da:
La Stampa
Il grillino in sonno
L’inverno del nostro scontento ha prodotto
una nuova creatura elettorale: il grillino in sonno. Individuo affabile e
politicamente istruito, il grillino in sonno è solito intrattenersi con amici e
colleghi sui pericoli che correrebbe la democrazia nel malaugurato caso in cui
il movimento di Grillo superasse il venti per cento alle elezioni. Pur
riconoscendo al comico una discreta resistenza fisica e vocale, ne sottolinea
lo scarso rispetto per il dissenso, la superficialità di certe analisi e
l’aleatorietà di parecchie soluzioni.
«Uno così al governo non lo vorrei mai» è
l’inevitabile conclusione del suo ragionamento. Ottenuto il plauso muto della
platea, il grillino in sonno si guarda intorno soddisfatto. Poi arpiona
l’ascella di un adepto perplesso (ce n’è sempre uno) e lo porta a sgranchirsi
le idee in corridoio. «Come dicevo, al governo non lo vorrei mai...». E abbassa
di colpo la voce. «Ma tanto lì si è capito che ci andrà Bersani, in combutta
con Monti. Perciò serve qualcuno che faccia le bucce ai deputati, apra i
cassetti delle commissioni parlamentari e metta in Rete le schifezze che per
omertà nessuno ha mai denunciato. Ecco, per quel lavoro Grillo sarebbe
l’ideale». «Quindi lo voterai»?, si informa il destinatario della confidenza.
«Ma cosa dici? Ovviamente no!» replica il grillino in sonno, sdegnato e di
nuovo stentoreo, neanche si trattasse di mentire a un sondaggista. Eppure nei
suoi occhi sono spuntate cinque stelle di malizia. Poco visibili alla luce,
molto meglio al buio di un’urna elettorale.
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