da: La Stampa
Così
cambiano gli sconti fiscali
Il
tetto di 3000 euro di detrazione non si applicherà alle spese sanitarie e alle
ristrutturazioni edilizie
di Paolo Russo
Alla fine sarà meno pesante del previsto la
stretta sugli sconti fiscali per spese sanitarie, contratti d’affitto a canone
agevolato e ristrutturazioni edilizie. A 48 ore dal varo della legge di
stabilità comincia ad avere contorni più definiti l’altro volto della manovra
fiscale, quello meno amico dei contribuenti, che dal prossimo anno vedranno
alleggerite le agevolazioni che oggi rendono meno pesanti buste paga e
dichiarazioni dei redditi.
I tecnici hanno continuato a lavorare
freneticamente intorno al capitolo deduzioni e detrazioni fiscali e il nuovo
testo sembra meno severo di quello in entrata sugli sgravi fiscali. Una manovra
che vale comunque 2 miliardi nel 2013 e uno a regime a carico di oltre il 75%
dei contribuenti, all’incirca 15 milioni di italiani, quelli con reddito
superiore a 15mila euro, limite entro il quale tutto rimarrà come prima. Tra
dare e avere qualcosa in tasca ai contribuenti comunque dovrebbe restare.
L’ufficio studi della Cisl ha infatti calcolato che tra taglio di un punto
dell’aliquota Irpef sui primi due scaglioni di reddito e minori sconti fiscali
per una famiglia monoreddito e un figlio a carico il risparmio sarà alla fine
di 162 euro.
La
stretta sulle detrazioni
Il fisco consente oggi di sottrarre
all’Irpef da pagare il 19% di diverse spese di contenuto più «sociale», come
quelle per la salute, il mutuo, la scuola, le assicurazioni e tutta un’altra
serie di voci elencate all’articolo 15 del Testo unico
sulle imposte. Ora su
parte di queste spese «tutelate» dal fisco la legge di stabilità introduce un
«tetto» massimo di 3.000 euro, oltre il quale non sarà possibile alleggerire
l’Irpef e in più introduce una franchigia di 250 euro, somma entro la quale non
ci sarà alcuno sconto. Per il mutuo esiste già oggi un tetto di 4.000 euro, il
che vuol dire che se ora si possono risparmiare fino a 760 euro (il 19% di
4.000 appunto), il risparmio scenderà a non oltre 570 euro. A sorpresa però nel
testo finale non rientreranno nel tetto tutte le spese sanitarie (si temeva più
di una esclusione), che potranno essere detratte per intero ma sulle somme superiori
a 250 euro. Stesso discorso vale per i costi degli interpreti dei sordomuti e
dei cani guida per i non vedenti. Non rientrano né sotto la tagliola del tetto
di 3.000 euro né sotto quella della franchigia le spese di ristrutturazione
edilizia, le detrazioni per gli affitti agevolati, i veicoli per disabili e le
spese per risparmiare energia nelle nostre case.
Le
nuove deduzioni fiscali
Le spese deducibili sono quelle che si
possono detrarre dal reddito sul quale paghiamo le tasse. Ora però il governo
ha introdotto una franchigia di 250 euro che di fatto elimina i mini-sconti
fiscali su tutta una serie di spese. Ma nel testo messo a punto ieri si salvano
dalla limatura delle deduzioni i contributi previdenziali e assistenziali
obbligatori, quelli per la pensione integrativa e gli oneri contributivi per
colf e badanti, le donazioni a favore di no-profit e istituzioni religiose. Non
saranno invece deducibili i primi 250 euro per assegni al coniuge, contributi
per la sanità integrativa, spese per l’adozione di minori stranieri, spese
mediche generiche o di assistenza specifica per i portatori di handicap, tasse
scolastiche, asili nido, badanti, assistenza paramedica e assicurazione sulla
vita e l’invalidità. Alcune di queste voci erano però già soggette a
franchigia, anche se di importo minore. Per esempio sulle spese sanitarie era
di 129,11 euro e l’aumento a 250 - ha calcolato l’ufficio studi della Cisl -
comporterà un aggravio medio per contribuente di 23 euro. Quello sulle tasse
scolastiche sarà invece di 73 euro, sulle badanti di 47,5, mentre per le spese
sull’assicurazione vita la franchigia annulla di fatto lo sconto fiscale dato
dalla detrazione del 19% se si ha un solo figlio, mentre in caso siano due o
più si ha un aggravio di 47,5 euro.
Gli
effetti sulle famiglie
La Cisl ha calcolato che su una famiglia
monoreddito con un figlio a carico e più di 28mila euro di reddito, tra taglio
delle aliquote Irpef sui primi due scaglioni di reddito ( 280 euro di
risparmio), minori sconti sulle tasse scolastiche ( -47,5 euro), minore
detraibilità degli interessi sul mutuo ( altri 47,5 euro in meno), minori
detrazioni scolastiche per 23 euro il saldo finale della manovra fiscale è
comunque in attivo per 162 euro annui. Per una famiglia con due redditi da 28mila
o più euro, sempre con un figlio a carico, un mutuo e tasse scolastiche da
pagare più spese sanitarie da scaricare alla fine il guadagno sale a 371 euro
l’anno. Cosa ne rimarrà dopo aver fatto i conti della spesa con l’aumento
dell’Iva a luglio ce lo dirà un altro studio.
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