Audiweb,
gli accorpamenti di brand “gonfiano” i dati delle testate
Gli
accordi co-editoriali fra marchi diversi generano aumenti improvvisi dei dati
di traffico. Si tratta di una procedura lecita, ma che rischia di rendere meno
trasparente la percezione del peso effettivo delle testate editoriali e la
lettura delle classifiche dei siti più letti
Nel dibattito sulla trasparenza dell’audience online
e del mercato pubblicitario web, scatenatosi intorno al nostro articolo di
qualche giorno fa, c’è un altro aspetto da analizzare per la
corretta valutazione del peso delle testate, così come siamo abituati
tradizionalmente a considerarle. Si tratta dell’accorpamento sotto lo stesso “brand
Audiweb” di siti con url diverse e proprietari diversi, che hanno stipulato accordi
commerciali diventando partner e apparendo così, agli occhi degli utenti
che consultano le classifiche, molto più grandi di quello che effettivamente
sono.
Un fenomeno ormai molto diffuso e del tutto
lecito, lo specifichiamo, ma che rischia di rendere meno trasparente per
i non addetti ai lavori la valutazione delle classifiche dei siti più
letti, come quella pubblicata dal Sole24Ore
qualche settimana fa, e la percezione del peso effettivo delle
testate editoriali.
Per capire la questione è necessario prima
sapere come Audiweb rappresenti i siti nel proprio database, basandosi sulla classificazione internazionale di Nielsen
su 3 livelli, e fare un esempio pratico, come quello di “Donna Moderna” che accorpa
sotto di sé 3BMeteo.com, Oroscopo.it, 2spaghi.it, Misya.info ed Eurosalus.com.
Parent è
il livello gerarchico superiore e rappresenta
l’organizzazione che controlla determinati domini e url, raggruppati in brand.
Potrebbe essere paragonato alla “casa editrice”. Riprendendo l’esempio di Donna Moderna, il parent è Mondadori.
Brand è
il nome di un sito web, pubblicamente distinto da altri,
caratterizzato dalla possibilità di essere comunicato come entità autonoma e
indipendente sul mercato. L’aggregazione di URL a livello di brand prevede che
il marchio sia riconoscibile attraverso un’uniforme esposizione di
caratteri/simboli grafici sulle pagine componenti il brand stesso. Quindi, nel
nostro esempio Donna Moderna è il brand
che compare come marchio in alto (a
sinistra o a destra) nei siti
3BMeteo.com, Oroscopo.it, 2spaghi.it, Misya.info ed Eurosalus.com.
Channel è
il livello più dettagliato della struttura gerarchica per i siti. Il
brand si suddivide in varie sezioni (anche di diverso dominio) in base
all’argomento. Un channel deve appartenere a uno specifico brand ed è una
tassonomia importantissima per la pianificazione delle concessionarie
pubblicitarie. Nel nostro esempio, il brand Donna Moderna comprende fra i
suoi channel 3BMeteo.com, Oroscopo.it, 2spaghi.it, Misya.info ed
Eurosalus.com.
Osservando i dati forniti da Audiweb relativi ad agosto 2012, è
possibile capire il “peso” che ha
ciascuno dei channel in cui si
scompone il traffico di 3.744.000
utenti unici del brand Donna Moderna: 3BMeteo.com 1.619.000 u.u., Oroscopo.it 201.000
u.u., 2spaghi.it 751.000 u.u., Eurosalus.com 106.000 u.u. e Misya.info 632.000
u.u.
Link per vedere i dati di dettaglio: http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/10/audiweb-brand-donna-moderna-1024x172.jpg?47e3a5
Sono molte le testate che hanno adottato
questo “stratagemma”, lo ripetiamo, totalmente lecito. Un altro esempio
può essere Repubblica e la
sua partnership con la versione italiana di Tom’s Hardware che
frutta 1.121.000 di utenti unici sugli 8.028.000 del brand Repubblica ed è il
settimo channel per volume di traffico, più di Spettacoli&Cultura,
Economia e altri (di seguito il grafico con il dettaglio).
Link per vedere i dati di dettaglio: http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/10/repubblica-audiweb.jpg?47e3a5
Interessante è anche il caso de La Stampa, che a prima vista fra i
channel di Audiweb sembrebbe non avere accordi co-editoriali di questo tipo.
