da:
La Stampa
La strana copia
Lo spot del candidato Monti Mario instilla
una nostalgia canaglia per il preside sadico degli esordi, quello che asciugava
le lacrime della Fornero con un ghigno e mai si sarebbe fatto fotografare
nell’atto di mangiare pizze e accarezzare bambini, piuttosto il contrario. Dopo
vent’anni di simpatia cialtrona, la sua cattiveria veniva presa per sintomo di
serietà. La campagna elettorale lo ha scaraventato nel campo del nemico, ma
arcitaliani non ci si improvvisa. È il lavoro di una vita. E guardando lo spot
si capisce che lui quel lavoro non lo ha mai fatto. La colonna sonora ricorda
la filodiffusione del dentista e la sua voce ha l’epos di un navigatore
satellitare che ti intima di prendere la seconda a sinistra dopo la rotonda.
Per renderlo umano - errore, a noi piaceva disumano - gli esperti lo hanno
infilato a forza nei panni di nonno Mario, sdraiandolo sul tappeto del salotto,
dove lui si muove con la disinvoltura di un robot che teme di sgualcire la
piega metallica dei pantaloni mentre finge di giocare alle costruzioni coi
nipotini ipermontiani (non un pezzo di lego sul pavimento) vestiti tutti a
strisce orizzontali. A metà video nonno Mario si trasforma nel Grillo Badante
che con accenti sobriamente populisti promette di abbattere la Casta, mostra
una sfilza di auto blu e chiama «loro» i politici, dimenticando che fra quei
«loro» ci sono anche i «suoi » Casini e Fini. Poi è di nuovo nonno Mario col
nipotino che a scuola chiamano Spread: gli sta leggendo un libro, magari dopo
lo interroga.
Se può, signor preside, rigiri lo spot
durante una sessione di esami in Bocconi. Almeno sarebbe se stesso.
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