martedì 15 maggio 2012

Dvb (digitale terrestre), nato vecchio: Monti ci farà acquistare il Dvb-T2

da: Corriere della Sera

Hd Televisione, va in onda il giallo T2
Dal 2012 tv e decoder dovranno essere compatibili con lo standard avanzato per l’alta definizione. Si va verso un’altra migrazione forzata, ma i programmi adatti e gratuiti restano ancora un miraggio
di Andrea Lawendel

Digitale terrestre televisivo capitolo due, cambia di nuovo tutto? Una piccola norma nel decreto Semplificazioni sembra complicare la vita dei consumatori che hanno già attraversato con qualche trauma (per non parlare dei costi di acquisto del decoder o la sostituzione dell’apparecchio) il passaggio alla televisione numerica. Un processo che in sei regioni deve ancora concludersi.
Il governo Monti prescrive che decoder esterni e televisori digitali in commercio, dal primo gennaio 2015,  dovranno essere compatibili con lo standard Dvb-T2. La norma non obbliga le emittenti a trasmettere con il nuovo sistema e ci vorrà del tempo affinchè tutti i network televisivi si adeguino. Ma di fatto l’introduzione del Dvb-T2 è indispensabile per quel salto di qualità che i fautori del digitale avevano promesso e si è avverato in parte: la qualità della tv ad alta definizione (HD) che, al momento, è riservata al pubblico pagante di Sky e Mediaset, mentre in altre nazioni europee si affaccia (sia con la parabola del satellite sia con la normale antenna terrestre) anche nelle case che ricevono la tv gratuita, «free to air».

La sperimentazione
«E’ vero – ammette Enrico Callerio, direttore del mensile Monitor Radio Tv -, oggi l’offerta Hd free (gratuita, ndr.)
si limita a pochi canali sperimentali come RaiHd e La7Hd e spesso si tratta di contenuti che vengono solo adattati all’alta definizione». L’Hd vera e propria è un’altra cosa, sottolinea l’esperto e riguarda film e riprese effettuate con apparecchiature ad alta definizione «native», come quelle che la Rai sta gradualmente adottando per i telegiornali. Negli ultimi tre anni in Italia sono stati venduti oltre 20 milioni di televisori «Hd Ready» (compatibili con l’alta definizione) o «Hd Full» (che nascono per l’Hd), che sfruttano al massimo le immagini superdefinite. Purtroppo, per goderseli appieno bisogna essere abbonati a Hd Sky (oltre 50 canali) o Mediaset Premium.
Il problema della tv ad alta definizione è la larghezza di banda occupata. Lo standard Dvb-t non riesce a veicolare più di uno o due canali Hd su un singolo multiplex e il numero di multiplex disponibili oggi in Italia è destinato a ridursi già a partire dalla messa all’asta dei canali ex analogici, frequenze pregiate, ormai destinate agli operatori di telefonia mobile.

L’idea
La soluzione alla scarsità di banda si chiama Dvb-T2, uno standard per trasportare più informazioni, che grazie alla compressione più efficiente permetterà di veicolare cinque o sei canali Hd per multiplex.
«O addirittura otto o nove», promette Francesco Di Stefano, titolare del network Europa 7, imprenditore televisivo che ha dovuto sostenere una lunga battaglia legale prima di vedersi assegnare, nel 2010, la risorsa canale 8 in banda Vhf e potere avviare le trasmissioni digitali su scala nazionale. Di Stefano, tra i primi al Dvb-T2, è molto critico sulla scelta del Dvb-T per la partenza del digitale terrestre. «E’ uno standard del 1994, con il T2 si doveva iniziare subito. E poi perché nessuno dice ai consumatori siciliani o abruzzesi (due delle regioni che affrontano il passaggio al digitale terrestre in queste settimane, ndr.) che è meglio dotarsi di un decoder o televisore T2?».
Di Stefano – che a giugno partirà con una nuova offerta «pay ma low-cost» basata su un decoder sviluppato da Europa 7 – aggiunge che costruttori come Sony e Samsung hanno già in catalogo apparecchi Dvb-T2 compatibili.
L’operatore satellitare lussemburghese Ses, proprietario del marchio Astra, ritiene invece che l’Hd decreterà la fine del predominio italiano del concorrente Eutelsat, da cui satelliti trasmette Sky. Oggi, dicono i responsabili di Ses, due degli oltre otto milioni di impianti satellitari italiani sono in grado di ricevere anche i segnali Astra, che arrivano da un angolo di cielo diverso (19,2 gradi est contro i 13,6 di Eutelsat), ma al momento non offrono contenuti in lingua italiana. Ses, che trasmette 4.500 canali nel mondo, è pronta a far leva su un’esperienza che in Germania ha dato vita alla piattaforma sat Hd+, con una trentina di canali ad alta definizione. Tutti gratis.

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