Link per vedere i dati di dettaglio: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/09/audiweb-accorpamenti-di-brand-gonfiano-dati-delle-testate/376892/audiweb-lastampa/
Ma in realtà, approfondendo la ricerca a livello
di dominio, i dati di Nielsen NetView (agosto 2012 –
utenti unici duplicati) dimostrano la
presenza dei domini www.medicitalia.it (34%), www.film.it (8,5%),
it.docsity.com (2%) e www.turismo.it (1,9%) che vanno a confluire nei vari
canali come ad esempio quello Salute, il secondo channel per volumi di
traffico grazie al servizio fornito da Medici Italia. Sono gli stessi editori a
decidere se fare comparire o meno un sito partner fra i channel. Il lettore non
avvezzo a questi “tecnicismi“, osservando lo schema sopra, non può sapere
quello che viene effettivamente
conteggiato all’interno del
“cappello” del brand “La Stampa”. Analogamente, una classifica come quella del Sole24Ore in cui La Stampa è il quarto quotidiano
generalista per utenti unici risulta “falsata”. E’ evidente infatti che quando si leggono le classifiche sulle
testate più lette non ci si
stia in realtà riferendo alla testata
che in quanto tale produce notizie, ma
al brand che al suo interno può
contenere siti e servizi eterogenei fra loro.
Questi sono soltanto alcuni dei numerosi
casi che si potrebbero esaminare e questa pratica è ancora più marcata quando
si parla di portali e aggregatori di blog. Ma non è un fenomeno presente
in tutte le testate: al momento ne sono esenti tra gli altri oltre al fattoquotidiano.it,
anche Corriere e Sole24Ore.
Abbiamo chiesto ad Audiweb e UPA (Utenti Pubblicità
Associati) come venga garantita la trasparenza in queste operazioni e quale
influenza abbiano questi “accorpamenti” sul mercato pubblicitario.
“Quando vengono stipulati accordi
co-editoriali per cui due brand diversi decidono di ‘mettersi insieme’ –
spiega il presidente di Audiweb Enrico Gasperini – la procedura
standard, affidata alla Nielsen, prevede che gli editori forniscano una prova oggettiva e formale dell’accordo,
come lalettera commerciale di trasferimento della proprietà del traffico
da un proprietario all’altro oppure della cessione dell’intero sito. Audiweb ha
quindi il compito di verificare
l’esistenza di questo doppio brand e che l’editore possegga effettivamente
i diritti sul traffico. A questo punto è l’editore che può decidere di accorpare
o meno i brand. Per garantire la massima trasparenza, quando pubblichiamo i
dati indichiamo chiaramente i criteri della suddivisione e l’elenco delle
pagine (url) che compongono qualsiasi channel. E’ un elenco disponibile in
tutti i nostri report che viene dato in visione a chiunque ne faccia
richiesta”.
Questa pratica
quindi è lecita e assimilabile ad una strategia di
marketing. Inoltre, secondo ildirettore generale UPA, Giovanna Maggioni,
l’impatto sugli investimenti
pubblicitari è relativo: “A noi non
interessano i ‘dati semplici’ ma la targettizzazione. E’ questo che ci
interessa per il nostronastro di pianificazione di investimenti. Quello che
effettivamente si può migliorare per la comprensione e la trasparenza dei dati
è precisare che sotto il brand ad
esempio ‘Donna Moderna’ sia stato inserito anche il channel del partner 3B
Meteo ceduto alla casa editrice Mondatori”
Emergono però due problematiche legate all’analisi
dei trend di crescita. La prima riguarda la percezione del peso effettivo delle testate editoriali:
“Sulla rete il sistema delle testate
è diverso da quello tradizionale – aggiunge Gasperini – ma il problema non è di
Audiweb, che ha adottato un sistema internazionale ma potrebbe cambiare
eventualmente questa convenzione tassonomica qualora gli operatori lo
richiedano ”. La seconda riguarda invece il confronto dei dati: “L’unico problema indotto nelle frequenti
variazioni dei perimetri, per fusioni, acquisizioni e iniziative di
co-marketing– conclude il presidente Audiweb – è nella comparazione dei dati da
un anno all’altro, che deve tenere conto di tutti i cambiamenti che sono avvenuti
all’interno di un brand”.
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