mercoledì 6 febbraio 2013

Serie tv e media: dallo streaming al “tutto e subito”



da: La Stampa

Così lo streaming ha cambiato le serie tv
Dai dvd alla rivoluzione di Netflix: i 13 episodi di “House of Cards” in onda tutti contemporaneamente
di Elisa Barberis (agb)



Appassionati di maratone televisive di tutto il mondo, unitevi. Un tempo c’erano i cofanetti di dvd, poi è arrivato lo streaming a tenerci incollati al computer per seguire compulsivamente i serial che hanno fatto la fortuna del piccolo schermo. Nell’epoca del “sempre connessi” era solo questione di tempo prima che qualcuno decidesse di mandare in onda in contemporanea un’intera stagione. Netflix ha battuto tutti: il primo febbraio ha rilasciato in un colpo solo i tredici episodi del thriller politico “House of Cards”, remake dell’omonima miniserie inglese degli anni Novanta, con Kevin Spacey. 

La serie  
Il premio Oscar veste i panni del capo della maggioranza alla Camera dei rappresentati americana, Frank Underwood, che defraudato del titolo di Segretario di Stato, scende sul sentiero di guerra per mettere in atto la sua vendetta politica contro il neo eletto presidente degli Stati Uniti, Garrett Walker (Michel Gill).
Le prime due puntate portano la firma di David Fincher (“Seven”, “Fight Club” e “The Social Network”), mentre gli altri undici episodi sono stati affidati a registi del calibro di James Foley, Joel Schumacher (“In linea con l’assassino”) e Carl Franklin (“High Crimes”). Volete sapere subito come andranno a finire? Telecomando alla mano, a voi la scelta: se vederli tutti in una sola nottata d’insonnia, giorno per giorno o partendo dalla fine.

L’attesa è morta  
«L’attesa è morta» è il nuovo motto di Reed Hastings, che nel 1997 ha fondato Netflix come competitor di Blockbuster sul terreno dell’home video per poi diversificare l’offerta fino al pay streaming sulla spinta delle nuove tecnologie. Per lui, l’ultima scommessa si chiama “Watch Instantly”. Hastings non ha fatto altro che “inseguire” le nuove abitudini degli spettatori, sempre più impazienti di fruire tutti i contenuti in un’unica sessione, in quella che qualcuno definirebbe una vera e propria “bulimia” da telefilm, definita non a caso “binge viewing”, un termine preso in prestito dall’universo dei disturbi alimentari. Le lunghe sessioni di streaming sul divano sono diventate quasi uno “sport post-televisivo”, che si pratica su ogni schermo possibile – da quello del computer allo smartphone, passando per i tablet – e che ha ridato vita a serial “storici”, non più in onda da anni. 

Il nuovo approccio  
Il Cross-Platform Report di Nielsen ha fotografato ancora una volta lo spettatore medio Americano: il 98 per cento passa ogni giorno quasi cinque ore davanti al televisore. Capire com’è cambiato in dodici mesi l’approccio domestico al tubo catodico può però fornire una chiave di lettura per interpretare i trend di mercato in atto. Tra offerte super scontate su Amazon e iTunes e la concorrenza dei pacchetti di video-on-demand, che portano comodamente a casa le ultime pellicole appena uscite dalle sale, Netflix si è interrogato su come sopravvivere. La risposta sta nella scelta di distribuire – senza costi aggiuntivi – ai circa 27 milioni di abbonati al servizio un contenuto inedito. Da fruire come si vuole e quando si vuole, senza i vincoli della programmazione abituale. E se nell’immediato l’iniziativa sembra attirare l’entusiasmo del pubblico, porta con sé una riflessione sul rischio che l’interesse per il prodotto – “House of Cards” è costato circa 100 milioni di dollari, una cifra da capogiro – possa svanire in fretta perché non “sostenuto” dai discorsi intorno al serial che nascono in modo naturale tra gli appassionati. Senza contare che per la prossima opera “originale” bisognerà attendere dei mesi, almeno fino ad aprile, quando dovrebbe essere rilasciato “Hemlock Grove” di Eli Roth. Non si sa ancora quando invece arriverà sugli schermi la nuova stagione di “Arrested Development”, già in produzione. I fan avranno la pazienza di aspettare? 

Tutto e subito  
Si stava peggio o si stava meglio quando non c’era la connessione internet ultraveloce? Nessuna tentazione da parte dello spettatore di saltare da un episodio all’altro, più tempo per gli sceneggiatori di costruire ad arte finali ricchi di suspence, capaci di mantenere viva l’attenzione del pubblico fino alla settimana successiva. E che questa visione no-stop, di fatto, svuota di significato. Più che trovare nuove storie, la vera sfida dei creatori di serie tv sarà quella di inventare modi diversi per raccontarle. 

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