da: Lettera 43
Marchionne
spara su Firenze
Uno scontro senza esclusione di colpi,
quello andato in onda il 10 ottobre tra il sindaco di Firenze e candidato alle
primarie del Partito democratico, Matteo Renzi e l'amministratore delegato della
Fiat, Sergio Marchionne.
Nel corso del videoforum di Repubblica tivù, il rottamattore ha sparato a zero sull'ad del Lingotto, confessando pubblicamente di «non aver cambiato idea sulla Fiat».
Nel corso del videoforum di Repubblica tivù, il rottamattore ha sparato a zero sull'ad del Lingotto, confessando pubblicamente di «non aver cambiato idea sulla Fiat».
«È Marchionne che ha, non solo,
cambiato idea, ma anche tradito», ha attaccato Renzi. «Qualsiasi risultato
abbia ottenuto e otterrà, si sarà macchiato di aver preso in giro
lavoratori e politici dicendo una cosa che poi non ha fatto».
Quindi, il sindaco fiorentino ha rincarato
la dose: «Non ho mai immaginato Marchionne come modello di sviluppo per
l'economia, andava ai congressi Ds dove c'erano D'Alema e Bersani e Bertinotti
ne parlava come del borghese buono».
MARCHIONNE ATTACCA FIRENZE. Pronta e
parecchio seccata la risposta. «Non è affatto vero che sono un bugiardo», ha
tuonato Marchionne da Bruxelles. «Matteo Renzi è la brutta copia di Obama, ma
crede di essere come lui».
«È il sindaco di una piccola, povera
città», ha aggiunto Marchionne pensando di non essere intercettato dai
giornalisti.
Parole che hanno mandato su tutte le furie il senatore Pd, Vannino Chiti: «Firenze è grande per ricchezza di storia, di cultura e d'arte. È conosciuta e amata nel mondo. Dispiace che non lo sia dall'amministratore delegato di Fiat. Ciò forse spiega tante altre cose».
Bersani al manager: «Misuri le parole»
Anche Bersani, una volta tanto, si è
schierato dalla parte del suo antagonista nella corsa alle primarie.
Rivolgendosi a Marchionne su Twitter il segretario Pd ha dichiarato: «Basta
dichiarazioni che sviliscono l'Italia. Firenze è una delle città più belle del
mondo ed è nel cuore di tutti gli italiani. Èora di misurare le parole».
Sul popolare social network è arrivato anche, a stemperare la tensione, il commento del regista fiorentino Leonardo Pieraccioni: «Quando Marchionne ha detto 'è piccola e povera' parlava davvero di Firenze o era il nuovo slogan per la Punto?».
Sul popolare social network è arrivato anche, a stemperare la tensione, il commento del regista fiorentino Leonardo Pieraccioni: «Quando Marchionne ha detto 'è piccola e povera' parlava davvero di Firenze o era il nuovo slogan per la Punto?».
LA SMENTITA. In serata la voce del
manager si è fatta ancora sentire: «I commenti su Firenze sono stati, a
mia conoscenza, estratti fuori dal contesto e non devono essere interpretati
come un mio giudizio sul valore di Firenze, che è una città per arte, cultura e
scienze apprezzata e rispettata a livello mondiale, una valutazione che
condivido pienamente».
La città e la sua economia «erano
prese da me come riferimento per paragonarle alla complessità, al peso e alla
dimensione di un Paese come gli Stati Uniti. Ho usato queste considerazioni per
confrontare le responsabilità e le capacità del presidente Obama con quelle di
Matteo Renzi. La differenza mi sembra evidente».
RENZI NON ADEGUATO. Quindi ha ribadito che «le mie valutazioni su Matteo Renzi restano invariate e sono personali e non attribuibili alla Fiat. Penso che per la sua età e per l'esperienza limitata sia, almeno per il momento, non adeguato ad assumere una posizione di leader in un contesto economico e sociale complesso come è oggi quello italiano».
RENZI NON ADEGUATO. Quindi ha ribadito che «le mie valutazioni su Matteo Renzi restano invariate e sono personali e non attribuibili alla Fiat. Penso che per la sua età e per l'esperienza limitata sia, almeno per il momento, non adeguato ad assumere una posizione di leader in un contesto economico e sociale complesso come è oggi quello italiano».
«A mio parere una maggiore esperienza, che
può solo accumularsi nel tempo, lo renderà più maturo e di conseguenza gli
eviterà di esprimere opinioni senza logica contro la Fiat e la sua posizione
industriale nel Paese, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica a
livello europeo». Tutto questo «senza valutare minimamente l'impatto negativo,
permanente e che comporterebbe gravissimi rischi, rispetto alle scelte
industriali che abbiamo fatto».


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