martedì 6 maggio 2014

Scontri davanti all’Olimpico, il comportamento di Renzi: restare o andare, pari son…



Sarebbe auspicabile, in questo paese, che coloro che comunicano tramite i media recuperino buon senso e buon gusto. Lo so, sono termini anacronistici. Indubbiamente hanno un significato soggettivo. Ma non interamente. Si possono definire degli ambiti di buon senso e buon gusto comune senza per questo gridare all’uniformità o appiattimento di pensiero.

Per coloro che comunicano con i media intendo sia i giornalisti professionisti o presunti tali, blogger, “chattatori” dei social network che altro non sono, appunto, che chat evolute, nel senso della funzionalità dello strumento, non della sostanza dato il livello di “profondità” di certo pensiero simile, in molti casi, alla profondità di un water.

Se avessimo un po’ di buon senso e buon gusto, ammetteremmo che, qualunque fosse stato il comportamento del presidente del consiglio (Marc’Antonio) Matteo Renzi, sabato, allo Stadio Olimpico di Roma in ostaggio di GennY ‘a carogna (soprannome “pericoloso”…pare da “femminuccia”, il che, per certi duri è un insulto) sarebbero arrivate critiche. Strumentali più che pertinenti. Perché bisogna essere onesti mentalmente per fare critiche pertinenti e, soprattutto, non essere in periodo elettorale. Poiché noi viviamo in una campagna elettorale perenne l’onestà mentale diventa un bene sempre più raro e prezioso.



Chi legge questo blog ha “colto” che non sono renziana. E che non reggerò, dopo vent’anni di berlusconismo, vent’anni di renzismo. Né l’attuale, né quello che si è manifestato in una telefonata a Scalfari, provocando nel fondatore di Repubblica un’eccitazione alla scoperta che colui da cui non si sente politicamente rappresentato legge i suoi editoriali e ne tiene (a parole) conto.

Nutro però, la “timida speranza” di scampare a un ventennio renzista non perché so già in quale paese trasferirmi, ma perché sto notando alcune caratteristiche di Renzi che mi inducono a una piccola illusione, per quanto mi sia evidente da ormai troppi anni quale sia il “fascino” dell’uomo solo al comando sui mononeuronici italiani.
Non entro nel merito delle impressioni che mi sto facendo perché si tratta solo di osservazioni che hanno ancora bisogno di osservazione ulteriore e sulle quali, tornerò in seguito (sempre che…Renzi non mi stronchi la “timida speranza”). Ma, di illusione in illusione, voglio pensare che anche Renzi, ambizioso dalla cima della testa alla suola delle scarpe incluse, possa rendersi conto dei suoi limiti e, quindi, della necessità di costruirsi un modello. Che ci riesca e di che modello si tratti lo scopriremo…nei prossimi anni.

Tornando a quanto è successo sabato sera allo stadio Olimpico, se fossi la vedova o la figlia di Raciti, penso che reagirei nello stesso modo. Istintivamente mi direi: ma perché i politici non se ne sono andati via dalla stadio?. Quando sei davanti a qualcosa che ti colpisce per disgusto, la prima normale reazione è quella di prendere le distanze. Il che vuole dire: o prendere a sberle qualcuno o andarsene. Dipende dalla situazione. Capisco che la reazione della signora Raciti e di sua figlia sia: ma come possono stare lì a vedere lo Stato in ginocchio mentre tratta con il “leader” di una curva di tifosi. In grado di tenerli a bada o di dare il via ai disordini.

Poiché non sono la vedova del poliziotto Raciti o sua figlia mi è probabilmente più facile ammettere che se Renzi se ne fosse andato gli sarebbero – giustamente – arrivate una marea di critiche. Pertinenti o strumentali. Più strumentali che oneste a pochi giorni dalle elezioni europee. Che non si fila mai nessuno, ma che questa volta assumono una valenza inusuale vuoi per la questione “euro sì o no” e per la partita in corso (con colpi duri) tra a Grillo/Renzi.
Come troppo spesso mi succede quando leggo, vedo, ascolto, pareri espressi nei media, il punto della questione mi pare un altro. Non se Renzi dovesse rimanere o andarsene. Ma tutto ciò che precede una decisione. In un senso o in altro.
Mi interessa sapere, come cittadina italiana, cosa Renzi sapesse, cosa dovesse sapere, come dovesse conseguentemente comportarsi.
Ora.

