (pochi) – hanno incassato a spese di coloro che continuavano a lavorare, in primis: coloro che improvvisamente si vedono penalizzare dalla mannaia Fornero.
E’ mai possibile che in questo paese non si riesca a conciliare l’esigenza di ridurre spese/aumentare entrate con il praticare equità. Quanto meno, sarebbe auspicabile
che dopo una fase nella quale “non si guarda troppo per il sottile” (tradotto: si succhiano soldi per coprire buchi) si spendesse in queste direzioni:

1. riformare/ristrutturare il paese secondo priorità definite;
2. spendere per investimenti (di questo fa parte anche ciò che attiene al punto 1) in modo tale da alimentare nel medio periodo nuove entrate;
3. ridurre in maniera significativa l’evasione fiscale;
4. attuare azioni di sostegno alle fasce più deboli con uno stato sociale efficiente e non clientelare e assistenzialista.

C’è un organo sessuale maschile di partito, movimento, aggregazione in grado di dirmi anche solo un’idea – concreta – con la quale attuare i suddetti punti? Se c’è, avrà il mio voto.
Lo so….passerò il fine settimana elettorale al mare...e al ritorno troverò i seggi chiusi. 

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