da: La Stampa
Padova,
il giudice ha seguito la legge
Carlo Rimini*
Vedere un bambino braccato dalla Polizia,
caricato a forza su una macchina mentre cerca di scappare, davanti ai suoi
compagni di scuola, è agghiacciante. Ma come si può arrivare a questo risultato
applicando una legge dello Stato? Come può l’interesse del minore passare
attraverso un simile strazio? Se un giudice ha ordinato l’allontanamento di un
bambino dalla sua casa, ciò è avvenuto sulla base della valutazione di gravi
comportamenti tenuti dalla madre e dell’accertamento che questa ha ostacolato i
rapporti fra il bambino e il padre.
Generalmente si arriva a questo risultato
dopo che una serie di misure meno severe sono state disattese. Il problema non
nasce dunque dall’ordine del giudice, ma dalle modalità della sua esecuzione.
La responsabilità per quanto accaduto non è neppure degli agenti che si sono
trovati a fronteggiare una situazione ingestibile.
Il dramma vissuto da questo bambino pone
invece sotto gli occhi di tutti una grave lacuna legislativa: il nostro diritto
di famiglia non si occupa dell’esecuzione dei provvedimenti relativi alla
potestà dei genitori. L’esecuzione - anche forzata - degli ordini che
riguardano la vita dei bambini è affidata alle regole generali previste dal
codice di procedura civile, come se i bambini fossero delle cose, una merce da
consegnare. In Italia non esiste un’autorità, un’agenzia territoriale
specializzata, incaricata di verificare l’attuazione dei provvedimenti del
giudice relativi ai minori e di garantirne con mezzi adeguati l’esecuzione in
caso di conflitto fra i genitori.
Il giudice è invece solo. Quel bambino doveva
essere seguito da psicologi e assistenti sociali preparati a fronteggiare queste
situazioni, preparati a spiegargli che, per il suo bene, dovrà passare un po’
di tempo lontano da casa. Possiamo immaginare come si sarebbero comportati
degli operatori qualificati. Avrebbero parlato con gli insegnanti e avrebbero
cercato il loro sostegno. Poi avrebbero detto al bambino che la mamma è buona e
gli vuole bene e anche il papà è buono; il problema è che litigano per stare
più tempo possibile con lui e sbagliano – perché qualche volta anche i genitori
sbagliano! – ma presto tutto tornerà a posto. Gli psicologi avrebbero potuto
riferire al giudice le reazioni del bambino; il giudice avrebbe così potuto
modulare il suo provvedimento alla luce della relazione degli psicologi. Questo
accade negli Stati con i quali siamo abituati a confrontarci per livello di
civiltà. Invece da noi si mandano i poliziotti con i lampeggianti.
*ordinario
di diritto privato nell’Università di Milano
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