Matteo Renzi è uno che fa concorrenza a Salvini per “attaccamento” ai social network. Il leghista gira in ogni dove con il tuo tablet. Renzi non perde occasione per presenziare nella chat evoluta di twitter. Mi suona “strano” che non sapesse cosa stesse succedendo. Poteva non sapere esattamente la dinamica ma la gravità della cronaca la sapeva. Era compito del prefetto e del ministro dell’Interno aggiornarlo puntualmente su ciò che stava succedendo. Ma era suo il compito di fare una valutazione in base alla conoscenza degli eventi, seppure limitata. Non si tratta del primo episodio in uno stadio o al di fuori di uno stadio italiano. Non basta un twitter di biasimo. Bisogna sapere valutare e decidere. Sai quale è la novità: Renzi non è attrezzato per questo.
Renzi è attrezzato per le conferenze stampa. Quelle gli riescono bene. Funzionano soprattutto per quel “fascino” dell’uomo solo al comando di cui sono preda i parecchi mononeuronici italiani.

Un presidente del consiglio deve avere istituzioni e funzioni che lo mettano in grado di conoscere, valutare e decidere. E per quanto abbia due occhi e non un cannocchiale incorporato, avrebbe dovuto intervenire – non personalmente – ma tramite le persone preposte alla sicurezza e ai dirigenti delle squadre di calcio - al fine di impedire l’ennesima dimostrazione di uno Stato in ginocchio. Grillo, abilmente e furbescamente, ha colto immediatamente l’effetto emotivo su parte degli italiani ed è partito subito al contrattacco.

Il punto della questione è che un presidente del consiglio deve sapere sempre che sta succedendo. E dovrà licenziare o far dimettere coloro che non sanno fare il loro mestiere. Quelli che, sono preposti a informarlo, così che possa, nell’ambito delle sue prerogative e non sconfinando (cosa che vorrebbero gli affascinati all’”uomo solo al comando”), prendere decisioni o dare indicazioni a chi deve assumerle nell’ambito delle rispettive competenze.

Va anche detto, per quel minimo di buon senso e buon gusto, che la decisione o un’indicazione da dare da parte di Renzi non era facile. Se ti dicono che è meglio far iniziare la partita perché altrimenti si corrono maggiori rischi per l’ordine pubblico, per l’incolumità delle persone civili, che fai? Non gli dai retta. O dici: ok, procediamo. Oppure puoi decidere o indicare che sarebbe opportuno non far iniziare la partita. In entrambi i casi la decisione non è facile e si presta a critiche. Ma Renzi ha voluto la bicicletta e, quindi, deve pedalare. Stare in quel ruolo, che si è preso scalzando Letta non certo per aver vinto confronti elettorali, non può essere comodo. La scomodità è giornaliera. Lo è per il paese reale, perché non dovrebbe esserlo per Renzi.

Personalmente, ritengo che dopo essere stato informato e considerando i precedenti dentro e fuori gli stadi, doveva indicare a dirigenti calcistici e al prefetto che non si può andare sotto una curva ad “ascoltare” ciò che dice Genny ‘ a Carogna. Anzi, meglio ancora: si doveva comunicare a tutto lo stadio che un tifoso era in ospedale ma non vi erano altri feriti, si poteva anche prendere in considerazione che il capitano del Napoli si recasse a confermare questo alla curva, dopo di che: tutti a casa. Nessun fischio di inizio. Perché da quel momento, qualsiasi cosa detta con chiunque diventava, di fatto, una trattativa con chi avrebbe deciso o pilotato le reazioni di parte della tifoseria.

Io non credo che in assoluto lo Stato non debba trattare. Lo facciamo regolarmente ogni volta che qualcuno viene rapito all’estero. Ergo: evitiamo questa ipocrisia (sempre dettata da motivi strumentali) de “lo Stato non tratta”. Ma un paese, in parte civile, delle istituzioni che rappresentano il paese civile, non possono “negoziare” con qualcuno che decide se far saltare l’ordine pubblico. E cosa ben diversa che cercare di liberare persone inermi prese in ostaggio mentre stanno facendo il loro lavoro, stanno svolgendo la loro missione. Onestamente.

Matteo Renzi ha sbagliato. Sì. Ma non perché non se n’e andato. Ma perché ha dimostrato di non essere “pronto” per gestire eventi – tra l’altro non eccezionali – di questo paese.
Meno male che a breve potrà riprendersi con qualcuna delle sue consuete conferenze stampe e/o occupazioni di talk televisivi. Speriamo che Dio ce la mandi buona…finchè non impara a fare il presidente del consiglio. Se mai imparerà. Perché il mestiere del presidente del consiglio non è fatto solo di comunicazione – o capacità da venditore - in conferenza stampa.

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