Il
26 marzo 2011 il segretario di Stato rompe gli indugi e rimuove Tettamanzi
dall’incarico sostenendo, in una missiva (pubblicata da «il Fatto Quotidiano»),
di seguire l’espressa volontà di Benedetto XVI. Bertone liquida il cardinale
via fax. Gli manda una lettera gelida, ovviamente «riservata-personale», di 51
righe, saluti compresi:
Signor
cardinale, […] di fatto, l’impegno di Vostra Eminenza a servizio dell’istituto
Toniolo si è protratto ben oltre il tempo originariamente previsto, e questo
ovviamente a prezzo di ben immaginabili sacrifici. In considerazione di ciò, il
Santo Padre mi ha dato l’incarico di ringraziare Vostra Eminenza per la
dedizione profusa anche in tale compito a servizio di una istituzione assai
importante per la Chiesa e per la società in Italia. Ora, essendo scaduti
alcuni membri del comitato permanente, il Santo Padre intende procedere ad un
rinnovamento, in connessione col quale Vostra Eminenza è sollevata da questo
oneroso incarico. Adempiendo pertanto a tale superiore intenzione, sono a
chiederle di fissare l’adunanza del comitato entro il giorno 10 del prossimo
mese di aprile. In tale circostanza Vostra Eminenza vorrà notificare le sue
dimissioni dal comitato stesso e dalla presidenza. Contestualmente indicherà il
prof. Giovanni Maria Flick, previa cooptazione nel comitato permanente, quale
suo successore alla presidenza. Il Santo Padre dispone inoltre che fino
all’insediamento del nuovo presidente, non si
proceda all’adozione di alcun
provvedimento o decisione riguardanti nomine o incarichi o attività gestionali
dell’istituto Toniolo. […] Profitto volentieri dell’occasione per trasmettere a
lei, Eminenza, e agli altri illustri membri dell’istituto il benedicente saluto
di Sua Santità. Unisco anche l’espressione dei miei personali deferenti ossequi
e mi confermo di Vostra Eminenza reverendissima, dev.mo nel Signore Tarcisio
card. Bertone, segretario di Stato.
Tettamanzi
avverte che lo scontro ha raggiunto ormai livelli impensabili. Ha poco tempo
per reagire. Legge la missiva come un’ingiustizia e una grave ingerenza della
segreteria di Stato nell’attività della diocesi ambrosiana. E poi davvero
Ratzinger, con il quale da tempo coltiva un sereno rapporto, vuol destituirlo
dal Toniolo? Il cardinale dubita che Bertone interpreti la volontà del papa.
Ritiene sospetto, ad esempio, l’esplicito e continuo riferimento alla volontà
del pontefice. Così in 48 ore compie la sua contromossa, e lunedì 28 marzo si
rivolge direttamente al Santo Padre:
Beatissimo Padre,
sabato
26 marzo mattina per fax è arrivata alla mia attenzione, in qualità di
presidente dell’istituto Toniolo, una lettera «riservata-personale» del
segretario di Stato, che mi induce, in un tempo che dovrebbe essere destinato
con più abbondanza alla meditazione e alla preghiera in vista della
conversione, a sottoporre direttamente alla Sua persona alcune spiacevoli
considerazioni. La lettera in oggetto prende le mosse dalla mia nomina a presidente
dell’istituto nel 2003, pochi mesi dopo il mio ingresso a Milano, sostituendo
il sen. Emilio Colombo, dimissionario non tanto a causa di modifiche
statutarie, come affermato nello scritto, ma per più consistenti ragioni legate
alla condotta personale e pubblica. […] Tutte queste sanzioni, riprese
puntualmente dalla lettera che allego – misure senza dubbio gravissime, nel
merito e nel metodo, in riferimento all’Istituto Toniolo, all’Università
cattolica cui è preposto, nonché alla mia persona, in particolare in quanto
arcivescovo di Milano -, sono direttamente ricondotte all’esplicito volere di
Vostra Santità, cui lo scritto fa continuamente riferimento. Ben conoscendo la
mitezza di carattere e delicatezza di tratto di Vostra Santità e avendo serena
coscienza di avere sempre agito per il bene dell’istituto e della Santa Chiesa,
con trasparenza e responsabilità e senza avere nulla da rimproverarmi, sorgono
in me motivi di profonda perplessità rispetto all’ultima missiva ricevuta e a
quanto viene attribuito direttamente alla mia persona. […] Sono ben consapevole
che condividendo schiettamente con Lei queste considerazioni la metto in una
situazione non semplice nella gestione dei rapporti di governo, me ne
dispiaccio profondamente, ma comprenderà che non mi è lasciata altra
alternativa. La soluzione che a me parrebbe più semplice è quella di procedere
nell’opera di rilancio del Toniolo, con serenità e determinazione, senza tenere
conto dell’ultima lettera pervenuta. Ma lascio a Lei di confermarmi con una sua
parola autentica. […] Con stima e affetto nel signore, suo † Dionigi
Tettamanzi.
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