venerdì 16 maggio 2014

The Voice of Italy 2: se il nome del programma non è casuale, che vinca una ‘voice’


Questo programma si chiama ‘The Voice’. Bisognerà pur tenerne conto. Non è X Factor. Va bene che si facciano andare avanti stili e proposte diverse, anche perché, i talent o pseudo tali sono "condizionati" dal mercato discografico. Ma la vittoria dovrebbe essere coerente con il tipo di format.
Va bene il reggae, ma la vittora di Valerio Jovine mi sembrerebbe fuori luogo. Perché questo programma, appunto, è: The Voice.

Se vogliamo trovare un talento che sia anche coerente con questo format, il numero uno è Giacomo Voli.


Per quanto mi riguarda, il vincitore di questo programma è lui. Unico neo: ha ragione Pelù quando gli dice che ha appena iniziato a levare il freno a mano. In effetti, con quel timbro e quella padronanza vocale si può permettere di spingere di più. Purchè per “levare il freno a mano” Pelù non intenda: urlare. Sarebbe idiota. Perché Giacomo Voli non è un urlatore – specie tipica di molti talent e mai assente in The Voice  -, ma uno con le ottave giuste al posto giusto e con bassi altrettanti solidi e ben tenuti. La sua vocalità ha parecchie sfumature. Ecco: levare il freno a mano significa usarle tutte e spingere in alcuni punti senza sbagliare la dose.

Ma volendo indicare un quartetto di preferenze, oltre a Voli, il meglio per me
(pur con qualche pecca) è rappresentato da: Tommaso Pini, Giorgia Pino, Dylan Magon.

Tommaso Pini: timbro e tonalità assolutamente notevoli. Lo metto appena sotto a Voli, ma solo per motivi di gusto, non perché sia inferiore musicalmente. Lo considero il vero contendente al mio vincitore.

Mi piace il timbro di voce e lo stile interpretativo di Giorgia Pino, mentre non mi hanno convinto altre scelte di Noemi. Anzi. Devo dire che il suo team è quello che mi è piaciuto meno. Soprattutto, non mi è mai piaciuto Andrea Manchiero. Del resto, Noemi non è Marco Castoldi in arte Morgan, sempre il migliore nel capire le caratteristiche e valorizzarle. Una cosa, però, Noemi l’ha acquisita da Morgan: come “far fuori” o “far andare avanti” – scegliete voi – qualcuno. Va bene nella misura in cui si sceglie il meglio. In termini di talento o…spettacolo televisivo.

Ci sarà stata anche la pecca indicata da J-Ax, ma io non me ne sono accorta mentre ascoltavo Dylan Magon. Mi piace e mi convince come “spezza” il brano passando dall’originale al freestyle (che proprio non è lo stile musicale che mi attira). Per me che sono una fan da sempre di Stevie Wonder – e vorrei una legge che impedisca ai talent di cantare le sue canzoni, quasi sempre stuprate da karaokisti - ieri sera l’ho ascoltato in posizione di tiro. Ma mi è piaciuto. Mi ha convinto. Se non fosse passato al televoto e J-Ax  non l’avesse salvato, al rapper di Garbagnate glielo facevo io un tatuaggio indelebile…

Giorgia Pino e Dylan Magon non sono prettamente ‘the voice’. Ma sono indubbiamente interessanti e meritano attenzione discografica.

Non metto tra i quattro Suor Cristina, perché normalmente non trovo che i migliori siano i predestinati dal televoto. E' ovvio che l'abito talare - dall'avvento di Papa Francesco - aiuta, ma ritengo abbia meritato di arrivare ai live e la trovo una ‘the voice’. Con buona pace di certe 'camioniste' che vanno all'Eurovision Song Contest a dare sfoggio della loro "classe" mostrando le gambe aperte (Emma Marrone, per chi non l'avesse capito), ma riescono a infilarci una sconfitta.
Detto che Suor Cristina a The Voice un senso ce l'ha, non la metto comunque al livello di Voli e Pini e trovo Giorgia e Dylan più interessanti.

Un’ultima considerazione su Noemi. Ha sbagliato a sacrificare qualcuno che aveva sfumature vocali e una maturità di esecuzione e interpretazione che poteva portarlo alla finale. Ogni riferimento ad Andrea Veschini non è puramente casuale…
Ma…Andrea Veschini non è evidentemente uno sui cui puntavano i discografici

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