mercoledì 14 maggio 2014

Papa Francesco e lo Ior: operazione trasparenza, non sarà più la banca centrale



da: la Repubblica

Ior, operazione trasparenza non sarà più banca centrale la rivoluzione di Francesco
Dopo 70 anni di potere l’istituto “degradato” al solo ruolo di fornitore di servizi finanziari ai cattolici mentre viene ripristinata, con le nuove regole dettate dal Papa, la funzione originaria dell’Apsa prevista dal Concordato
di Orazio La Rocca

Riformare le istituzioni finanziarie pontificie, a partire dallo Ior (Istituto per le opere di religione), la banca vaticana, ritornando allo spirito originario del Concordato del 1929. Sembra un paradosso, ma è così. Il primo importante obiettivo centrato dalla rivoluzione finanziaria di papa Francesco durante il suo primo anno di pontificato è stata la riconsegna dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), attualmente presieduta dal cardinale Domenico Calcagno, all'originario ruolo di Banca Centrale della Santa Sede,
così come era stato stabilito negli accordi pattizi stipulati 85 anni fa tra Italia e Vaticano. R uolo in seguito svolto sostanzialmente dallo Ior, che fu fondato da papa Pio XII nel 1942, 13 anni dopo la firma del Concordato. E con l'Apsa “ridotta” ad amministrare i soli beni immobiliari di proprietà della Santa Sede, stimabili attualmente sui diecimila appartamenti distribuiti dentro e fuori l'area vaticana, con proprietà ubicate anche in Italia e all'estero.

«E' stato quasi naturale ritornare alla primaria impostazione prevista dai Patti lateranensi, riportando l'Apsa ad essere la vera banca Centrale vaticana, con funzioni di guida per le politiche economiche della Santa Sede e di controllo sullo stesso Ior», si apprende riservatamente dai cardinali che negli ultimi mesi hanno lavorato per ridare un nuovo assetto agli organismi finanziari del Vaticano. E grazie, quindi all'applicazione piena del Concordato se all'inizio del mese scorso Bergoglio - sulla base del lavoro svolto dalla Commissione referente sullo Ior presieduta dal cardinale salesiano Raffaele Farina - ha potuto annunciare, senza nessun apparente contraccolpo curiale, che l'Istituto per le opere di religione “non chiude”, ma che continuerà a 'fornire servizi finanziari specializzati alla Chiesa cattolica in tutto il mondo' con “criteri di trasparenza e serietà”. Ma senza essere più la Banca centrale vaticana. Con questo provvedimento, in definitiva, lo Ior torna ad essere esclusivamente lo “sportello” bancario al servizio dei dipendenti della Santa Sede, del personale ecclesiastico, dei diplomatici accreditati e delle congregazioni religiose, sotto la supervisione della nuova commissione cardinalizia di controllo presieduta dal cardinale spagnolo Santos Abril y Castellò, che ha preso il posto dell'ex segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Fa parte della stessa Commissione anche il nuovo segretario di Stato Pietro Parolin.

Dallo scorso mese di febbraio, intanto, è terminata la verifica (screening e analisi antiriciclaggio) dei 18.900 conti correnti (5.200 di istituzioni cattoliche, 13.700 di persone fisiche) avviata nel 2011 dall'allora presidente Ettore Gotti Tedeschi (improvvisamente licenziato lo scorso anno per una serie di dissidi maturati col consiglio di sovrintendenza e con il segretario di Stato, il cardinale Bertone) e proseguita dal successore Ernst von Freyberg, con l'aiuto per le verifiche sui conti e delle analisi anti-riciclaggio garantito dal Promontory Group. All'inizio della cosiddetta operazione di pulizia, i conti ammontavano a 21.000. Ne sono stati cancellati oltre 2000, “in gran parte conti vecchi e inattivi”, specificano allo Ior, dove ammettono però che sono stati individuati anche un certo numero di “situazioni anomale” segnalate all'Aif (Autorità di informazione finanziaria) guidata dal nuovo presidente, il vescovo Giorgio Corbellini, e al promotore di giustizia, per sottoporre i nominativi alle dovute inchieste che hanno portato alla cancellazione dei conti non in linea con le norme di antiriciclaggio.

