da: Lettera 43
Veneto, dal pc ai campi
Dal 2008, 1.500 under 40 hanno aperto un'azienda agricola: le storie
di Davide, Giuseppe, Simone.
Stomacati da credit crunch, new
economy ed economie virtuali? Ecco a voi campi da coltivare, mucche da mungere
e pecore da portare al pascolo.
E non si tratta di una proposta
ironica, visto che sono circa 3 mila i 30enni che nell’ultimo anno hanno scelto
di rimediare alle delusioni dell’economia puntando in un ritorno alle origini.
I dati elaborati dalla Coldiretti
tratteggiano un fenomeno tutt’altro che marginale. Sono sempre di più, infatti,
i giovani che riscoprono tradizioni ormai dimenticate o guardano senza vergogna
a mestieri fino a poco tempo fa considerati di serie B o riservati «a chi non
ha avuto la fortuna di studiare».
In Veneto, nel bellunese, questo
trend è particolarmente accentuato. Nel (ex?) cuore pulsante dell’economia
nazionale, tra artigiani, imprenditori e decine di micro zone industriali,
1.500 under 40 dal 2008 a oggi hanno deciso di diventare titolari di un’azienda
agricola sfruttando i finanziamenti del Programma di sviluppo.
Numeri che hanno fatto registrare un netto più 11% del numero totale degli agricoltori presenti in Veneto. E non si pensi che a scegliere la “terra” siano solo gli ultimi della classe. Tutt’altro.
Numeri che hanno fatto registrare un netto più 11% del numero totale degli agricoltori presenti in Veneto. E non si pensi che a scegliere la “terra” siano solo gli ultimi della classe. Tutt’altro.
Davide, Giuseppe, Simone: la riscoperta dei mestieri dimenticati
Davide Costan, dopo una laurea in
Economia aziendale alla Bocconi ha deciso di iscriversi a un master.
Nel
frattempo, ha pensato però di ristrutturare delle stalle ricevute in eredità e
di cominciare, prima di ogni lezione, a mungere e curare alcune mucche
acquistate con i suoi risparmi. Davide Bortoluzzi, geometra, figlio del
dirigente di un’importante azienda nazionale, aveva invece un futuro da
ingegnere. Peccato che a computer e scrivania abbia preferito 400 pecore,
decidendo così di passare le sue giornate tra i pascoli delle dolomiti.
VIGNE E BESTIAME. «Non è un lavoro semplice», ha spiegato, «è fatto di mille
rinunce. Ti deve piacere. Ma qui non si tratta solo di questo, si tratta di
riscoprire tutti quei mestieri dimenticati, a cui nessuno pensa ma che in un
periodo come questo possono tornare utili. Sono pieno di amici che hanno preso
qualche capo di bestiame, sistemato una vigna abbandonata o riscoperto
coltivazioni dimenticate. Se mai la crisi riuscisse ad avere un lato positivo
sarebbe questa riscoperta dell’agricoltura».
Così hanno fatto anche Giuseppe
Stocchi, 28 anni, titolare di una grande azienda di pecore a Leonessa,
provincia di Rieti (1.500 pecore per formaggi come il pecorino stagionato in
grotta, primo sale o media stagionatura) o Simone Cualbu, 35 anni, gestore nel
nuorese di un’azienda agricola da 75 ettari con 300 pecore (produttore di
formaggi dop componente del direttivo del Consorzio di tutela del formaggio
Fiore sardo e presidente del Consorzio produttori storici pastori).
RINASCITA GREEN NEL BELLUNESE. Ma
proprio il bellunese sarebbe, secondo la Coldiretti, la culla di questa
rinascita green. Il Cadore, il Comelico e la Val Zoldana possono contare su
numerose espressioni giovanili del fare impresa: la coltivazione dell’orzo per
servire la birra a km0, la raccolta di piccoli frutti che diventano in loco
gustosi succhi, distese di piante officinali per le erboristerie di campagna,
l’eco turismo con slitte trainate da cani o cavalli, persino cantine con vini
autoctoni delle Dolomiti e il ritorno alla pastorizia per riscoprire la filatura
della lana.
Tutt’altro che «scarpe grosse e
cervello fino», quindi. Questa agricoltura riscoperta porta con sé anche un
grande rinnovamento. Il 78% delle aziende agricole prese in mano dai giovani
punta al miglioramento dei prodotti aziendali, a una riscoperta dei sapori di
una volta, a linee di produzione e promozione molto più efficienti ed efficaci
di quelle realizzate dai loro padri o dai loro nonni.
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