Rosi "Io, Leone per una carriera spesa a raccontare l'Italia"
A Venezia
verrà proiettata una copia restaurata del "Caso Mattei" del 1972
di Fulvia
Caprara
Leone
d’oro alla carriera perché, dice il direttore della Mostra di Venezia Alberto
Barbera, «ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema italiano del
dopoguerra» e perché «la sua opera ha influenzato generazioni di cineasti in
tutto il mondo per il metodo, lo stile, il rigore morale e la capacità di fare
spettacolo su temi sociali di stringente attualità». Francesco Rosi riceverà il
riconoscimento (attribuito dal Cda della Biennale presieduto da Paolo Baratta)
venerdì 31 agosto e a offrirglielo sarà Martin Scorsese, da sempre suo fan
appassionato, ma anche suo grande amico. Con l’occasione verrà proiettata la
copia restaurata (dalla Film Foundation di Scorsese con il sostegno di Gucci)
del Caso Mattei, girato nel 1972, protagonista Gian Maria Volontè. Da
ieri mattina, nella casa dell’autore, a due passi da Piazza di Spagna, il
telefono non smette di squillare: «Sono onorato e molto felice di ricevere
questo riconoscimento estremamente prestigioso, che è stato attribuito in
precedenza a tanti grandi autori che amo e ammiro. Ringrazio Baratta e Barbera
per aver voluto ricordare il mio contributo al cinema italiano e all’arte
cinematografica in generale».
A Venezia si rivedrà «Il caso Mattei». Che rapporto ha con questo suo film?
«Ci sono
legato perchè, mentre lo giravo , successe che Mauro De Mauro, che lavorava
all’Ora di Palermo e a cui avevo chiesto una relazione giornalistica sugli
ultimi due giorni di Mattei in Sicilia, venisse sequestrato.
Nel film ho
raccontato tutto quello che è avvenuto. Mentre si indagava sulla scomparsa di
De Mauro venne fuori l’ipotesi molto fondata che la responsabilità fosse della
mafia. In effetti Cosa Nostra, di motivi per farlo sparire, ne aveva tanti».
Come fu accolto il film?
«Andò
bene, fu subito capito. È un film didattico, in cui ho spiegato ogni cosa, e mi
ci sono pure messo dentro fisicamente, ci sono scene in cui mi si vede parlare
con la gente».
Perchè è così difficile, oggi, fare cinema di denuncia?
«Non
bisogna dimenticare che quest’anno è uscito un film importante e bello come
Romanzo di una strage, su un momento cruciale della nostra realtà politica e
sociale».
Il regista Paolo Sorrentino, napoletano come lei, appresa la notizia del Leone, ha detto che sarà ancora più felice quando saprà che lei ha iniziato a girare un nuovo film. Ci sta pensando?
«Forse Sorrentino non sa che sono arrivato alla vigilia dei 90, per fare film ci vuole grande energia. E poi la vita italiana l’ho raccontata, ho parlato di camorra, nella Sfida, quando lo facevano in pochi, e nei Magliari ho affrontato la situazione dei nostri emigranti. Insomma, tante realtà le ho già toccate. E poi c’è un altro ostacolo».
Cioè?
«In questo momento andare a realizzare un film che parli dell’attualità italiana è molto problematico, perché l’Italia di oggi cambia con il passare delle ore, nemmeno dei giorni, e i film hanno i loro tempi. Magari, nello spazio, in cui si fanno, cambia tutto. C’è il rischio di mettersi a indagare e ragionare su situazioni che poi mutano completamente».
Che rapporto ha con la Mostra di Venezia, che esperienze ricorda?
«La prima
volta ci sono andato per un film in cui avevo fatto l’aiuto-regista, La terra
trema di Luchino Visconti».
Come andò?
«Non ci
fu il favore di tutti, anzi, metà del pubblico applaudiva, l’altra metà
fischiava».
E poi, che cos’altro ricorda delle sue trasferte al Lido?
«Una
volta ci sono stato in veste di giurato, accettati perchè me l’aveva chiesto
l’allora direttore Laudadio. La presi molto, ma molto sul serio, stavo
attentissimo a non parlare con nessuno, a non far trapelare niente sulle nostre
valutazioni».
Martin Scorsese dovrebbe presentare la copia restaurata del «Caso Mattei». Che cosa vi lega?
«Lo
ammiro, e siamo amici, sono stato ospite a casa sua a New York e lui è venuto
da me qui a Roma»
Qual è il film di Scorsese che preferisce?
«Scorsese
ha girato uno dei più grandi film sulla mafia che siano mai stati fatti, e cioè
Good fellas, Quei bravi ragazzi».
Chi l’accompagnerà a Venezia?
«Credo
mia figlia Carolina, è impegnata, fa l’attrice, ma ha detto che vuole venire».
Chi l’accompagnerà a Venezia?

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