L'obiettivo primario dello Ior - assicurano alla banca vaticana - è tagliare definitivamente con gli scandali. Senza andare troppo indietro nel tempo col caso Marcinkus, l'ex presidente coinvolto nel crac del vecchio banco Ambrosiano, l'ultima vicenda su cui stanno lavorando gli inquirenti è quella di monsignor Nunzio Scarano, ex funzionario Apsa, accusato di riciclaggio, al quale nei giorni scorsi si è aggiunto un altro caso legato a un bonifico da 2,8 milioni di euro su cui la Procura di Roma ha aperto una inchiesta e che ha portato i pm romani a contestare a un anziano vescovo e a due laici il reato di riciclaggio. Ed ancora sul fronte delle inchieste giudiziarie, continua il lavoro degli inquirenti su Paolo Cipriani e Massimo Tulli, rispettivamente ex direttore generale e vice direttore dello Ior, accusati di aver autorizzato operazioni finanziarie tra la banca vaticana e istituti di credito italiani senza il rispetto di norme di trasparenza e di antiriciclaggio. Accuse per le quali il mese scorso è stato completamente scagionato l'ex presidente Gotti Tedeschi. Incidenti di percorso a parte, il progetto di riforma dello Ior è ormai in dirittura d'arrivo, assicurano in Vaticano. Lo scorso anno per la prima volta è stato pubblicato il bilancio, dal quale è emerso che nell'esercizio 2012, l'Istituto per le opere di religione con i suoi 114 dipendenti, gestiva 6,3 miliardi di euro di beni degli utenti (2,3 miliardi in depositi, 3,2 miliardi in gestioni patrimoniali, 0,8 miliardi in custodia titoli), con un utile netto pari a 86,6 milioni di euro (20,3 nel 2011). E con un patrimonio netto di 769 milioni di euro. Il secondo bilancio sarà pubblicato il mese prossimo. Impensabile fino a un paio d'anni fa, quando lo Ior era considerato a livello internazionale una sorta di buco nero, un luogo dove depositare soldi con controlli scarsi o nulli.

Con papa Francesco la musica è cambiata. Ed i primi frutti già si vedono: l'organismo contro il riciclaggio della Ue, Moneyval, ha di fatto già riconosciuto i passi realizzati dalla Santa Sede in materia di trasparenza e di lotta al riciclaggio, pur sollecitando qualche ulteriore “aggiustamento”. E per questo - commentano soddisfatti Oltretevere - l'inserimento del Vaticano nellawhite list, la lista dei paesi più affidabili dal punto di vista economico-finanziario, è ormai in dirittura d'arrivo. Ior a parte, la nuova architettura dei dicasteri economici pianificata da Bergoglio ha assunto ormai una fisionomia abbastanza chiara col varo di due nuovi organismi. A conclusione dei lavori di due commissioni ad hoc istituite all'inizio del Pontificato, quella sullo Ior guidata dal cardinale Farina e la Commissione referente di Studio e Indirizzo per gli Affari economici e amministrativi della Santa Sede (Cosea) guidata dal maltese Joseph F.X. Zahra, a febbraio il Papa argentino ha creato un Consiglio per l'Economia (presidente il cardinale Marx, membri sette cardinali e sette laici), che coadiuverà una Segreteria per l'economia, nuovo superdicastero composto, sinora, dal presidente, il cardinale australiano George Pell, e dal segretario, il monsignore maltese AlXuaereb, fino alla nomina segretario particolare del Papa. Sotto questo dicastero finiranno tutti gli altri organismi economici (Governatorato, Prefettura degli Affari economici, Propaganda fide, la stessa Apsa). George Pell, comunque, è il vero uomo “forte” in materia di finanza ed economia dello staff cardinalizio varato da Bergoglio che lo ritiene la persona giusta al posto giusto.

E forse proprio per questo c'è chi, nella Curia romana, vorrebbe ora ritirare fuori vecchie vicende di preti pedofili australiani per screditare il porporato. Proprio nei giorni, peraltro, nei quali di fronte al comitato delle Nazioni Unite contro la tortura, l'Osservatore della Santa Sede a Ginevra, il vescovo Silvano Tomasi, ha citato quello australiano e quello statunitense, come esempio “positivo di risposta efficace al dramma della pedofilia”. Una precisazione fatta, forse più per motivi interni al Vaticano. Da parte sua Pell, ancora poco prima di trasferirsi a Roma, ha affrontato senza esitazione la Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, una commissione governativa sugli abusi sessuali sui minori, rispondendo a tutti i quesiti senza negligenza. E papa Francesco - che definisce Pell “tenace come un giocatore di rugby, lo sport del suo paese” - ha apprezzato. Il nuovo presidente dello Ior, Ernst von Freyberg: completerà il ridimensionamento dei ruoli per l’Istituto Il torrione di Niccolò V, sede dello Ior, all’interno della Città del Vaticano, di fronte alla Porta S. Anna (sullo sfondo, il Palazzo Apostolico) A destra, Papa Francesco: ha avviato una profonda revisione della finanza vaticana

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