da: La Stampa
Così
lo streaming ha cambiato le serie tv
Dai
dvd alla rivoluzione di Netflix: i 13 episodi di “House of Cards” in onda tutti
contemporaneamente
di Elisa
Barberis (agb)
Appassionati di maratone televisive di
tutto il mondo, unitevi. Un tempo c’erano i cofanetti di dvd, poi è arrivato lo
streaming a tenerci incollati al computer per seguire compulsivamente i serial
che hanno fatto la fortuna del piccolo schermo. Nell’epoca del “sempre
connessi” era solo questione di tempo prima che qualcuno decidesse di mandare in onda in contemporanea un’intera
stagione. Netflix ha battuto
tutti: il primo febbraio ha
rilasciato in un colpo solo i tredici episodi del thriller
politico “House of Cards”, remake dell’omonima miniserie inglese degli anni
Novanta, con Kevin Spacey.
La
serie
Il premio Oscar veste i panni del capo
della maggioranza alla Camera dei rappresentati americana, Frank Underwood, che
defraudato del titolo di Segretario di Stato, scende sul sentiero di guerra per
mettere in atto la sua vendetta politica contro il neo eletto presidente degli
Stati Uniti, Garrett Walker (Michel Gill).
Le prime due puntate portano la
firma di David Fincher (“Seven”, “Fight Club” e “The Social Network”), mentre
gli altri undici episodi sono stati affidati a registi del calibro di James
Foley, Joel Schumacher (“In linea con l’assassino”) e Carl Franklin (“High
Crimes”). Volete sapere subito come andranno a finire? Telecomando alla mano, a
voi la scelta: se vederli tutti in una sola nottata d’insonnia, giorno per
giorno o partendo dalla fine.
L’attesa
è morta
«L’attesa è morta» è il nuovo motto di Reed
Hastings, che nel 1997 ha fondato Netflix come competitor di Blockbuster sul
terreno dell’home video per poi diversificare l’offerta fino al pay streaming
sulla spinta delle nuove tecnologie. Per lui, l’ultima scommessa si chiama
“Watch Instantly”. Hastings non ha fatto altro che “inseguire” le nuove
abitudini degli spettatori, sempre più impazienti di fruire tutti i contenuti
in un’unica sessione, in quella che qualcuno definirebbe una vera e propria
“bulimia” da telefilm, definita non a caso “binge viewing”, un termine preso in
prestito dall’universo dei disturbi alimentari. Le lunghe sessioni di streaming
sul divano sono diventate quasi uno “sport post-televisivo”, che si pratica su
ogni schermo possibile – da quello del computer allo smartphone, passando per i
tablet – e che ha ridato vita a serial “storici”, non più in onda da anni.
Il nuovo
approccio
Il Cross-Platform Report di Nielsen ha
fotografato ancora una volta lo spettatore medio Americano: il 98 per cento
passa ogni giorno quasi cinque ore davanti al televisore. Capire com’è cambiato
in dodici mesi l’approccio domestico al tubo catodico può però fornire una
chiave di lettura per interpretare i trend di mercato in atto. Tra offerte
super scontate su Amazon e iTunes e la concorrenza dei pacchetti di
video-on-demand, che portano comodamente a casa le ultime pellicole appena uscite
dalle sale, Netflix si è interrogato su come sopravvivere. La risposta sta
nella scelta di distribuire – senza costi aggiuntivi – ai circa 27 milioni di
abbonati al servizio un contenuto inedito. Da fruire come si vuole e quando si
vuole, senza i vincoli della programmazione abituale. E se nell’immediato
l’iniziativa sembra attirare l’entusiasmo del pubblico, porta con sé una
riflessione sul rischio che l’interesse per il prodotto – “House of Cards” è
costato circa 100 milioni di dollari, una cifra da capogiro – possa svanire in
fretta perché non “sostenuto” dai discorsi intorno al serial che nascono in
modo naturale tra gli appassionati. Senza contare che per la prossima opera
“originale” bisognerà attendere dei mesi, almeno fino ad aprile, quando dovrebbe
essere rilasciato “Hemlock Grove” di Eli Roth. Non si sa ancora quando invece
arriverà sugli schermi la nuova stagione di “Arrested Development”, già in
produzione. I fan avranno la pazienza di aspettare?
Tutto
e subito
Si stava peggio o si stava meglio quando
non c’era la connessione internet ultraveloce? Nessuna tentazione da parte
dello spettatore di saltare da un episodio all’altro, più tempo per gli
sceneggiatori di costruire ad arte finali ricchi di suspence, capaci di
mantenere viva l’attenzione del pubblico fino alla settimana successiva. E che
questa visione no-stop, di fatto, svuota di significato. Più che trovare nuove
storie, la vera sfida dei creatori di serie tv sarà quella di inventare modi
diversi per raccontarle.

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