da: La Stampa
Scaroni
indagato e perquisito
Il
caso delle presunte tangenti in Algeria coinvolge il vertice del gruppo Eni. Sotto
inchiesta anche sei dirigenti di Saipem. Gli inquirenti cercano le tracce di
197 milioni
di Luigi Grassia
Il terremoto delle
indagini sulle presunte tangenti della Saipem in Algeria si estende ai vertici
della società capogruppo Eni. L’amministratore delegato del gigante
petrolifero, Paolo Scaroni, è indagato dalla procura di Milano e la Guardia di
Finanza ha perquisito la sua casa a Roma e la sede dell’Eni a San Donato
Milanese, oltre agli uffici di Saipem.
Scaroni è indagato
per corruzione internazionale nell’ambito dell’inchiesta sul presunto pagamento
di tangenti in Algeria da parte della controllata Saipem.
«Siamo totalmente
estranei» commenta l’accaduto l’amministratore delegato dell’Eni.
Nello specifico,
Scaroni è sospettato di aver incontrato a Parigi un intermediario di una
società di Hong Kong, società che avrebbe fatto da collettore delle tangenti
destinate a funzionari pubblici algerini per gli appalti Saipem. È quanto si è
appreso da fonti qualificate in ambienti giudiziari.
Sono otto i contratti
relativi ad appalti Saipem in Algeria al centro dell’inchiesta della procura di
Milano. Il decreto di perquisizione rivela che la maxi tangente di circa 197
milioni di euro sarebbe stata versata a funzionari e politici algerini tra il
2008 e il 2010. In più ci sarebbero «ulteriori versamenti corruttivi», che
sarebbero stati corrisposti da «subcontrattisti di Saipem» e «decisi nel corso
di riunioni presso un albergo di Milano».
Nell’inchiesta sulla
presunta corruzione internazionale in Algeria sono indagate oltre a Scaroni
altre sette persone. Si tratta di Pietro Varone, dirigente Saipem, Tullio Orsi,
ex dirigente Saipem, Pietro Tali, ex amministratore delegato Saipem, Alessandro
Bernini, ex direttore finanziario Saipem, e Antonio Vella e Nerio Capanna,
altri dirigenti Saipem. È indagato poi Farid Bedjaoui, il presunto
intermediario a cui era riconducibile la società di Hong Kong collettrice delle
mazzette.
Il gruppo Eni
dichiara l’estraneità di amministratori e dirigenti dalle vicende indagate sulle
attività di Saipem in Algeria. «Già a fine novembre 2012 - si legge in una nota
- alla notizia dell’indagine per asserita corruzione internazionale in
relazione a progetti di Saipem in Algeria, Eni si è immediatamente attivata,
raccomandando alla propria controllata Saipem, nel rispetto della sua autonomia
in quanto società quotata, di mettere in atto tutte le più opportune azioni di
verifica interna, di cooperazione con la magistratura e di discontinuità
organizzative e gestionali, che hanno portato alle dimissioni e licenziamento
di diversi ruoli apicali di Saipem coinvolti nelle attività oggetto di
indagine. Eni ha inoltre direttamente fornito, e continuerà a fornire, la
massima cooperazione alla magistratura».
In Borsa a Milano
l’andamento dei due titoli è stato divergente, con Eni che in chiusura ha perso
il 4,62% e Saipem che per ragioni slegate dall’inchiesta ha guadagnato il
5,26%. Ma la differenza di peso fra i due titoli sul listino è enorme, per cui
il gruppo ha contribuito notevolmente al calo del Ftse Mib -1,22% .
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