da: La Stampa
Affari,
favori e ricatti
Mimmo
in mano ai boss
Il
sistema dei calabresi per conquistare i lavori dell’Expo
di Paolo
Colonnello
«Hai visto quel “pisciaturo” di Zambetti
come ha pagato? Eh...lo facevamo saltare in aria!... Cirù, tu l’avevi letta la
lettera che gli avevamo mandato?... Il pizzino? Gli hanno mandato una lettera
tramite me... che quando l’ha letta, figlio mio, le orecchie si sono incriccate
così... gli abbiamo mandato una lettera talmente scritta bene e talmente con
tanti di quei... si vede che avevano gente laureata nel gruppo, gli hanno fatto
la cronistoria di come sono iniziate le cose, di come erano i patti e di come
andava a finire...».
Milioni
di euro di appalti
Già, come andava a finire per Domenico
“Mimmo” Zambetti, assessore alla Casa della Regione Lombardia, uno in grado di
firmare appalti per decine di milioni di euro, in fondo glielo avevano fatto
scrivere chiaro e tondo «da gente laureata»: perché si capisce, anche la mafia
calabrese, tra un’estorsione e un’ammazzatina, ormai usa un certo stile. E lui,
«Zambe», il «pisciaturu», che in dialetto calabrese vuol dire «uomo di poco
conto» ma anche qualcosa di peggio, la sua condanna
l’aveva firmata il giorno
che aveva chiesto almeno 4 mila voti per andare ad occupare una poltrona
d’assessore nella giunta plurinquisita di Roberto Formigoni. Poi, forse, si era
pentito. Troppo tardi. I boss, se la ridevano mentre sulla Bmw imbottita di
cimici del capocosca Eugenio Costantino, il 18 marzo scorso, commentavano
l’ultima rata da 30 mila euro pagata dall’assessore. «Oh, si è messo a piangere
davanti a me e a zio Pino (l’altro boss, Pino D’Agostino, ndr). E piangeva, per
la miseria, si è cagato sotto, cagato completo, totale... ogni tanto, solo così
possiamo prenderci qualche soddisfazione, altrimenti non ne avrei mai nella
vita di soddisfazioni, perché il potere lo hanno i politici e la legge, però
ogni tanto, vaffanc..., con l’aiuto degli amici, ogni tanto una soddisfazione
ce la prendiamo...vaffanc... lo sai lui quante persone fa piangere?...E ogni
tanto piangono anche loro, ma solo così, Ciro, non c’è altra alternativa che
puoi farli piangere...ecco perché io starò sempre dalla parte della
delinquenza!». Incredibile.
Ma come si sa, certe disgrazie, hanno
sempre un’origine precisa. Nel caso dell’assessore Zambetti è una cena del 2009
per le elezioni nel comune di Sedriano, dove il futuro assessore, già onusto
d’incarichi pubblici, si presenta per appoggiare la candidatura per il Pdl di
Teresa Costantino, la figlia del boss delle cosche platiote al Nord, un tipo
sempre elegante e dalla faccia pulita, un boss «2.0» come si direbbe adesso:
uomo d’affari, titolare della catena di gioiellerie «compro oro», affamato di
appalti pubblici che potrebbe accaparrarsi, come spiega al suo compare e
plenipotenziario Giuseppe D’Agostino detto «zio Pino», tramite una sua «testa
di legno», tale Paolo Antonio, presidente di una cooperativa, la «Nuova
Coseli», con sede in viale Bianca Maria, la strada che a Milano raccoglie studi
professionali e uffici di prestigio. Zambetti capisce in fretta l’antifona e il
personaggio e al momento giusto, alla vigilia delle elezioni regionali del 2010
firmerà il suo patto col Diavolo: 4.000 voti in cambio di 200 mila euro e una
serie di appalti e favori. Un vero peccato che l’antimafia di Ilda Boccassini,
intercetti il boss per una delle tante indagini sulla criminalità organizzata.
Scoprendo, come mai prima d’ora, quello che da tempo si sapeva e scriveva: e
cioè che la ’ndrangheta al Nord, quella dei Barbaro e dei Morabito, dei
Bruzzaniti e Palamara, ha messo da un pezzo le mani sulle città e la Regione.
Il
«cavallo di Troia» al Pirellone
Piazzando il suo «cavallo di Troia» dentro
il Pirellone: nientemeno che l’assessore alla Casa: «Noi gli diciamo: Mimmo,
guarda che c’è quel lavoro, c’è che ce lo devi far dare, adesso tu sai che c’è
l’Expo, lui ci può aiutare e li guadagniamo tutti». Un politico di rango che li
riceve nel suo ufficio in via Mora 22, in pieno centro. Che fa avere una casa
all’amante, una licenza alla sorella, sistema la figlia del boss nella
direzione centrale dell’Aler, l’ente che controlla le case popolari... «Però
aspetta, adesso bisogna vedere se non l’ha presa per il culo... se non le
rinnovano il contratto, poi dopo andiamo a prenderlo a Zambetti... gli diciamo:
vieni qua, pisciaturu e gli facciamo un culo così». Vatti a fidare dei
politici. Sebbene Zambetti, che viene ricattato anche attraverso fotografie di
una cena elettorale a Magenta dove i boss si affollano per stringergli la mano,
s’impegni soprattutto per gli appalti.
L’elezione
pagata a rate
In più, paga la sua elezione. A rate: tre
in tutto, l’ultima, da 15 mila euro, il 15 marzo scorso. Mentre i carabinieri
intercettano, filmano e fotografano, appostati sotto il suo ufficio, per
un’indagine che non lascia scampo. E sarebbe bello capire anche, dove li
trovava tutti questi soldi l’assessore, accusato non a caso, oltre che di
concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio, anche di
corruzione. Secondo l’inchiesta, Zambetti si consegna totalmente alle cosche
calabresi. Ne riceve l’appoggio, grazie anche ai voti trovati da un personaggio
già noto alle cronache, Ambrogio Crespi, fratello minore del più celebre Luigi,
il sondaggista che inventò «il contratto con gli italiani» di Silvio
Berlusconi. Crespi, giornalista e sondaggista a sua volta, ha contatti con i
«napoletani», che controllano interi condomini alla periferia di Milano.
«Ambrogio se vuole, 2000 voti come niente, a me. Lo fa per soldi, no?» E «per
gli amici che si disturbano, ci vuole almeno un pensiero, una cinquina di mila
euro...». Anche se poi Crespi si lamenta perché ha preso «solo» 80 mila euro e
così, con la scusa di farsi pagare un sondaggio, va a trovare pure lui
l’assessore Zambetti. Ognuno ha il suo bel tornaconto in questa storia squallida
e pericolosa che rivela il degrado etico e di legalità raggiunto ormai da certi
politici e imprenditori. Perché probabilmente, questa non era nemmeno la prima
volta che l’assessore ricorreva agli «amici degli amici». «Scusa, com’è che
glieli hanno dati i 2.500 voti a Milano l’altra volta a Zambetti... E va bè,
tanto ci ha messo le mani la famiglia Barbaro per i voti.... P erché io -
spiega Costantino a una sua amica nel giugno del 2011 - ne sto vedendo di tutti
i colori. Io per l’assessore ho fatto la campagna elettorale per le provinciali
del 2009, per quelle del Comune di Milano del 2011 perché dove ci sono mi
chiamano ormai...».

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