da:
la Repubblica
"Diaz" in dvd,
per non dimenticare
"E adesso parlerò di Afghanistan"
"E adesso parlerò di Afghanistan"
In edicola con Repubblica
la pellicola che ha squarciato il velo sulla notte della democrazia italiana. E
il regista non molla i temi scomodi della nostra contemporaneità: "Farò un
film da 'Limbo' della Mazzucco, per indagare una guerra dimenticata ma ancora
in corso"
di
Claudia Morgoglione
E'
stato uno dei film dalla progettazione travagliatissima, Diaz - Don't clean up
this blood, diretto da Daniele Vicari: la storia dell'assalto sanguinario alla
scuola che ospitava i manifestanti del G8 genovese - definito da Amnesty
International la più grave sospensione dei diritti civili dalla fine della
Seconda guerra mondiale - sembrava proprio non volerlo nessuno. Non la
polizia, non le istituzioni, non le major cinematografiche di casa
nostra. Solo il coraggio del regista, la caparbietà di un produttore come
Domenico Procacci, l'attaccamento al progetto di un gruppo di attori (Alessandro Roja 1, Elio Germano, Claudio Santamaria 2) hanno avuto la meglio
su questa gigantesca ondata di ostilità e diffidenza. Ed è stato un bene:
perché il film rappresenta non solo un prodotto cinematografico di alto
livello, ma anche un documento di storia nostrana che troppo in fretta si
voleva archiviare.
E per mantenere viva la memoria di quella
stagione, oltre che per vedere o rivedere una delle pellicole italiane
più
belle dell'anno, ecco arrivare Diaz in edicola, con Repubblica e L'Espresso, a
partire dal 12 ottobre. Una visione, quella del film, che non può lasciare
indifferenti. Destinata ad agghiacciare, ad emozionare, a suscitare rabbia per
quel massacro di persone inermi, quasi tutte giovani. Perché, come sa già chi è
andato al cinema, allo spettatore Vicari non risparmia nulla. Non le botte, non
i rumori, non la follia militare di quella notte della democrazia. E non si
tratta di licenze poetiche, invenzioni registiche ad affetto: la fonte di ciò
che appare sullo schermo sono gli atti del processo. Anche per questa sua
verità, il film ha goduto di ottima stampa. E sta avendo una vita lunga:
l'anteprima al Festival di Berlino, l'arrivo nelle sale, il dibattito sul web
prima e dopo l'uscita. Un cammino di cui lo sbarco di adesso in edicola
rappresenta una tappa importante.Ma Diaz è anche un momento cruciale nella carriera di chi lo ha diretto. Autore deciso a indagare, con la sua macchina da presa, le sfide e i paradossi della nostra contemporaneità. Lo ha fatto anche nel bellissimo docufilm La nave dolce, presentato all'ultima Mostra di Venezia, in cui ha ripercorso, con l'aiuto di chi lo visse e di immagini di repertorio, il dramma della nave albanese Vlora. E adesso, Vicari annuncia il suo prossimo progetto: Limbo, tratto dall'omonimo romanzo di Melania Mazzucco edito da Einaudi. el 2012 e pubblicato da Einaudi. "Nel libro - spiega lui - ho trovato per la prima volta in termini narrativi una rappresentazione efficace e coinvolgente della guerra in Afghanistan attraverso la storia di una donna soldato convintamente arruolata negli alpini che sperimenta sulla propria pelle tutta la drammaticità di una guerra tutt'altro che conclusa e davvero terribile. Anche se rimossa dalla coscienza collettiva. Eppure quella in Afghanistan come quella in Iraq, sono guerre che segnano profondamente la nostra generazione. Grazie al racconto che ne fa Melania possiamo cominciare a farci i conti".
A produrre, anche stavolta, sarà la Fandango di Procacci; e anche stavolta, faremo i conti con una realtà che tendiamo colpevolmente a dimenticare.

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