Domenica scorsa Silvio Berlusconi si è
presentato alla solita kermesse padronale per ricevere il consueto applauso disinteressato
dai suoi figuranti ai quali ha enunciato la sua proposta shock: restituire
l’IMU.
Non si va ad Arcore. Dai l’Iban e te
l’accreditano sul conto. Oppure, se sei pensionato vai alla posta. Stai in
coda, fai due chiacchiere con i tuoi coetanei, ti presenti davanti allo
sportello di uno ingrugnito perché “con ‘sta
restituzione dell’IMU, guarda quanta gente c’è” e ti riprendi quanto hai
versato.
Ci sono state molte reazioni e obiezioni.
Io avrei una “curiosità tecnica”. Che non
riguarda la massa ma i pochi eletti. Quelli dei grandi patrimoni, compresi un
certo numero di immobili e ville. Ammesso e non concesso che abbiano versato
l’IMU, come se la riprendono. Nel senso…
Questi, il conto corrente sui cui
Berlusconi – futuro ministro dell’Economia (un vero peccato, dovrebbe fare il
ministro delle Pari opportunità, lui che conosce così bene l’”intimo”
femminile) – verserà l’imposta, ce l’hanno in Italia o in Svizzera o alle
Cayman?
Perché l’IMU viene restituita pure a
questi, non è vero? Saranno eventualmente loro a rinunciarvi per non dichiarare
un conto estero. Oppure riusciranno ad incassarla comunque perché le proprietà
immobiliari sono intestate a società di comodo in Italia. Con conti bancari
italiani che pure movimentano in estero.
Mi fermo qui. E’ facile tramutare lo
“shock” in sciocca. Eufemisticamente parlando, la restituzione dell’IMU mi pare
più sciocca che scioccante in senso positivo. E come dice mia madre: “e quando anche ci restituiscono l’Imu, a
parte che ci tagliano altro, abbiamo risolto il problema per il futuro?”.
Madre saggia, che mai si è fatta incantare da Berlusconi…
Di shock in shock, il sito Huffington Post
pubblica oggi un articolo di presentazione di quella di Bersani (post sotto): “se il
Pd andrà al governo, emetterà
10 miliardi di euro l'anno di titoli pubblici per i prossimi cinque anni esclusivamente dedicati al pagamento dei crediti commerciali delle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione.
10 miliardi di euro l'anno di titoli pubblici per i prossimi cinque anni esclusivamente dedicati al pagamento dei crediti commerciali delle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione.
Proposta
sensata. Come tutte, da definire nei dettagli tecnici.
Pare
che nei prossimi giorni Bersani presenterà altri cardini del suo programma. Si
gioca le ultime carte (Renzi incluso).
Eppure. Ha ragione Vendola. Manca il
racconto.
Raggiungere una percentuale di voti
superiore ad altri partiti significa vincere matematicamente. Ma già questo,
implica ottenere un numero di seggi al Senato che consenta di governare senza
trovare accordi ogm, i cosiddetti “inciuci”.
Logicamente, il vincere ha come presupposto
base il superare in voti il Pdl. Ma mai come questa volta, la vittoria o la sconfitta stanno nel far
morire o rivivere politicamente Berlusconi, il creatore del berlusconismo.
Che rimane. Per eliminare questo serve tempo ma, soprattutto, servono idee..
Le singole
proposte scioccanti per un verso e per un altro non sono il racconto. Questo manca. Ed è quello che serve agli
italiani.
Se oggi Bersani e Monti – a dispetto delle
dichiarazioni – temono il riavvicinarsi di Berlusconi è perché non sanno
raccontare.
Vendola
possiede parte dell’immaginario ma è privo di altro. Bersani non crea immaginario. E’, sostanzialmente, un “tecnico”. Monti non può essere il narratore. Non
è questione solo di empatia (cara Bignardi). E’ questione che la sua natura
liberista non gli consente di essere il narratore di un racconto. Una storia che
rappresenti gli italiani, che non inganni e non consenta l’autoinganno, che dia
la sensazione di una prospettiva di vita che corrisponda ad alcune delle
proprie attese. Che, ancor meglio: apra la testa a nuove logiche o al recupero
di quelle che abbiamo smarrito da vent’anni a questa parte. Non solo per responsabilità
di Silvio Berlusconi.
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