Boncompagni: “Io compio 80 anni, ma la tv è morta”
L’ironia,
l’intelligenza, il nonsense, parecchia furbizia, un fiuto per i giovani
talenti. Gianni Boncompagni resta un “guru” della televisione italiana,
ideatore di programmi che hanno fatto storia. Ottant’anni il 13 maggio e ci
scherza sopra, “mia figlia ha organizzato una festa in maschera, il tema è il
Vaticano, mi vestiranno da Papa”. Sua la firma – fra gli altri – su Discoring e
Pronto Raffaella, Non è la Rai e Macao e su canzoni come Ragazzo triste portata
al successo da Patty Pravo, Il mondo, hit mondiale lanciata nel 1965 da Jimmy
Fontana, e tutti i “cult” di Raffaella Carrà (con la quale ebbe una relazione
decennale), da Tuca Tuca a Tanti auguri a A far l’amore comincia tu. Tempi
lontani, “a viale Mazzini non ci sono più i direttori, i funzionari, sono tutti
extracomunitari, che accendono fuochi, mangiano salsicce. Molti non sanno
leggere. Non puoi portare una proposta scritta, ma solo orale”. E proprio
lui, che con Arbore fu papà di una tv intelligente e imprevedibile, sentenzia:
“La tv è finita, superata, come il prefisso 06. E’ stata soppiantata da
internet. Anche i giornali avranno grandi difficoltà, quello che leggi l’hai
già visto online due-tre mesi prima”. Proprio con Arbore, amico di una vita, si
vede spesso, “nel weekend andiamo in giro per mercatini, compriamo cazzate
inutili”. Quanto alle “sue” ragazze, Ambra e Isabella Ferrari, Claudia Gerini e
Laura Freddi, “sono tutte brave, carine e intelligenti, hanno fatto carriera e
non è un caso”. Il maschilismo berlusconiano “meglio dimenticarlo, è stata una
cosa terribile”. Mario Monti gli piace, Elsa Fornero gli sta simpatica: “Mi
ricorda la mia professoressa di italiano al liceo. Mi dava ottimi voti. Era
come la Fornero, che non dice mai cazzate. Lei va, fa, sa. E’ una con le
palle”.

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