Saviano e Fazio debutto su La7
"L'Italia è piena di storie da condividere"
Siamo andati alle prove di "Quello che (non)
ho" la nuova trasmissione in tre puntate dello scrittore e del conduttore:
si racconta la strage di beslan e i suicidi di questi giorni
di Silvia Fumarola
"Difendete le
parole, difendete ciò che vi piace perché è quanto di più necessario possa
esistere", dice Roberto Saviano, accolto al Salone del Libro come una
rockstar, tutto il pubblico in piedi (oltre 1700 persone, mille rimaste fuori)
ad applaudirlo. Un applauso forte che ha il valore di un abbraccio: sul palco,
nell'incontro condotto da Ernesto Ferrero ci sono Fabio Fazio e Luciana
Littizzetto, insieme a due degli autori del nuovo programma che debutta stasera (ore 21.10) su La7, Quello che
(non) ho, Francesco Piccolo e Michele Serra.
Si sono presi un'ora di pausa dalle prove della trasmissione, tre giorni di reading alle Officine Grandi riparazioni di Torino, gigantesco stabilimento dove si riparavano i treni, nato alla fine dell'800, simbolo della fatica degli operai. "Il nostro è un programma letterario e siamo felici di farlo in tv - spiega Fazio - Roberto racconterà l'Italia con i suoi monologhi, le parole saranno scritte apposta per la televisione, lette come in teatro e riprese come al cinema. I nostri ospiti
sceglieranno quelle legate alla propria esperienza". Tra i primi Pupi Avati, Pierfrancesco Favino, Gad Lerner a confronto con Marco Travaglio su politica/antipolitica, Paolo Rossi, Ermanno Rea, Erri De Luca, Raphael Gualazzi e i Litfiba. Un percorso simile a Vieniviaconme, basato sugli elenchi. "Quando ho scritto Gomorra - dice Saviano - avevo 26 anni, non pensavo interessasse a un grande pubblico. Poi è scattata la voglia di conoscere le storie, raccontarle e condividerle; i lettori sono pericolosi. È quando la parola smette di essere solo tua, che diventa pericolosa. Ho cercato di addestrare la mia parola a creare empatia".
A volte così forte da diventare dolorosa. Durante le prove col regista Duccio Forzano, mente sta raccontando la strage di Beslan del 2004 con l'agonia dei bambini, le sue parole fanno così male che Fazio e gli autori chiedono di interrompere. C'è una discussione se sia opportuno ricostruire questa storia, ma Saviano sente l'urgenza di raccontare l'indicibile. "Quando leggi Se questo è un uomo sei ad Auschwitz. Le madri di Beslan chiedono di non dimenticare". Così riprende nel silenzio il racconto, ma colpisce al cuore anche l'odissea delle donne che hanno denunciato i loro uomini legati alla 'ndrangheta ("hanno scelto la strada della verità per cercare la felicità, hanno pensato al futuro dei loro figli", dice Saviano), e si sono date la morte bevendo l'acido. Non provoca meno sgomento il monologo sui suicidi legati alla crisi.
"Voglio riportare Saviano in Rai e credo che la Rai abbia una responsabilità enorme se non lo riprende - dice Fazio - È una novità dal punto di vista del linguaggio televisivo, è credibile". La Rai ha voltato le spalle a 9 milioni di spettatori ora il ruolo di "servizio pubblico" se l'è preso anche La7. Dice il direttore Paolo Ruffini: "Non affiderei solo alla Rai il compito di fare buona tv". Nessuno fa previsioni d'ascolto. "Non mi fa paura il confronto con Vieniviaconme perché sono imparagonabili - dice Fazio - i nemici sono pronti a dire che dal 30% di share siamo passati al 5 ma siamo liberi. Conta il fatto simbolico e importante che questo programma comunque si faccia". Come si fa televisione senza il "nemico" Berlusconi? "Ci ha fatto perdere tanto tempo. Ci sono così cose importanti da raccontare e ancora tanti problemi da risolvere". Il finale della trasmissione è su quello che i due protagonisti hanno o hanno perduto. "Quello che non ho più è Giuseppe D'Avanzo - dice Saviano ricordando il giornalista di Repubblica - Quello che ho imparato da lui è che i fatti non sono mai sicuri nelle mani del potere".
Si sono presi un'ora di pausa dalle prove della trasmissione, tre giorni di reading alle Officine Grandi riparazioni di Torino, gigantesco stabilimento dove si riparavano i treni, nato alla fine dell'800, simbolo della fatica degli operai. "Il nostro è un programma letterario e siamo felici di farlo in tv - spiega Fazio - Roberto racconterà l'Italia con i suoi monologhi, le parole saranno scritte apposta per la televisione, lette come in teatro e riprese come al cinema. I nostri ospiti
sceglieranno quelle legate alla propria esperienza". Tra i primi Pupi Avati, Pierfrancesco Favino, Gad Lerner a confronto con Marco Travaglio su politica/antipolitica, Paolo Rossi, Ermanno Rea, Erri De Luca, Raphael Gualazzi e i Litfiba. Un percorso simile a Vieniviaconme, basato sugli elenchi. "Quando ho scritto Gomorra - dice Saviano - avevo 26 anni, non pensavo interessasse a un grande pubblico. Poi è scattata la voglia di conoscere le storie, raccontarle e condividerle; i lettori sono pericolosi. È quando la parola smette di essere solo tua, che diventa pericolosa. Ho cercato di addestrare la mia parola a creare empatia".
A volte così forte da diventare dolorosa. Durante le prove col regista Duccio Forzano, mente sta raccontando la strage di Beslan del 2004 con l'agonia dei bambini, le sue parole fanno così male che Fazio e gli autori chiedono di interrompere. C'è una discussione se sia opportuno ricostruire questa storia, ma Saviano sente l'urgenza di raccontare l'indicibile. "Quando leggi Se questo è un uomo sei ad Auschwitz. Le madri di Beslan chiedono di non dimenticare". Così riprende nel silenzio il racconto, ma colpisce al cuore anche l'odissea delle donne che hanno denunciato i loro uomini legati alla 'ndrangheta ("hanno scelto la strada della verità per cercare la felicità, hanno pensato al futuro dei loro figli", dice Saviano), e si sono date la morte bevendo l'acido. Non provoca meno sgomento il monologo sui suicidi legati alla crisi.
"Voglio riportare Saviano in Rai e credo che la Rai abbia una responsabilità enorme se non lo riprende - dice Fazio - È una novità dal punto di vista del linguaggio televisivo, è credibile". La Rai ha voltato le spalle a 9 milioni di spettatori ora il ruolo di "servizio pubblico" se l'è preso anche La7. Dice il direttore Paolo Ruffini: "Non affiderei solo alla Rai il compito di fare buona tv". Nessuno fa previsioni d'ascolto. "Non mi fa paura il confronto con Vieniviaconme perché sono imparagonabili - dice Fazio - i nemici sono pronti a dire che dal 30% di share siamo passati al 5 ma siamo liberi. Conta il fatto simbolico e importante che questo programma comunque si faccia". Come si fa televisione senza il "nemico" Berlusconi? "Ci ha fatto perdere tanto tempo. Ci sono così cose importanti da raccontare e ancora tanti problemi da risolvere". Il finale della trasmissione è su quello che i due protagonisti hanno o hanno perduto. "Quello che non ho più è Giuseppe D'Avanzo - dice Saviano ricordando il giornalista di Repubblica - Quello che ho imparato da lui è che i fatti non sono mai sicuri nelle mani del potere".

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