mercoledì 29 febbraio 2012

Marco Rovelli: Lavorare uccide


[…] L’Umbria è la regione italiana che ha un indice di frequenza delle morti sul lavoro – ovvero le morti messe in relazione agli occupati – maggiore di quasi il 47% rispetto alla media nazionale. E il motivo strutturale è da individuarsi proprio nel fatto che lì operano per lo più imprese di piccole dimensioni e a carattere artigianale, e percentualmente più forte è la presenza del settore edile.
Allo stesso tempo, però, in Umbria c’è stata un’esperienza che ha qualcosa da insegnare.

Il 26 settembre 1997, tra l’Umbria e le Marche, la terra trema. Il terremoto è devastante. Si tratta di ricostruire un’area molto vasta. Lo Stato mette a disposizione risorse straordinarie. Ma una ricostruzione può dare occasione di altrettanto straordinarie speculazioni, e occorrono allora regole precise. Due gli strumenti essenziali. Uno, quello che poi diventerà legge dello Stato con il nome di Durc, Documento unico di regolarità contributiva, un’attestazione che le imprese siano in regola con gli obblighi contrattuali e legislativi: che insomma siano stati pagati gli stipendi e i contributi a Inps, Inail e Cassa edile. Solo se l’impresa era in regola si poteva procedere alle fasi successive dei lavori col finanziamento della Regione. Due, cosa ancor più importante, non si è lavorato con gli appalti al massimo ribasso. Un tabellario regionale stabiliva il costo del lavoro (sulla base dei contratti collettivi) e il costo del materiale, e dunque si andava a stabilire, per ogni lavoro, una soglia minima sotto alla quale non era possibile scendere, un «vincolo di congruità». Dati poi una serie di parametri, si sceglieva l’impresa appaltatrice in base al suo curriculum, in base al modo in cui essa era in grado di soddisfare quei parametri. Così anche il privato non poteva dare il suo appalto a un’impresa che gli prendesse meno, altrimenti non avrebbe avuto il finanziamento regionale. Questo fatto, insieme all’intensificazione dei controlli, ha permesso di raggiungere un risultato davvero straordinario: mentre nel resto della regione si continuava a morire, nelle aree terremotate, dove i cantieri edili per dieci anni hanno proliferato, c’è stato un solo morto.
Mi raccontano tutto questo nella sede della Cgil di Perugia. E mi chiedo perché non diviene legge dello Stato anche l’abolizione del massimo ribasso. Sarebbe possibile studiare la cosa anche per gli appalti privati, incentivando con agevolazioni fiscali magari.
E poi, come mi fanno notare, questa vicenda ha dimostrato anche che non è vero che la sicurezza costa troppo: questo è stato l’unico terremoto della storia d’Italia in cui il costo finale è stato inferiore a quello preventivato. 

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